Quel giorno un dentista coreano segnò una rete che sarebbe rimasta nella storia del
calcio italiano... La disfatta degli azzurri in terra inglese raccontata da Franco Janich
Mondiali 1966
Franco Janich:
"Corea marchio indelebile"
«E io, nel mio piccolo, cercai di essere utile a Fabbri. Ero in vacanza a Lignano Sabbiadoro. Mi
telefonò, ci incontrammo segretamente a Mestre. Gli dissi che effettivamente a certi giocatori
venivano fatte anche due iniezioni al giorno. Sarà stato un bene o un male, non lo so. So però
che la squadra vista a Londra non si reggeva in piedi, era la brutta copia di quella che aveva
dato spettacolo nelle amichevoli di preparazione. Forse eravamo andati in forma troppo presto,
avevamo sbagliato il dosaggio. E' rimasto solo il ricordo della Corea. Ma non si deve
dimenticare che prima avevamo vinto male contro il Cile ed eravamo stati sconfitti dalla
Russia».

- Ma perdere dalla Corea del Nord sembrava impossibile: Valcareggi, che era andato a studiarla per
conto di Fabbri, aveva garantito al capo che i coreani assomigliavano alle comiche di Ridolini, Gianni
Brera scrisse che in caso di sconfitta non avrebbe più scritto una riga di calcio. A voi, Fabbri, come
l'aveva presentata?
«Non ricordo più esattamente cosa disse negli spogliatoi di Middlesbrough. Sicuramente non ce
la presentò come una squadra irresistibile».

- Per l'occasione rispolverò pure te, che pesavi quasi novanta chili. Forse era convinto che, con la tua
mole, avresti fermato due coreani per volta.
«Non mi fai ridere, perché a me la Corea, anche a distanza di anni, fa sempre piangere. Se vuoi
che ti dica la verità (non l'ho mai detto a nessuno) giocai contro la Corea, perché dopo la
partita con la Russia c'era stata una ribellione dei giocatori contro Salvadore, non lo volevano
più. In Cile avevo preso il posto di Maldini (e alla fine della partita avevo pure litigato con lui,
perché, tartagliando alla sua maniera mentre avevo ancora i nervi a fior di pelle, era venuto a
dirmi che dovevo tenere la palla invece di buttarla via); poi Mazza e Ferrari se ne erano andati,
era arrivato Fabbri, che si era ricordato di me. Nel novembre del '62, a Vienna contro l'Austria,
avevo giocato io. Poi mi fece un discorsetto. Mi disse: ormai ti conosco, voglio vedere cosa
valgono gli altri. Puntò sul tandem Guarneri-Salvadore».

- I critici, rimproveravano a Fabbri che era assurdo ignorare il tandem Guarneri-Picchi che era stato il
capolavoro di Herrera nell'Inter. E' vero che Fabbri stravedeva per il Bologna e odiava l'Inter? Brera
ha scritto anche che il vero CT della Nazionale e presidente della Federcalcio era il giornalista di
«Stadio» Aldo Bardella che plagiava entrambi.
«Conoscendo Fabbri, posso escludere che si facesse plagiare. E i fatti dimostrano che, il suo
boicottaggio nei confronti dell'Inter è un'invenzione. Perché in Nazionale c'era sempre mezza
Inter. Semmai molti non condividevano la scelta di Salvadore, che con Heriberto non giocava
nemmeno nella Juventus. Dopo la sconfitta con la Russia, anche se il gol era stato segnato da
Cislenko, l'avversario di Pacchetti, c'era stata una sommossa dei giocatori contro Salvadore e
così contro la Corea venne rispolverato il sottoscritto».

- Scrissero mica che il gol del meccanico dentista Pak Doo Yk era colpa tua?
«Il gol nacque da una palla persa a metà campo. Io mi feci incontro a Pak Doo Ik, ma quello tirò
dal limite dell'area di rigore, un tiro trasversale, che finì in porta. Lì per lì non ci disperammo,
eravamo sicuri di poter rimontare, ma più i minuti passavano e più ci rendevamo conto che
stava diventando difficile».

- Le cronache raccontano che a fine partita Niccolò Carosio era pallido come un lenzuolo, che Fabbri
non riusciva a parlare e che Valcareggi, forse per difendere la sua relazione-Ridolini, continuava a
ripetere che se avessimo incontrato la Corea 1000 volte avremmo vinto 999,99.
«Guarda, la Corea l'avevamo vista tutti contro la Polonia, quindi la conosceva anche Fabbri, e di
persona, non solo dal rapporto di Valcareggi. Abbiamo perso perché si è fatto male Bulgarelli:
l'infortunio di Giacomino fu determinante. Però già allora, io personalmente cercai di spiegare
il risultato anche con la Corea. Non era quella squadra di pellegrini che si è poi voluto far
credere, tant'è vero che, nei quarti di finale, segnarono tre gol al Portogallo. Poi persero 5-3
(perché segnò quattro gol Eusebio) però vincevano per 3-0 e una squadra di analfabeti del
calcio non segna tre gol al Portogallo».

- Ma la Corea del Nord è poi scomparsa dalla scena internazionale; di Pak Doo Ik non se ne è più
sentito parlare.
«Se ne parla ancora in Italia, per scagliarsi contro noi del Bologna (e si dimentica tra l'altro che
in porta c'era un certo Albertosi). Eppoi quante altre squadre sono scomparse? Hanno fatto una
fiammata e via. Ti dirò di più. In Inghilterra, i coreani erano anche alle prese con screzi interni,
avevano litigato tra di loro».

- Sempre Brera sostiene che fu assurdo schierare un giocatore lineare come Perani in quella che
sarebbe stata la partita di Meroni: con i suoi scatti irresistibili li avrebbe ubriacati tutti.
«Con il senno di poi si dicono (e si scrivono) tante cose. Prima della sconfitta, nessuno aveva
fatto obiezioni sulla formazione. Sulla carta quello era un attacco formidabile. Si puntava sulla
potenza fisica dell'ariete Barison e sulla sua elevazione, sui guizzi di Mazzola, e proprio sulla
linearità di Perani, che sapeva pure fare gol. ÀI gioco avrebbero pensato Bulgarelli e Rivera, e
da Rivera ci si aspettavano pure i gol, perché è uno che ha sempre segnato. Poi perdemmo e il
linciaggio dell'allenatore fu inevitabile. Ma non credo che si potesse rimproverare a Fabbri la
formazione sbagliata».
Franco Janich ha legato il suo nome
alle due pagine più brutte del calcio
italiano. Esordì in Nazionale ai
mondiali del '62, nella drammatica
partita contro il Cile; vestì la sua
ultima maglia azzurra in Inghilterra
nel 1966 contro la Corea. Era il
pilastro della difesa del Bologna di
Bernardini, campione d'Italia.
Sfogliamo l'album dei ricordi...

- Cosa ha rappresentato per te la
Corea del Nord? Un incubo?
«Diciamo un trauma. Certe
sconfitte sono traumatizzanti per
tutti, non solo per l'allenatore.
Edmondo Fabbri ce ne mise per
rimettersi!».

- Tornando scioccato da
Middlesbrough, si convinse di
essere vittima di una congiura. Fece
il giro d'Italia per ottenere le
testimonianze di voi giocatori contro
il dottor Fino Fini. Parlò di droga alla
rovescia che faceva venire le gambe
molli. Ci scappò anche la solita
querela, finita poi all'italiana.
- Si è parlato di un Fabbri suicida perché portò Gigi Riva in Inghilterra solo come turista.
«Adesso si può dire tutto quello che si vuole. Ma dopo lo zero a zero di Parigi, tutti avevano
consigliato a Fabbri di togliere Riva e di insistere su Pascutti. Il Riva che venne come turista in
Inghilterra, non era ancora il Riva che fece il mattatore in Messico. Forse bisognava avere
l'occhio lungo. Ma ricorderai che Herrera, che di calcio se ne intende, a Moratti per l'Inter aveva
chiesto Pascutti, mentre aveva rifiutato Riva. Pascutti era un grosso giocatore, aveva spunti
irresistibili, te lo posso assicurare io che ho avuto la fortuna di giocargli accanto».

- Per paura dei tifosi inferociti vi fecero rientrare in Italia di notte e, invece che a Milano, atterraste a
Genova. Eppure all'aeroporto e' era tanta gente a lanciarvi pomodori. Cosa ricordi di
quell'accoglienza?
«Rammento che qualcosa in testa ci tirarono e non era certo frutta fresca. Ma io ero in trance
anche perché ho una fifa maledetta dell'aereo, e così, un po' per la Corea un po' per l'aereo, mi
ero scolato qualche cognac di troppo per farmi coraggio».

- Due quotidiani sportivi, il «Corriere dello Sport» e «Stadio» uscirono con lo stesso titolo a caratteri
cubitali: «Vergogna!». Cosa provasti leggendo quel titolo?

«Ti devo confessare che scappai subito a Lignano e non lessi i giornali, non mi sembrava il
caso... perché sapevo già tutto.  Ad ogni modo, se anche l'avessi letto, non  non sarei arrossito.
Se si deve provare vergogna per una sconfitta,  allora poteva andar bene anche quel quel titolo.
Ma secondo me uno deve provare vergogna solo se ha qualcosa da rimproverarsi. E noi tutti
eravamo coscienti di aver fatto il nostro dovere. Quindi risultato a parte, non avevamo proprio
nulla di cui rimproverarci. Ripeto: se non si fosse fatto male Bulgarelli avremmo vinto. Prima del
suo infortunio avevamo già avuto tre quattro palle gol. Non c'erano dubbi sul risultato finale».

- Dopo la Corea, se ne andò Fabbri e Janich non venne più convocato.
«Valcareggi mi aveva fatto sapere che mi teneva sempre in considerazione, ma io non mi ero
fatto illusioni. Sapevo che, per la sconfitta con la Corea, a pagare sarebbero stati i meno dotati.
Non mi sono mai ritenuto un giocatore eccezionale, anche se la mia carriera l'ho fatta (fu
Bernardini a trasformarmi in libero, io mi sentivo più tagliato per fare lo stopper, per stare
attaccato all'uomo, a morderlo, la mia arma migliore era la grinta). Era logico che fossi la prima
vittima della Corea».
Storie di Calcio  • email info@storiedicalcio.it
il FOOTBALL come lo abbiamo SOGNATO e AMATO
sei qui: » storie di calcio » racconti mondiali