per commenti, suggerimenti e contributi scrivi a:
info@storiedicalcio.it
GUIDA alle SEZIONI
grandistorie
L'impresa del Tefana che in Coppa di Francia ha battuto una squadra degli ex colonizzatori.
Dalle isole del Pacifico al circolo polare e ancora fino alle Colonne d'Ercole si gioca a football anche senza riflettori.
Storie di Calcio • email info@storiedicalcio.it
1) L'IMPRESA DEL TEFANA TAHITI
Li hanno aspettati ai margini di un'alba timida, colmi di doni, grati per una rivincita attesa 168 anni. Fiori, collane, dolci, poesie. Dal viaggio contro l'impossibile, il capitano Achab non riuscì a tornare. Impresa compiuta dal Tefana Tahiti. Operai, baristi, pescatori.
Dagli «Établissements de l'Oceanie», Polinesia Francese, all'ottavo turno della Coppa di Francia. 18.000 Km sopra le nuvole per toccare il cielo con un dito.
Per coprire la distanza, Melville impiegò quasi due anni. All'allenatore Laurent Heinis, al portiere para-rigori Xavier Samin e ai suoi compagni in maglia gialla, sono bastati 22 giorni. Tre settimane trascorse in ritiro, per acclimatarsi, a due passi da Montpellier e 120 minuti di passione nella Venezia d'Alsazia, Colmar, per eliminare la squadra ospitante, militante in quarta divisione, all'ultimo soffio utile.
Le cose sono andate per le lunghe: i 90 minuti regolamentari si sono chiusi sullo 0-0, nonostante tre occasioni nette nel secondo tempo per i colmariens. I supplementari sono sembrati l' inizio della fine, perché gli alsaziani sono andati in vantaggio subito, al 93' (tra l' altro, scrive l'edizione on line del Dépêche de Tahiti, l'azione era viziata da un errore dell' arbitro Cedric Duvoid, che non aveva visto uscire il pallone poco prima dell' assist decisivo...). A quel punto tutti hanno pensato che i polinesiani gialloverdi avrebbero cominciato a sentire la nostalgia per i 31 gradi di Tahiti, abbandonata tre settimane prima per il ritiro nella un po' più tiepida Sète, vicino a Montpellier.
Se così è stato, è durato non più di un quarto d' ora. Il tempo che è servito a Joan Petillon per segnare di piatto destro al volo il gol del pareggio.

Tahiti, Groenlandia, Gibilterra:
QUELLI CHE IL CALCIO E' GLOBALE
Il pallone come linguaggio universale prima ancora che come sport: lo testimoniano, in parti diverse del globo, i giocatori che lontani anni luce dal professionismo ne fanno comunque ragione di orgoglio.
Poi la vittoria ai rigori e l'ingresso nella storia: perché era già successo già tre volte che delle squadre polinesiane (il Central di Papeete nel 1979 e nel 1982 e il Dragon, sempre di Papeete, nel 2001) passassero dei turni in Coppa di Francia, arrivando fino ai 64esimi di finale. Ma tutto era sempre avvenuto allo stadio Pater, località Pirae, Tahiti.
In 33 anni di partecipazioni alla Coppa di Francia, mai nessuno proveniente da quella che formalmente si chiama «collettività d'oltremare» aveva vinto sulla terra dei colonizzatori.
I Tefana Tahiti schierati nello storico match contro il Colmar
Dopo l'ultimo decisivo tiro dagli 11 metri, gli spettatori hanno osservato una marea debordare al centro del campo. Volti creoli e mulatti. Piroette e abbracci. Un mucchio che di selvaggio, aveva solo la felicità.
«Non poteva essere una partita qualunque, in nessun caso», ha detto appena sceso dall'aereo Joan Petillon, il numero 14 del Tefana, l'autore del gol che aveva garantito la lotteria più crudele. «Nella gara abbiamo messo un pezzo di cuore, incredibile che sia finita così».
Impensabile, certo. 4.200 km di terre emerse distribuiti su 2,5 milioni di km2, il pallone subordinato alla bellezza, ai colori, alle noci di cocco, all'aria arroventata ma soffusa, silenziosa. Liberi, puri, irriducibili. Gauguin ne aveva capito lo spirito. Prima che Mururoa diventasse lo slogan di uno scempio perpetrato da colonizzatori sordi al rispetto. «Imparare da zero, poi una volta capito, imparare ancora». Forse per tramandare l'eco di una rivoluzione, agli avversari i Tefana avevano portato conchiglie intrecciate. Certi rumori non se ne vanno, è sufficiente impegnare l'attenzione, evitare di distrarsi.
Quando i dilettanti di Tahiti emigrano in Nazionale, il pallottoliere non basta. Le sconfitte vanno dai sei gol in su e le avversarie tipiche di certe competizioni australi, Isole Salomone, Vanuatu, Figi e Nuova Zelanda, sussurrano storie lontane dal talento. Importa poco. Esistono e quindi giocano. Sopravvivono e si organizzano. Liberatorio e universale. Democratico. Il pallone rotola anche dove le condizioni base lo impedirebbero.
È un miracolo di passione che derubricare a follia suonerebbe semplicistico.
2) IL PALLONE DI GHIACCIO
In Groenlandia il 90% del territorio è coperto dal ghiaccio. Da quelle parti, l'inverno è un abisso e la luce un'astrazione. Passano navi piene di container e uomini soli, cadono aerei americani con ordigni nucleari a bordo (accadde nel 1968 e 40 anni dopo, il mistero permane) le temperature sono insopportabili ma su 55.000 abitanti, i tesserati di una federazione ancora non riconosciuta dall'Uefa, raggiungono le cinquemila unità. Tra loro, su 77 squadre totali, anche 500 donne.
Ogni estate, nel mese di luglio, su terreni di ghiaia spazzati dal vento, danno vita a un vero e proprio campionato. Dura una settimana. Il primo fu giocato nel 1971, anno di nascita della Federcalcio locale.
L’evento è di rilevanza nazionale. Un torneo che riunisce otto squadre, qualificatesi a livello regionale, suddivise in due gironi. Le prime due di ogni gruppo si giocano ai playoff la coppa, e soprattutto la gloria, per 359 giorni l’anno. Per i ragazzini di queste parti l'eroe non è Cristiano Ronaldo ma Niklas Kreutzman, partito da qui e arrivato alla serie B danese...

Proprio nei giorni in cui il paese si è definitivamente mosso nella direzione di un'indipendenza cercata dalla Danimarca, potrebbe cadere l'embargo su scarpini e spogliatoi. La Fifa aspetta la costruzione di un campo in erba sintetica. Tra pescatori e ingegneri, ci riflettono da tempo. Accadrà. Se non domani, molto presto. Allora, in luogo delle amichevoli con le Far Oër, la Groenlandia potrebbe finire a duellare con Scozia e Inghilterra, magari in casa propria.
3) IL CALCIO ALLE COLONNE D'ERCOLE
Un sogno comune alla nazionale di Gibilterra. Le colonne d'Ercole di un estremo avamposto letterario, indossano gli sguardi vitrei dei membri Uefa cui il tribunale arbitrale dello sport di Losanna, ha ordinato l'affiliazione di Gibilterra. La battaglia legale, cui le avverse pressioni spagnole, non sono e non possono risultare estranee, è in corso. Dopo il no del gennaio 2007, si prepara un ricorso che impedisca di continuare a ritenere l'ex colonia solo un macaco senza storia.

Nel frattempo la nazionale di Gibilterra è arrivata terza nella FIFI Wild Cup (FIFI è l'acronimo di Federation of International Football Independents) una competizione calcistica riservata alle selezioni di calcio delle nazioni non riconosciute dalla FIFA, svoltasi tra il 29 maggio ed il 3 giugno 2006 a St. Pauli in Germania.
Gli abitanti, col pallone in faccia al mare fin dal 1905, di più non possono dare, molto avrebbero da dire.
Forse un giorno dimenticheranno l'obiettivo per un desiderio nuovo. Aspettando giustizia oltre i limiti, i termini, ciò che non deve mutare.
Fonti: Testo di Malcom Pagani, Wikipedia