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Bruno Pesaola — dopo otto anni di assenza — torna a guidare il Napoli. Dopo essere stato uno dei calciatori più apprezzati del campionato italiano, il popolare Petisso debuttò come allenatore a Napoli nella stagione 1961-'62. I partenopei, che militavano nella serie cadetta, arri-varono secondi e furono promossi in serie A. Nato ad Avellaneda, nell'immediata periferia di Buenos Aires, il 28 luglio del 1925, Pesaola ha un curriculum calcistico denso di lodi, con la gemma di uno scudetto conquistato alla guida della Fiorentina nel torneo '68-'69. Gli sono stati assegnati anche due «Seminatori d'oro», nel '61-'62 e nel '69-70.
Sembrava proprio che Bruno Pesaola dovesse restare a Bologna ancora per molto tempo. Quattro anni di lavoro con i rossoblu avevano indotto il presidente Luciano Conti a riconfermarlo. Tutto era deciso, magari con qualche ritocco alla cifra d'ingaggio; poi si è fatto avanti il Napoli che l'ha voluto ad ogni costo.
- Domanda d'obbligo. Pesaola torna al Napoli per vincere lo scudetto...
«Andiamoci piano. Intanto a Napoli non si può bleffare, quindi è importante dimostrare di saper lavorare bene. Certo che il Napoli (e la città) è maturo per lo scudetto; noi comunque partiamo per un campionato d'avanguardia, ad alto livello. Se ci saranno poi dei fattori favorevoli come sono capitati al Torino (a cominciare dal gol di pugno di Pulici, alla ribellione di Anastasi, alle tre sconfitte della Juve e contemporaneamente al pareggio casalingo dei bianconeri con la Roma, il gol dell'uno a uno del Torino contro la Lazio e l'ultima sconfitta degli ex campioni d'Italia a Perugia) allora anche noi potremo vincere lo scudetto».
BRUNO PESAOLA giugno 1976
Il mitico Petisso scende da Bologna a Napoli, suo primo grande amore. Ecco le sue speranze per la stagione 1976/77...
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- Al Napoli, chi comanda: Lauro o Ferlaino?
«Da quanto mi risulta, il maggior azionista è Ferlaino. Lauro è un uomo straordinario che ho avuto la fortuna di conoscere bene: possiede una carica umana che lascia il segno. A Napoli è considerato un grande personaggio, che sa dare a tutti consigli giusti. Dai colloqui che ho avuto con Ferlaino ho potuto capire che anche il presidente stima e rispetta il Comandante in modo profondo. Posso aggiungere che Lauro è un uomo che non potrò mai dimenticare; negli anni che ho avuto l'onore di frequentarlo — e quelli della mia carriera a Napoli — devo ringraziare il Comandante che mi ha permesso di intraprendere la strada di allenatore, dandomi saggi consigli».
- Quali saranno le innovazioni che porterà a Napoli?
«Il programma principale che mi sono prefisso è creare il serbatoio per il futuro. Voglio ripetere la politica del vivaio giovanile che ho intrapreso alla Fiorentina e al Bologna. Attuerò la politica dei giovani perché il Napoli è una grande società che non può e non deve pensare solo al presente e buttare tutti gli anni dei miliardi sul mercato».
- Nomi di giovani «napoletani» interessanti?
«Il vivaio napoletano è ricco. Nomi? Casale, mezzala del '59, avrei fatto carte false per averlo al Bologna; poi il portiere Fiore e Stanzione ( un libero che ora gioca nel Teramo). E tanti altri che vedrete a tempo debito».
- Novellino è del Napoli, ma Novellino non vuol venire a Napoli...
«Viene, viene sicuro. Ho molta stima di Novellino e lo voglio a Napoli. E lui sa che non può dire di no. Dietro questa polemica c'è qualche strana manovra...».
- Massa invece non vuole andarsene da Napoli...
«Massa non se ne andrà, quindi nessun problema».
- Cosa c'è di vero per Clerici in «azzurro»?
«Il Gringo ha fatto un ottimo campionato a Bologna, quindi il Bologna se lo terrà ben stretto. Certo che se me lo dessero...».
- Parliamo del prossimo campionato...
«Vedo la Juventus favorita, con il Torino a braccetto; poi Napoli, Milan e Inter. Vedremo al mercato dell'Hilton. In assoluto, comunque, la rivelazione sarà il Bologna».
- Un Giudizio su Giagnoni...
«E' l'uomo giusto al posto giusto. E' un tecnico molto preparato, con una grande carica umana; poi potrà lavorare in un ambiente modello e con un presidente che auguro a tutti. Sarà l'anno di Giagnoni e del Bologna».

Canta Napoli: Bruno Pesaola, l'allenatore che portò il «ciuccio» in serie A
nel 1961, parla di scudetto e di linea verde.
E fa il punto su Anastasi, Beppe-gol e un certo Novellino
Pesaola:
"Savoldi o Casale,
io li conoscevo bene!"

- Il programma del nuovo Napoli?
«Innanzitutto i giocatori verranno riconfermati in blocco; poi due acquisti importanti per rinforzare la rosa dei titolari. Andrebbe bene Anastasi, andrebbe anche Damiani; insomma per affiancare Savoldi andrebbero bene entrambi. Difficilmente però la Juventus li cederà ad una squadra in diretta concorrenza. Comunque vedremo. Prenderemo, inoltre, un buon difensore per tonificare il pacchetto difensivo. In ogni caso non esiste problema di sorta, perché il Napoli va bene com'è».
- Parliamo del rilancio di Savoldi...
«Savoldi non ha bisogno di un rilancio. I 14 gol messi a segno nell'ultimo campionato sono una testimonianza che Beppe sta bene e che ha fatto il suo dovere. C'è da dire che io conosco Savoldi e so qual è il gioco più consono alle sue caratteristiche».
- Savoldi ha dei periodi sì e dei periodi no, o meglio segna o all'inizio campionato (come a Napoli) o alla fine (come a Bologna).
«Ripeto che per Savoldi non ci sono proprio problemi. E' un grandissimo giocatore e non parlerei di periodi sì e periodi no, ma piuttosto di fortuna o sfortuna. Tutto qui».
- A Napoli vorrebbero un Savoldi più personaggio...
«Si farà... Napoli è una città particolare... Il primo anno ci si trova a disagio; nel secondo ti adegui e nel terzo non vorresti mai più partire. Savoldi ha superato il primo, nel secondo entrerà nel gioco, poi gli verrà la malattia di Napoli. Succede proprio a tutti».
- Cosa teme Pesaola da Napoli?
«Dalla città niente. Torno a casa mia a trovare gli amici; gente che non mi ha mai dimenticato e che mai ha smesso di volermi bene; ed è un bene che dura da sempre. Quindi sono esclusi i tradimenti».
- Se il Napoli perderà la prima partita, cosa succederà?
«Speriamo di perderla a Bologna, così vinceremo lo scudetto. Come la Juve e il Torino negli ultimi due anni».
- I napoletani erano innamorati di Vinicio...
«E' la dimostrazione di come si affeziona il pubblico napoletano. Mi sarebbe dispiaciuto il contrario, perché Vinicio ha lavorato molto bene. Io mi auguro che fra tanti anni, quando anch'io me ne andrò da Napoli, i tifosi mi riservino le stesse dimostrazioni di affetto».
- Non teme che la fine di Vinicio possa essere anche la sua?
«No. Rispondo a questa domanda in modo presuntuoso. Tutte le squadre che ho allenato, e poi lasciato, non si sono mai lamentate del mio operato e mai ho lasciato polemiche».
Pesaola a Napoli guarda oltre...