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ITALIA-NIGERIA 2-1
 
Infinito Baggio che regala prima il pareggio insperato poi il rigore della vittoria
Aggrappati ad un
Codino
Non c'è schianto, nè stridore in questa apocalisse vittoria. Non c'è perchè l'Italia del calcio, amputata da
un arbitro giustiziere, ancora in dieci e poi ancora in nove, come contro la Norvegia, si ferma a un minuto e
trenta secondi dal proprio annientamento. Si ferma e si libera di ogni fardello. Catartico è il gol che
toglie i ceppi a Roberto Baggio e regala la sponda dei supplementari. Illuminante, e sempre di Baggio,
l'assist che proietta Benarrivo oltre la linea e induce all'innegabile errore. Chirurgica l'esecuzione dagli
undici metri. Era stato via, Roberto Baggio, per quasi tutta la partita e per molto di questo suo micragnoso
Mondiale; è tornato quando addosso a lui avevano spento anche l'ultimo insulto.

Se tecnicamente e tatticamente è stata una partita cattiva è stato per colpa della Nigeria, guidata dallo
sbruffone olandese Westerhof, capace dell'idea più inaridente del confronto: la marcatura a terga di Roberto
Baggio da parte del più creativo dei suoi nigeriani, Oliseh. Catenaccio e contropiede avevano prodotto un gol
da calcio d'angolo, su errore di Paolo Maldini, colpevole d'involontaria e sinistra pettata.

L'Italia per un tempo ha fatto meglio, quasi bene. Poi si è avvilita, depressa. Prima che la fiducia in se
stessa, l'ha persa nell' arbitro (espulso Zola), poi ha letto cattivi auspici nel destino (palo di Dino Baggio).
Era finita e sepolta la partita, pronta alla giubilazione la nazionale, all'esonero cruento Sacchi, alla
decapitazione Matarrese. Era già tutto deciso, quando Mussi ha vinto un rimpallo e ha dato a Baggio la
palla della vita. Non sprecarla è bastato per ridestare una squadra che ha avuto in Benarrivo l'uomo di
perenne spinta e in Donadoni il catalizzatore di palloni.

Resurrezione completa, ennesima. Era stata, fin da subito, una partita ripida, scivolosa e irta con l'Italia
battuta al primo mezzo tiro in porta degli africani. Anzi, al 25' con Amunike abile a sfruttare addirittura un
errore di Maldini, palla addosso da calcio d'angolo, con la difesa semiferma. La partita resta nelle mani
dell'Italia che, neppure dopo il gol, ha uno sbandamento psicologico. Sulla prima, al 34', la responsabilità
principale è dell'arbitro Brizio. Infatti, su lancio di Donadoni da sinistra, Massaro riesce a far ponte a
vantaggio di Roberto Baggio, il quale colpirebbe di testa se Nwanu non lo spostasse. Sacchi cambia
nella ripresa. Dentro Dino Baggio e fuori Berti, prosciugato da un correre vano. Neanche passa un
minuto e mezzo, ed è proprio di Dino Baggio la girata di destro che si infrange sul palo.

C'è Maldini che zoppica, ma Sacchi toglie proprio Signori. Perchè non Baggio, ci si chiede? Perchè
ormai la partita non si vince più con il dinamismo e la squadra corta, ma con colpi di pura abilità. Avrà
ragione Sacchi, ma lo sapremo alla fine. La Nigeria mette più che può il confronto sulla lotta fisica. Se
non bastasse tutto questo, diventa anche una brutta partita con l'Italia brava solo a puntare l'area, soprattutto
con Donadoni, e a cercare il fallo da rigore: che non c'è su Dino Baggio, al 29', e che invece forse c'è su
Zola, al 30'. Solo che Brizio, ormai in stato confusionale, scambia per reazione una energica opposizione del
parmigiano su Eguavoen. Espulso Zola, e l'Italia si accascia.

Da espulsione, invece, sarebbe Maldini, che da ultimo uomo placca Yekini al 35'. L' arbitro lo
ammonisce solamente. Sta per finire, si capisce da tante cose: il tempo che passa, l'Italia che passa. I nigeriani
ormai ci irridono con il "torello" e gli azzurri sbattono come mosche morenti in una stanza chiusa. E così,
forse, solo la disperazione, e non lo splendido Donadoni, a lanciare Mussi, al 43' del secondo tempo, dentro
l'area africana. Il biondino esangue vince un rimpallo, non perde la calma, alza la testa e appoggia a Roberto
Baggio. L'attimo è supremo, spaccherà la partita: destro secco netto, nitido, profondo, pareggio.
Inverosimile pareggio.

Si ricomincia dai supplementari. Ma l'Italia ricomincia in dieci, ovvio che sia dura anzi impossibile. I
nigeriani hanno due vantaggi: hanno corso meno, hanno un uomo in più. Eppure è Dino Baggio a colpire di
testa da calcio d'angolo, sfiorando il palo di un alito. Però è Marchegiani, al 4', a uscire su Yekini, sfuggito
ancora centralmente a Maldini. Sarebbe gol, di nuovo la fine, stavolta l'estrema fine. Invece non ne nasce
neanche un angolo. L'Italia dà l'impressione di voler andare ai rigori, al massimo. L'unica è fare
girar la palla con l'intenzione di far uscire i nigeriani, inspiegabilmente chiusi indietro. Ci riesce l'Italia, ci
riesce Benarrivo. E il 10', da sinistra, come nel primo tempo, uno scambio stretto a Roberto Baggio:
pallonetto oltre il difensore Eguavoen che, vistosi saltato, lo abbatte. Rigore. Passa un minuto e mezzo, che
non finisce mai. Baggio contro Rufai: ancora destro, palla sul palo e poi dentro.

La Nigeria è sulle ginocchia, esanime. Ha solo uno sprazzo di vitalità, quando Costacurta perde un
contrasto sulla sinistra del limite dell'area e il cross genera una mischia sbrogliata da Dino Baggio, un metro
davanti alla linea di porta. Ma è il contropiede, ancora affondato da Benarrivo che meriterebbe l'ampliamento
del risultato se Roberto Baggio vedesse Massaro a sinistra. Invece no, la girata è in mano a Rufai. Un
quarto d'ora ancora con l'anima straziata. L'Italia è in nove, perchè Mussi ha i crampi. Esce, rientra ma va in
attacco, assolutamente inutile. Massaro in difesa. Utilissimo. Si guarda l'orologio non il campo. La Nigeria
prova confusamente. Non ci riesce, non ci riesce, ancora Italia. Andiamo avanti.

Giancarlo Padovan
Il Corriere della Sera del 06/07/1994
5-7-1994, Boston (MO)
Italia-Nigeria 2-1   d.t.s.
Reti: 26’ Amunike, 88’ e 102’ rig. R. Baggio
Italia: Marchegiani, Mussi, Benarrivo, Albertini, P. Maldini, Costacurta, Berti (46’ D. Baggio),
Donadoni, Massaro, R. Baggio, Signori (63’ Zola). Ct: A. Sacchi.
Nigeria: Rufai, Eguavoen, Emenalo, Oliseh, Okechukwu, Nwanu, Finidi, Okocha, Yekini, Amunike (57’
Oliha), Amokachi (35’ Adepoju). Ct: C. Westerhof.
Arbitro: Brizio Carter (Messico).
Le Pagelle
Il Tabellino
MARCHEGIANI 7
Prova la sindrome Pagliuca, sperimentata nel primo tempo contro l' Irlanda: tocca la prima palla
quando è in fondo alla sua rete, zavorrata dalla casualità più che dal merito altrui. Poi osserva,
attonito, finchè non salva anche lui la partita, su Yekini, all' inizio dei supplementari.
MUSSI 7
Sacchi gli dà fiducia nella partita del "do or die", fai qualcosa o muori. Mussi leva dalla sua
applicazione le energie per raschiare dall'ultimo minuto la penetrazione che porta al gol. Premio
per la correttezza dell' impegno profuso, allenamento dopo allenamento, quando c'era chi lo
considerava il numero 23 da lasciare a casa.
BENARRIVO 7,5
Dalla sua parte ancora un peso massimo, Finidi. Contro il laterale destro, allevato alla scuola Ajax,
Benarrivo trova le mosse migliori per tagliare il proto catenaccio nigeriano. E straordinario con
l'Italia in dieci, quando moltiplica le energie e si procura il rigore.
COSTACURTA 7
Dovrebbe fare il Baresi e fa il Costacurta, che di questi tempi è anche meglio. Chiama con
puntualità il fuorigioco, puntella la difesa. Contro Yekini, in più , vince un duello tutto fisico.
Conferma di essere il miglior difensore centrale del Mondiale.
MALDINI 6
Spostato in mezzo alla difesa, come nella finale di Atene tra Milan e Barcellona, conosce la parte
scura della luna. Il gol di Amunike nasce da un rimpallo che lo coglie impreparato dopo un doppio
liscio aereo davanti a lui. Nella ripresa zoppica sulla caviglia che gli ha rovinato ogni vigilia,
venendo graziato dall' inguardabile arbitro per un fallo da ultimo uomo, ma resta in campo.
BERTI 5
La fatica è sua (in campo) e di chi osserva (fuori) un primo tempo senza accelerazioni e con poche
idee, pescate al di fuori della semplice gestione della fascia destra. Sacchi lo toglie dopo 45' senza
avere avuto da lui il contributo richiesto.
ALBERTINI 6,5
Privato del gemello Dino Baggio, per tutto il primo tempo si carica del peso dell' interdizione. Non è
schiacciato mai dalla potenza nigeriana, ma non può trovare le verticalizzazioni che avevano
messo in crisi il Messico.
DONADONI 7
E' l'altro ripescato illustre e punteggia il suo primo tempo di buone ispirazioni. Costeggia la
partita, cercando di infilarsi nelle smagliature tra centrocampo e difesa dalla tattica mista di
Westerhof. Con l'ingresso di Dino Baggio si sposta a destra, senza perdere mai di vista la sua prova
di livello.
SIGNORI 6
Paga con la sostituzione tutte le corse che hanno svuotato il suo serbatoio. Dalla gara con il
Messico ha perso in brillantezza, ma in virtù di una generosità senza pari.
R. BAGGIO 7,5
Fa condividere il suo karma all' Italia intera: la sofferenza. Poi pesca il diamante nel Mondiale già
buttato, dimenticando Oliseh che lo marca a uomo, praticamente a tutto campo. Quando l'arbitro
chiude gli occhi sul suo affondamento in area nel primo tempo è già aria di lento ritorno a casa,
ma lui si ribella e prende per il codino l'Italia tutta. Due gol per ricominciare.
MASSARO 6,5
Gioca dal primo minuto, ma la carica del carillon è tirata soprattutto dalla parte dei nervi. Costa a
Emenalo un'ammonizione dopo un minuto e poco più , fa la stessa fine al 5', per un dubbio fallo di
mano in controllo. Con l'Italia in undici non incide come nelle altre gare, ma poi copre da solo
praterie di campo. Finisce da difensore.
D. BAGGIO 7
Un minuto e mezzo per sostituire Berti, colpire il palo esterno e seminare di punti interrogativi la
panchina del primo tempo. Lui, che giocherebbe anche da zoppo, è la stampella atletica dell' Italia
che doveva essere schiacciata. Salva sulla riga il tiro del 2-2, medaglia alla sua generosità.
ZOLA s.v.
E il simbolo dello scandalo Brizio, l'arbitro migliore del Mondiale come lo ha definito barzelletta
Casarin. Soffre un'espulsione assurda, quando comincia il suo contributo.
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