grandistorie
Nel 1897 il Genoa vince il primo scudetto, ma dovranno passare ancora 30 anni prima che il calcio in Italia diventi adulto con la nascita del Girone Unico...
GLI SCUDETTI DELLA PREISTORIA
Nei trent'anni di pionierismo del calcio italiano si
possono caratterizzare tre tempi distinti.
Agli inizi le squadre erano formate in gran
parte da stranieri che svolgevano la loro attività
lavorativa in Italia, inglesi e svizzeri soprattuto.Il
Genoa, che vinse i tre scudetti consecutivamente, il
Milan (1901), la Juventus (1905) si avvalevano della
loro presenza decisiva. Il riscatto degli indigeni venne
con la Pro Vercelli che, affacciatasi per la prima
volta sulla scena delle finali nel 1908, mise d'accordo
tutti vincendo il titolo. Ma c'erano state polemiche
violente; la FIGC aveva dettato l'ostracismo contro
gli stranieri, Milan, Genoa e Torino non presero parte
alla competizione, la Juventus si ritirò dopo appena
due incontri. L'anno successivo, la Pro Vercelli
suffragò con una altra vittoria il trionfo dell'anno
prima, e non ci furono scuse, poiché al torneo per lo
scudetto avevano partecipato tutte le squadre di
maggior nome avendo la federazione ritirato la
discutibile decisione autarchica.

RIVINCITA DELLA PROVINCIA
Fenomeno tipicamente provinciale, la Pro Vercelli di
tutti italiani dominò la scena fino al 1913, con l'unica
eccezione del 1910, quando a vincere il titolo fu
l'Internazionale. Si affacciò poi il Casale, tradizionale
avversario della Pro, ed il Genoa chiuse il periodo
anteguerra conquistando il suo settimo scudetto.
Al ciclo degli stranieri, che aveva caratterizzato il
periodo 1898-1907, era seguito il periodo del
calcio provinciale con le vittorie a ripetizione della
Pro Vercelli e del Casale. Con la ripresa dell'attività
calcistica del dopoguerra, si aprì il ciclo del calcio
cittadino e metropolitano. Nel 1920 fu
l'Internazionale di Campelli e Cevenini III a
vincere, e anche se negli anni successivi, la Novese e
la Pro Vercelli riuscirono ancora a sventolare la
bandiera della provincia, il fenomeno calcio stava
imboccando una strada diversa, quella dei grandi
agglomerati urbani con più ampie possibilità selettive
e finanziarie. Novese e Pro Vercelli vinsero il doppio
campionato 1921-22 e fu quello l'addio del
calcio provinciale.  La conversione del «football»
da sport e spettacolo portava folle ai campi e soldi
nelle casse per cui l'ambiente andava decisamente
Genoa 1899
Il Genoa campione 1899: Da sx: Ghigliotti, De Galleani, Spensley, Edoardo Pasteur, Leaver, Enrico Pasteur, Passadoro, Arkelss, Dapples, Deteindre e Agar.
La Pro Vercelli del 1921. L'anno dopo vincerà il suo ultimo campionato e segnerà il declino del calcio provinciale
IL QUINQUENNIO DELLA JUVE
Con lo scudetto sulla maglia, l'Ambrosiana perde
colpi: è sconfitta undici volte, le prodezze di Meazza
(25 reti) non bastano. Al calo piuttosto notevole
denunciato dai nerazzurri, fa riscontro l'esplosione
della Juventus, che allinea una formazione
fortissima. Combi tra i pali, Rosetta e Caligaris
due leggende, Barale, Varglien I (i 100 m in 11'2),
Rier, Munerati, Vecchina, Ferrari, accanto ai due
sudamericani Cesarini e Orsi. Gioca il metodo allora
in voga (mediani sulle ali, il centromediano in
funzione da stopper e di rilancio, i due terzini liberi da
marcamenti spazzano l'area, mezze ali arretrate che
fanno la spola, estreme ben larghe, centravanti
sempre in agguato). E' un gioco spettacolare e
Carcano, che è l'allenatore, lo conosce bene. La Juve
vince il campionato, ma non lo domina, alterna
giornate   splendide  ed altre  inquietanti. Perde ad
esempio 0-5 in casa della Roma, e 0-4 al Comunale di
Bologna, e le stesse Roma e Bologna le insidiano
fino alle ultime giornate la vittoria in campionato.
La Roma si piazza seconda, ed è un
grandissimo campionato, quello del giallorossi,
che vantano fuoriclasse come Masetti (un portiere di
grande scuola), Bernardini (il «Rivera degli Anni
Venti»), il centravanti Volk (che vincerà la classifica
cannonieri con 29 reti) e l'ala azzurra Costantino. Il
Bologna, piazzatosi sesto nel primo campionato a
girone unico, ha costretto il celeberrimo Ermann
Felssner a rinnovare la squadra. Sono arrivati
Reguzzoni (buon goleador) dalla Pro Patria, e
Francisco «Piteta» Fedullo, dall'Uruguay.
Sopra: La Juventus 1930-31 che inaugurò il suo fantastico quinquennio d'oro
Sotto: il bomber romanista Rodolfo Volk
Fedullo è un fuoriclasse, con rare presenze nel «plantel» uruguaiano, perché ha la strada sbarrata da Scarone
e Cea, due monumenti dell'Uruguay bi-campione olimpico e campione del mondo.
Lo ha segnalato Ivo Fiorentini, un faentino emigrato in Sudamerica che manda entusiastiche corrispondenze
all'allora nascente «Calcio Illustrato» e che, al ritorno in patria, intraprenderà la carriera di allenatore con
buoni risultati. Fedullo è un fuoriclasse, Reguzzoni segna a ripetizione, ma la squadra stenta ad
ingranare all'inizio e Felssner deve fare le valigie per lasciar posto a Giulio Lelovich. Cosa sarebbe
accaduto se il Bologna avesse mantenuto un ritmo più regolare? Chi lo sa. Forse avrebbe impedito alla Juve di
vincere lo scudetto ed iniziare quella magnifica serie di successi strepitosi che la qualificarono come la
squadra più amata d'Italia.
La Juventus riuscì a vincere pur avendo segnato meno e incassato di più di Roma e Bologna, nessuno
pensava quindi al ripetersi di tale avvenimento, il club torinese ingaggiò un altro fuoriclasse argentino che
aveva partecipato alla finalissima di Montevideo e che era stato allontanato sia dalla nazionale, sia dalla
squadra di club che lo riteneva responsabile di una condotta poco coraggiosa nella disfida finale con gli
uruguaiani. All'arrivo, Monti pesava quasi un quintale, ma si mise a dieta e dimostrò sul campo di
essere ancora un validissimo campione.
Ancora la Juve sugli scudi e forse alla base della popolarità immensa che incontrò in quegli anni stava il fatto
che i bianconeri affrontavano ogni incontro con l'unico imperativo di vincere e ci riuscivano spesso, sia sul
campo amico che in trasferta. A rinforzare il Bologna, che aveva finito il torneo precedente in crescendo, era
arrivato un altro campione dal Sudamerica, inviato dallo stesso Fiorentini che già aveva segnalato Fedullo.
Quello rossoblu diventa un vero squadrone, con Schiavio, fra i due sudamericani (che segna
venticinque reti ed eguaglia il formidabile Petrone, uruguaiano campione olimpico che gioca nella
Fiorentina), con una difesa formidabile chiusa dal «gatto magico» Gianni, ed imperniata su Baldi «il
centromediano in frac» e Monzeglio e Gasperi, due terzini di grande levatura. Il Bologna impegna la
Juve allo spasimo e si gioca il campionato a Torino l'1 maggio 1932. Mancano poche giornate alla fine, il
Bologna è staccato di un punto e gioca il tutto per tutto. Segna Maini ma Orsi pareggia su rigore
contestabile; Schiavio riporta in vantaggio i bolognesi, ma Vecchina con una doppietta chiude il discorso,
vince ancora la Juve e l'avvenimento contingente dell'anno prima, rischiava di diventare una, abitudine.
E lo diventa, poiché la Juventus riuscirà ogni anno a sostituire gli elementi ormai logori ed a mantenere
inalterato il valore di squadra.
Il terzo scudetto della trafila tramanda una
classifica in cui l'Ambrosiana è staccata di otto
punti; il quarto un buon recupero dei milanesi che
terminano a quattro lunghezze. Era arrivato
Sernagiotto, brasiliano a sostituire Munerati,
«Farfallino» Borel segnava i gol. la Juve vinceva i
tornei con la media inglese attiva, segno di
regolarità e forza. Il quinto scudetto della serie fu
molto più sofferto. Ad inizio torneo si involò la
Fiorentina di Perazzolo, Amoretti e del ceco
Nehadoma, poi l'Ambrosiana incalzava con
Meazza, Frione, Demaria, Ceresoli, la Juve
incontrò traversie di ogni genere. Carcano si
dimise per i lazzi ingenerosi della stampa, Orsi a 
marzo fece le valigie, la squadra era vecchia e
logora ma riuscì con un sussulto d'orgoglio ad
alterare l'ultima conquista.
Per la trentesima giornata - nel 1934-35 il torneo
fu disputato a 16 squadre - con Juve ed
Ambrosiana appaiate a 42 punti, erano previsti gli
incontri Juventus-Fiorentina e Lazio-Ambrosiana. Il
compito sembrava più difficile per i bianconeri che
ospitavano la Fiorentina, terza in classifica mentre il
successo pareva alla portata dei milanesi. Andò
tutto a rovescio come spesso succede nel calcio. La
Juve agganciò la vittoria con una rete di Ferrari,  e
l'Ambrosiana fu invece sconfitta dalla Lazio (2-4)
Campionato Italiano:
La genesi del Girone Unico
LO SCENARIO
La nascita del girone unico in Italia come in Spagna, in Cecoslovacchia come in Francia, prese avvio da una
serie di fattori che si rivelarono compiutamente negli Anni Venti. I sottili equilibri della Pace di Versailles
favorirono, con la ricostruzione, lo sviluppo dell'industria e, di conseguenza, il «bisogno» dello
spettacolo calcistico. La grande fortuna dei tornei olimpici del 1924 e del 1928, aprì le pagine dei giornali a
nomi nuovi, leggendari, arrivati da oltre oceano, che colpivano immancabilmente la fantasia popolare.
Il calcio, da sport che era, divenne anche spettacolo e come spettacolo incrementò e favorì lo sviluppo di
quelle società che potevano disporre di strutture adatte a ricevere la domanda di migliaia di sportivi.
Divaricazione netta, quindi, fin da allora, del calcio metropolitano da quello provinciale; la
tenacia, la passione, la generosità, divennero virtù complementari all'organizzazione societaria, al possibile
concorso di pubblico. Finiva l'epoca del pionierismo, che aveva conosciuto giornate indimenticabili ed
esaltanti, su campi recintati alla meglio, dove la passione del pubblico ad un metro dalle righe, alitava sul
campo e spingeva i giocatori ad imprese leggendarie. Finiva l'epoca della gloriosissima Pro Vercelli, del
Casale dalla nera casacca stellata, del Bologna glorioso che nel 1925 riuscì a spuntarla sul Genoa dopo
cinque finali, del Genoa stesso che, nato direttamente da genitori inglesi, si avvalse dell'esperienza dei figli di
Albione e dominò la scena calcistica italiana del primo quarto di secolo.

GENOA PRIMA DI TUTTI
Erano ormai trascorsi trent'anni dal primo campionato tricolore organizzato dalla appena nata FIGC nel 1898.
Trent'anni in cui il «Football» aveva conosciuto progressi formidabili, grazie alla passione per lo sport di
alcuni personaggi che hanno il merito di aver seminato una terra fertile e generosa. Gli sviluppi
dell'organizzazione societaria in Italia presero l'avvio dalla nascita a Genova, nel 1893, del Genoa Cricket
and Athletic Club. Fondato da residenti inglesi, aveva sede nel Consolato britannico, i giocatori manco a
dirlo, erano tutti inglesi, compresi i dirigenti.
Personalità di spicco era James Spensley, che fu anche fautore, nel 1897, di una riforma dello statuto che
permetteva agli italiani di frequentare i locali del club e di prendere parte agli incontri. Genova fu quindi la
prima capitale del calcio italiano, seguita a ruota da Torino che già nel 1898 contava tre delle quattro squadre
che partecipavano al primo torneo per la qualifica di squadra campione d'Italia. Dopo il primo incontro di
calcio fra squadre di città diverse (6-1-1898; Ventimiglia; FBC Torinese-Genoa 1-0), l'idea di un
torneo si fece strada prepotentemente. Nacque la Federazione ed il torneo fu organizzato in poco tempo per il
maggio di quell'anno.
Il primo scudetto fu appannaggio del Genoa che lo vinse a Torino su un Campetto di Porta Susa. Capitanava la
squadra il dottor Spensley ed il compito non era certo facile, visto che i vincitori parlavano lingue diverse e
cioè inglese, francese e tedesco.
Inter 1910
L'Inter che nel 1910 conquistò in modo roccambolesco il suo primo scudetto
trasformandosi in due direzioni. Da una parte, le società che potevano contare su una maggiore partecipa-
zione di pubblico alle partite e che tendevano a monopolizzare il campionato, e dall'altra le società di
provincia, costrette al declino e alla funzione di vivaio per le società maggiori. Il contrasto d'interessi
giunse in Federazione e sfociò nello scisma che è alla base del doppio titolo del 1921-22. Le
società maggiori avevano incaricato Vittorio Pozzo di elaborare un progetto di riforma del
campionato per selezionare e ridurre le formazioni partecipanti al campionato.

IL CALCIO DIVENTA ADULTO
In realtà, Vittorio Pozzo si batteva per il progresso tecnico del gioco ed in quell'occasione divenne
strumento delle società maggiori che intendevano indirizzare il torneo verso obiettivi chiaramente finanziari.
Queste avevano minacciato di uscire dalla Federazione se al campionato fossero state accolte più di
ventiquattro adesioni e, vista l'inutilità della minaccia, si confederarono dando vita alla Confederazione
Calcistica Italiana che organizzò un proprio torneo vinto dalla Pro Vercelli. La FIGC organizzò il torneo per
proprio conto ed assegnò il titolo alla Novese.
Fu quella l'occasione d'ingresso sulla scena del calcio italiano di moltissime società del Centro-Sud
che completò l'opera iniziata dalla Federazione nel 1912, quando aveva facilitato l'accesso alla massima
divisione per propagandare il calcio su tutto il territorio nazionale. Lo scisma rientrò nell'anno successivo,
quando
economica voluta e attuata facilitò la nascita del girone unico. Ormai sulla scena c'erano autentici squadroni
come il Bologna di Schiavio e Della Valle, il Torino di Baloncieri-Libonatti-Rossetti, la Juventus di
Hirzer e Viola. L'occasione dei grandi incontri di cartello era il veicolo sul quale incanalare la crescente
popolarità del calcio, la decisione xenofoba della carta di Viareggio che aveva decretato l'ostracismo agli
stranieri dopo il campionato 1926-27, venne aggirata con la possibilità di avvalersi dell'opera dei calciatori
dalla doppia nazionalità e cosi arrivarono in Italia gli «oriundi» Orsi, i Monti, i Pedullo ecc. ecc. Tutto era
pronto per il girone unico e la Federazione ne aveva regolamentato l'accesso qualificando le prime otto
della Lega Nord ed altrettante dalla Lega Sud. Le sedici prescelte divennero invece diciotto, poiché Napoli e
Lazio non riuscirono a dirimere la vertenza tra di loro dopo tre incontri finiti in pareggio e la Triestina fu
ammessa per meriti patriottici.

IL BALILLA BATTEZZA IL GIRONE UNICO
Il primo torneo a girone unico coincise con la valorizzazione completa del miglior prodotto di tutti i tempi del
calcio nazionale: Giuseppe Meazza. Il «Balilla», come venne chiamato dalla stampa di regime, aveva
cominciato a tirare i primi calci nella massima serie ad appena diciassette anni nell'Internazionale che divenne
Ambrosiana per la guerra che il regime aveva dichiarato ai termini stranieri. Meazza era un fenomeno e lo
dimostrò proprio nel campionato 1929-30. La Juventus era attrezzata per vincere lo scudetto, con Orsi,
Combi, Rosetta, Munerati, Varglien, Cevenini, Vojak, così come il Genoa che contava nelle proprie fila
gente come De Prà, portiere leggendario, Levratto, Banchero, ma Meazza fu il migliore di tutti e trascinò
l'Ambrosiana alla vittoria finale con i suoi gol puntuali. Ne segnò 31 delle 33 gare disputate e nelle partite
decisive con il Genoa che terminò secondo e la Juventus, terza, non fece mancare lo svolazzo della sua firma.
Era una buona squadra, l'Ambrosiana dello scudetto 1929-30, anche se in sede di Coppa Europa Centrale
fu eliminata dallo Sparta dopo aver superato nei quarti l'Ujpest in quattro drammatici incontri. Il portiere
Degani, Allemandi Viani Serantoni Conti erano la guardia d'onore per Meazza che inventava il calcio
ogni domenica. Erano altri tempi, si segnava di più (969 reti nelle 306 partite) il pubblico non ancora diviso in
fazioni, cercava lo spettacolo e non si accontentava del punticino anche sgraffignato. L'Ambrosiana segnò
comunque 85 reti in 34 partite, una media discreta, e sì appuntò sulla maglia il primo scudetto. Retrocessero
in seconda divisione Padova e Cremonese, la Pro Vercelli portabandiera del calcio provinciale finì nona, la
Triestina fu l'unica a potersi vantare di aver battuto sul proprio campo i campioni d'Italia.
Juventus 1930-31
Rodolfo Volk
prevalse il criterio selettivo con l'organizzazione del
campionato in Lega Nord, suddiviso in 3
gironi, e Lega Sud su quattro. Ogni Lega
avrebbe fornito una finalista al titolo italiano. Fu
ancora il Genoa a vincere il primo
campionato della nuova era caratterizzata dalla
selezione tecnica ed economica.
E il 1924 segnò la vittoria completa delle società
maggiori che riuscirono finalmente a far passare il
loro progetto di limitazione a 24 squadre per il
campionato di Lega Nord, la finale con la
partecipante di Lega Sud era poco più che una
formalità. Intanto, fra le pieghe degli interessi
finanziari, nascevano i primi episodi di
professionismo come il caso Rosetta nel 1923 e
quello Allemandi nel 1927, La selezione tecnica ed
Silvio Piola con la maglia della Lazio
con una tripletta del centravanti biancoceleste Piola che, rivelatosi nella Pro Vercelli (tra l'altro aveva stabilito
con la gloriosa maglia della Pro il record delle reti segnate in una giornata, sei, due anni prima nel corso
dell'incontro Pro Vercelli-Fiorentina 7-1) era passato alla Lazio per imposizione di regime. La Juve
vinse ancora, dunque, stabilendo un record e segnalandosi per l'impresa fra le squadre più conosciute
d'Europa; ma il ciclo era finito. Combi aveva abbandonato, Orsi e Cesarini tornavano in Argentina,
Caligaris precedeva Rosetta sulla strada del ritiro. Ferrari andava all'Ambrosiana, si imponeva un
ringiovanimento che fu ancora più difficile per la scomparsa di Edoardo Agnelli.
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