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GUIDA alle SEZIONI
— Quando si vince poco, la con­testazione diventa inevitabile.
«Ma il Bologna ha gli stessi punti dell'anno scorso. E abbia­mo sbagliato due partite in casa: contro il Como e contro il Pe­rugia».
— Come mai?
«Contro il Como abbiamo gio­cato bene e alla fine del primo tempo potevamo vincere per 4-0. Con il Perugia la colpa è del cam­po che non è più un campo. Su una risaia del genere sono av­vantaggiate le squadre che devo­no difendersi. Quindi i tifosi non dovevano prendersela con noi, bensì con i responsabili del Co­munale».
— Tifosi contestatori ci sono dappertutto.
«Ma a Bologna è diverso. E' ritenuto critico anche il pubblico di Firenze, perché i fiorentini so­no chiacchieroni come tutti i to­scani. Ma le polemiche iniziano quando finisce la partita. Sino al 90' il pubblico fiorentino incita la squadra».
— Ma poi al Chioschetto...
«Quello che succede dopo la partita all'allenatore non interes­sa. A Bologna invece è impossi­bile lavorare perché si contesta proprio nei momenti in cui si dovrebbe incitare la squadra».
— Alludi a Massimelli?
«Non se la pigliano solo con Massimelli. Hanno già cominciato a pigliarsela con Clerici. Siccome ho solo 17 giocatori, ridurranno la mia scelta a 11 obbligandomi a far giocare quelli che vogliono loro. Ma a questo punto io dico: signori, non ci sto».
— Eppure il pubblico di Bolo­gna ha fama di sportivo...
«Certo, ma è una fama che gli hanno fatto gli altri. Anch'io ve­nendo a Bologna da avversario, sarei contento di trovare un pub­blico così. Ma è un pubblico che stronca i propri giocatori. E' co­me se noi giocassimo sempre in trasferta, anzi è peggio».
— Perché?
«Perché in trasferta i fischi degli avversari ti danno la cari­ca. Sono i fischi del tuo pubbli­co, che ti smontano. I ragazzi van­no in campo con le gambe di pa­stafrolla. Fuori casa siamo «più uno» in media inglese, abbiamo perso senza attenuanti solo una partita, a Verona».
— Radice sostiene che contro il Torino avete rubato la vittoria perché loro hanno attaccato per ottanta minuti.
«Se Radice dice così è un al­lenatore presuntuoso e stronzo. Non abbiamo rubato proprio nul­la».
— Dicevamo del pubblico. Ep­pure i bolognesi hanno fama di buongustai.
«Forse per via dei tortellini e delle donne. E fuori dal calcio sono senz'altro delle persone adorabili».
— Per i tortellini o per le don­ne?
«Io sono uno che mangio per vivere, non sono uno di quelli che vivono per mangiare».
— E le ragassole?
«Sembrerà strano ma io sono sempre innamorato di mia mo­glie è quindi l'affare non mi ri­guarda... Mio figlio invece adora Bologna».
— Ma se Roberto vuole rimane­re a Bologna, potresti anche cam­biare idea.
«Mio figlio ha già compiuto 22 anni e va per i 23. Cosa vuoi che mi importi di quello che vuo­le fare mio figlio».
— Ma da cosa è stata provoca­ta questa tua rottura con Bolo­gna?
«Vuoi che te lo dica? E' tutta colpa di quello... del tuo diretto­re».
— Cucci mi ha autorizzato a scrivere tutto quello che dici di lui, non censurerà nemmeno una parola.
«Mi ha presentato male quan­do sono arrivato a Bologna e que­ste sono ancora le conseguenze di questo suo atteggiamento».
— Eppure a Firenze eravate molto amici...
«Si fingeva mio amico perché gli conveniva. Ti dimentichi che ero l'allenatore dello scudetto».
— Non molto tempo fa all'Ho­tel Hilton di Roma abbiamo man­giato tutti assieme. E tu a tavola eri seduto vicino a lui.
«Perché se mi fossi messo di fronte avrei potuto dargli una coltellata nella pancia».
— Hai sempre voglia di scher­zare...
«Da quando Cucci è passato al Guerino il clima con la stampa bolognese è diventato idilliaco. Ma tre anni di polemiche hanno lasciato il segno».
— Cucci ha sempre detto che ilo fai più potente di quanto non sia.
«Non è potente lui, ma è po­tente il giornale. E so io cosa ha vomitato contro di me il "Resto del Carlino " quando era coman­dato da Cucci».
— Non ti conoscevo così cat­tivo...
«Se ho resistito quattro anni in un ambiente simile e ad at­tacchi simili, significa che ho dei maroni grossi così. Ma adesso me li hanno rotti».
— Il Guerino ti ha sempre di­feso...
«Dopo la partita con il Peru­gia hanno fatto dire al dottor Dalmastri che Cresci non aveva nul­la. C'è qui il dottor Dalmastri, vai a sentirlo e ti smentirà tutto quanto gli è stato attribuito. A questo punto bisogna parlare per forza di mala fede». (In realtà però persone hanno udito ila di­chiarazione di Dalmastri e sono pronte a sottoscriverle; n.d.r.).
— Era stato fatto un assurdo can-can anche per quell'articolo pubblicato quando eravate in ri­tiro...
«Perché qualcuno aveva credu­to di vedere in certe allusioni la cosiddetta voce del padrone. Ma io sapevo benissimo che il presi­dente non c'entrava, che era un'iniziativa personale del tuo diret­tore. Io quando parlo di Luciano Conti non posso che parlarne be­ne e se dipendesse da lui rimar­rei a Bologna per chissà quanto tempo ancora».
— Il tuo contratto quando sca­de?
«Avevo firmato un impegno-triennale, e dopo questo ci sa­rebbe ancora un anno. Ma non ho nessuna voglia di rimanere in panchina del Bologna così il tuo direttore potrà far assumere qual­che allenatore più redditizio».
— Anche tu hai le tue colpe. Ricordo quando facesti menare Oddone Nordio dal pugile Duran.
«Per menare un peso piuma co­me Nordio non c'era bisogno che ricorressi a Duran. Con Nordio adesso siamo amici, perchè non deve più scrivere quello che do­veva scrivere ai tempi di Cucci. Ora, ripeto con la stampa va tut­to bene, quelli di "Stadio" poi sono sempre stati amici. Ma la gente ha sempre in testa quello che per anni hanno scritto Cuc­ci e Company sul "Carlino". Se uno è stato presentato male, l'etichetta gli resta».
- Si era detto che appena ar­rivato a Bologna avevi perso mez­zo ingaggio a teresina...
«Io a teresina non ho giocato, ma se avessi giocato difficilmente avrei perso. Perché è difficile che mi si possa battere alle carte».
- Sei più forte al tavolo verde che in panchina?
«Ho vissuto 18 anni a Napoli e a Napoli si impara tutto, anche il gioco delle tre tavolette. 18 anni a Napoli rappresentano un'espe­rienza ineguagliabile».
- E a Bologna cos'hai impara­to?
«Ho imparato a conoscere le persone».
Bruno Pesaola:
Amici Miei...
— Non hai da rimproverarti proprio nulla?
«Credo di avere la coscienza a posto. Ho lanciato 15 giovani che rappresentano il futuro della so­cietà e con me la società ha pu­re sistemato il bilancio. Il Bo­logna esiste dal 1909, ma per si­stemare il bilancio hanno aspet­tato che arrivassi io».
— E' vero che ti eri opposto alla cessione di Savoldi?
«Io non potevo certo avallare tecnicamente la cessione di Savoldi. Ma se la società ha deciso così, per me sta bene; a patto però che non si pretenda da me la luna».
— I tifosi ricordano con no­stalgia lo scudetto di Bernardi­ni...
«Ma come è arrivato quello scudetto? Si sono allevati alcuni giovani in casa, i vari Bulgarelli, Perani, Fogli e Pascutti e sicco­me erano aperte le frontiere si è completato la squadra con Haller e Nielsen».
— Era un Bologna che giocava come si gioca in paradiso...
«Ma i tifosi rivanno persino ai tempi di Schiavio. Fatti raccon­tare da Bulgarelli quanti insulti ha dovuto subire in vita sua. E' come se il Bologna giocasse sem­pre in trasferta».
— Il pubblico è esigente...
«Ma io questo pubblico non l'ho mai ingannato. Ricordo il dibattito all'"Antoniano" organiz­zato da "Il Nuovo Quotidiano" di Enzo Tortora. A un certo pun­to si alzò Cucci e fu lui a parlare di scudetto. Ma lo scudetto l'ave­va promesso lui, non l'avevo cer­to promesso io».
— Lasciamo stare Savoldi, che ha fruttato due miliardi. Però con gli 800 milioni ricevuti dal Torino per Pecci è poi stato ac­quistato dal Brescia Bertuzzo che è finito presto tra le riserve.
«Bertuzzo sta migliorando, de­ve solo imparare ad accorciare le distanze, perché tra la B e la A c'è una certa differenza. Ma io sono contento di lui».
— Pecci con la maglia del To­rino è già arrivato alla Nazio­nale.
«Se Pecci è stato ceduto ci so­no delle ragioni. Non andiamo a cercare quali sono queste ragio­ni. Ormai è una cosa che non ri­guarda più il Bologna».
— Qualcuno ti rimprovera di avere distrutto Bob Vieri...
«E' facile rispondere che Vieri si è distrutto da solo con la sua testa. Io lo chiamo l'"ultimo dei moicani" perché con il pallone non ha nulla da imparare, anzi potrebbe essere lui a insegnare qualcosa agli altri. Comunque Vieri non l'ho acquistato io, ma l'ho ricevuto in eredità da Pu­gliese, che tra parentesi è vera­mente un Oronzo..».
— Ce l'ha proprio con tutti...
«Io ce l'ho soltanto con il tuo direttore che ora ti ha mandato a sfruculiarmi. L'altra volta ave­va mandato Claudio Sabattini, e poi è stato abilissimo a cam­biare le carte in tavola».
— Cosa intendi dire?
«Intendo dire che come gior­nalista Cucci è bravissimo e io lo ammiro (come uomo, invece, lo ammiro un po' meno). Lo am­miro perché sa deformare abil­mente la realtà, in modo da rigi­rarla come gli fa comodo».
— Spiegati meglio.
«L'altra volta sul Guerino si è fatto l'articolo da solo, ma a me non mi sta bene. Perché io avevo proposto un dibattito a botta e risposta, arbitrato da un giornalista neutrale. Invece il faccia a faccia non c'è stato. Ha fatto tutto lui».
— Credi di non meritare nes­suna critica? C'è chi sostiene che continui a far giocare il Bologna all'antica, che non ti sei conver­tito al calcio totale.
«II calcio totale non esiste, 1'avete inventato voi. Il calcio è stato inventato tanti anni fa, c'è poi stata un'evoluzione come in tutti i campi della vita ( anche le automobili adesso vanno a una velocità diversa).
Ma il calcio è sempre Io stesso anche se si vuol far credere il contrario».
— Quando sei arrivato a Bo­logna...
«Sentivo dire che a Bologna il calcio sarebbe finito assieme a Bulgarelli e Perani, invece con­tinua.
Ho già lanciato Chiodi, Trevisanello, Grop. Colomba, Pa­ris e Ferrara sono in prestito e torneranno a Bologna maturati. Anche Buso al Cagliari è solo in prestito. Non andava d'accor­do con Adani, uno dei due dove­va cambiare aria».
— Non sembra più il Buso di una volta...
«Ma tutti i portieri dopo un esordio strepitoso, hanno una fa­se calante. Era capitato anche a Superchi nella Fiorentina e, pri­ma ancora, a Zoff nell'Udinese».
— Hai svalorizzato Rimbano...
«L'ho prelevato dal Napoli e a Bologna si è sposato con una bella ragazza che a quanto mi dicono è pure miliardaria e secondo te l'ho svalorizzato? Secon­do me Rimbano si è valorizzato e molto».
— In compenso hai riportato Bellugi in Nazionale...
«Bellugi in Nazionale ci si è riportato da solo perché è il mi­glior stopper del campionato».
— Se non ci fossero tutte que­ste polemiche...
«Ma io certe cose dovevo dir­le proprio nell'interesse dei gio­catori. L'altra domenica ho det­to a Massimelli: si scaldi. Ha cominciato a scaldarsi e hanno cominciato a fischiarlo.
Non si può fischiare un giocatore prima ancora che scenda in campo».
— E secondo te perché succe­de questo?
«Perché a certa gente hanno fatto il lavaggio del cervello».
— Nello sport o in politica?
«Parlo dello sport, la politica non mi interessa. Mi dicono pe­rò che il mestiere dei politici è più difficile di quello di noi alle­natori».
— Tu hai provato a fare altri mestieri: i garofani di Napoli, la vetreria di Siena...
«Poi mi sono accorto che que­sto è il miglior mestiere. Difatti nessuno smette di fare l'allena­tore. Semmai ti mandano via».
— Lasciando il Bologna dove pensi di andare?
«A me va bene qualsiasi posto dove ci sia da lavorare, magari la Sanremese».
— Così sei vicino al Casinò...
«Io non ho mai messo piede nel Casinò di Sanremo. Semmai vado a giocare in Costa Azzurra dove trovo spesso l'amico di Cuc­ci e anche mio, Luis Canepa Carniglia».
— Se te ne vai, porti via anche il tuo fratello siamese Carlo Mon­tanari?
«Montanari è un grande ge­neral manager e l'ha dimostrato anche a Bologna».
— Non hai risposto alla do­manda.
«Prima di pormi tanti proble­mi devo trovare una squadra».
— Ma te ne andrai davvero?
«Io ho detto quello che dovevo dire. Adesso tocca agli altri de­cidere. Il presidente potrebbe an­che dirmi che quello che ho fat­to è tutto valido. Come potrebbe dirmi: caro Pesaola lei vuole an­darsene via alla fine del campio­nato ma io la mando via prima. Il mondo del calcio è fatto così».
BRUNO PESAOLA   Dicembre 1975
Dicembre 1975: Da Marassi Bruno Pesaola spiega ai sostenitori e avversari perchè vuole lasciare la panchina del Bologna: un best-seller di umorismo e umiltà...
BRUNO PESAOLA ha annuncia­to ufficialmente che a fine campionato lascerà il Bo­logna. Perché? Il cronista amico cerca di scoprirne le cause...

«Me ne vado perché sono stufo di essere insul­tato da sei deficienti».
- Chi sono?
«Due vanno in tribuna, due di fronte alla tribuna e due nei la­terali».
- Sei deficienti ci sono in qualsiasi stadio.
«Ma a Bologna si vanno a met­tere nei punti strategici e influen­zano gli altri. Cosi da sei diventa­no dodici, poi ventiquattro e così via».
«Rimbano l'ho prelevato dal Napoli e a Bologna si è sposato con una bella ragazza che a quanto mi dicono è pure miliardaria e secondo te l'ho svalorizzato? Secon­do me Rimbano si è valorizzato, e molto...»
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