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EIRE-ITALIA 1-0
 
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Via libera per l'Eire dopo 11 minuti: segna Houghton, impotente la reazione azzurra
Se questo è l'inizio,
la fine è vicina
L'Italia comincia malissimo il suo Mondiale americano, finendo battuta meritatamente dall'Irlanda. Decide
un gol di Houghton all'undicesimo del primo tempo, sul quale la complicita' di Baresi e Pagliuca è
notevole. L'Italia ha tirato una sola volta in porta pericolosamente, con Signori, proprio quando il laziale era
tornato a fare il centrocampista nel 4-4-2 pensato da Sacchi. Ma l'Italia prima di tutto è franata sul piano
nervoso: quando non è stata in grado di giocare la palla a terra, ha smarrito ogni cognizione di sè, andando a
infilarsi nel cappio degli irlandesi. Staunton prova a sorprendere dopo venti secondi con un tiro al volo,
Signori vorrebbe involarsi su allungo di Roberto Baggio. I due cercano subito di stabilire un'intesa.

Quando pare che la stiano affilando, l'Eire passa in vantaggio con Houghton. E l'11' e l'errore che
lo determina è duplice: di Baresi, che non riesce a controllare di petto un pallone comodo al limite dell'area e
di Pagliuca, sorpreso fuori dai pali dalla conclusione dell'irlandese. Ci si mette poco a capire che partita
vogliono i verdi. Controllo della palla, molti passaggi laterali, qualche retropassaggio, addirittura a Bonner,
direttamente da metà campo. L'Irlanda è comunque più pericolosa dell'Italia: per uno scambio profondo tra
Roberto Baggio e Signori (17' ) c' è , un attimo prima, un cross di Staunton che Townsend riesce a
girare troppo centralmente per Pagliuca. La partita si apre all'improvviso, con uno squarcio netto.
L'Italia sembra non perdere l'idea che deve presiedere ogni giocata, cioè palla bassa e fraseggio stretto,
Roberto Baggio arretra spesso a tenere corta la squadra ma tarda a ripartire, non trovando spazio.
Signori, invece, partendo prevalentemente da destra e mirando alla velocità trova di fronte a sè un fronte
largo, ma chiuso dai possenti centrali McGrath e Babb.

L'Irlanda dispone le proprie folte trame attraverso i suoi cinque centrocampisti, ma uno (Staunton a
sinistra) sembra mettere a disagio Tassotti più del dovuto. Sull'uso indiscriminato del potere fisico vigila
l'arbitro Van der Ende, che al 31' ammonisce Phelan (fallo su Donadoni). Per il resto palla lunga e alta,
sulla quale l'Italia puo' poco, come previsto. Non sarebbe neppure giusto dire che complessivamente gli
azzurri giocano male, quanto, piuttosto, che subiscano il sottrarsi sistematico dell'Irlanda. Ci vorrebbe, forse,
un pressing ultraoffensivo, ma con trentatrè gradi di temperatura e l'umidita' all'85 per cento
non è certo consigliabile. Per questo l'Italia aspetta l'Irlanda a meta' campo (come del resto aveva indicato
Sacchi), favorendone il compassato passeggio con il pallone.

Nel finale di tempo viene anche meno la precisione nei passaggi nel centrocampo azzurro: non decolla mai
Donadoni a destra, stenta Evani a sinistra, immalinconisce al centro Albertini. Le azioni dell'Italia, lodevoli
sul piano dell' impostazione, mancano proprio di velocita' e profondità. Tenere lontana l'Irlanda dall'area
azzurra non è difficile, è entrare in quella avversaria che sembra impossibile. E' lecito chiedersi: giusto
che Roberto Baggio venga a prendere palla a meta' campo? Certo, sbagliato non è . Quel che
manca, pure in una prestazione impreziosita da tocchi lievi e morbide carezze, è la ripartenza immediata e,
soprattutto, l'assistenza quando Baggio cerca di farsi largo fra le torri avversarie.

Nella ripresa, Sacchi cerca di assecondarlo affiancandogli Massaro e togliendo Evani. Al 12', Massaro
fa vedere quanto può: difende palla su rinvio lungo, la smista su Dino Baggio che allarga a Donadoni a
destra. Diagonale alto. Sembra che l'Italia sia in grado di muoversi maggiormente senza palla. Ma è solo una
impressione, nonostante Dino Baggio vada ad inserirsi in area in appoggio di Roberto: chiuso in angolo.
Pure quelli che fino al primo tempo avevano deluso (Baresi e Donadoni) crescono notevolmente.
Il primo riesce a contendere, e spesso a vincere, i contrasti aerei con gli avversari. L'altro porta la fantasia del
centrocampo alla trequarti.

Che l'Italia riprenda ad essere almeno decente lo si percepisce da una occasione che Signori (19' ) si crea
in area e Bonner sventa di pugno. Ma l'Irlanda replica con un tiro del sostituendo Houghton che Pagliuca
stavolta para con sicurezza a terra. Improvvisamente, l'Italia è prossima al tracollo a meta' del secondo
tempo: Keane esce in dribbling da un ginepraio di difensori azzurri sulla fascia sinistra e mette basso al
centro per Sheridan che colpisce sicuro di far centro. Solo la traversa miracola Pagliuca. Il problema è
, come si temeva, l'afflosciamento del centrocampo nel quale Signori stenta a tornare. Si assiste poi alla
regressione di Roberto Baggio ai margini della partita. Cosi' l'Italia cessa di esistere anche in
contropiede e rischia ancora su angolo trasformato da Staunton in un colpo di testa che Pagliuca è
strepitoso nel respingere. La fine è nota e la paura di andare fuori subito adesso è concreta.

Giancarlo Padovan
Il Corriere della Sera del 19/06/1994
18-6-1994, New York (MO)
Irlanda-Italia 1-0
Rete: 11’ Houghton
Irlanda: Bonner, Irwin, Phelan, Keane, McGrath, Babb, Houghton (68’ McAteer), Sheridan, Coyne (89’
Aldridge), Townsend, Staunton.
Ct: J. Charlton.
Italia: Pagliuca, Tassotti, P. Maldini, Albertini, Costacurta, F. Baresi, Donadoni, D. Baggio, Signori (84’
Berti), R. Baggio, Evani (46’ Massaro).
Ct: A. Sacchi.
Arbitro: Van der Ende (Olanda).
Le Pagelle
Il Tabellino
PAGLIUCA 5,5
La paura del portiere lo sfiora dopo 20", quando un rinvio così così di Baresi libera al tiro Staunton.
Lo investe in pieno dopo 11', troppo fuori dai pali, quando un nuovo errore del capitano innesca il
gol di Houghton. La parabola è la stella di Natale, il regalo è per l'Irlanda.
TASSOTTI 5
Sacchi, alla vigilia, ha identificato in Staunton, prima terzino e ora laterale di centrocampo,
l'incursore piu' pericoloso. Tassotti raschia l'astuzia dal barile degli anni: non aspetta, remissivo,
l'irlandese in zona. Prova a limitarne il dinamismo, attaccandolo. Ci riesce per 10', poi iniziano i
guai. E sono tanti.
COSTACURTA 5.5.
Nel 4-5-1 di Jackie Charlton l'unica punta è l'inesperto Coyne. Billy ringrazia, ma non intasca una
partita di quiete. Perde l'avversario un paio di volte, piedi mediocri.
BARESI 5.5
Capitano, o mio capitano. Non c' è terra peggiore per dimenticare Walt Whitman e l'attimo fuggito.
Nel primo tempo è il Baresi incerto di tutte le premondiali, per nulla tranquillizzato dal ritorno al 4-
4-2 di cui è stato promotore. Gli irlandesi non hanno paura di lui, anzi lo puntano. Cresce nella
ripresa: troppo tardi.
MALDINI 5.5
Da un mese, dopo la finale di Atene, non ha potuto allenarsi con tranquillità. Cerca, allora, di
circoscrivere i problemi, aggrappandosi al talento che ha dentro di sè. Houghton è un difficile
cliente, perchè sa accentrarsi da destra al centro, tagliando in due il campo e l'Italia.
DONADONI 5.5
A lui e al fratellino Evani spetta il compito tatticamente piu' difficile: contrastare e ripartire,
spezzando la superiorita' numerica irlandese a centrocampo. Il vantaggio Charlton si avvera per
45' perchè Donadoni non è quasi mai pronto a cucire lo strappo. Nella ripresa da' segni di
risveglio.
ALBERTINI 5
Ricomincia da due. Due centrali, lui e Dino Baggio, come nelle qualificazioni mondiali. Due
problemi: la vitalita' di Roy Keane, piccolo Mefistofele del Manchester United, e l'emozione per
l'esordio al Mondiale. Cosi' galleggia, senza incidere mai.
D. BAGGIO 6.5
Da punto interrogativo a punto d' appoggio. Sacchi non rinuncia alla sua forza fisica e lo mette
nelle condizioni migliori per esprimerla. Da centrale di centrocampo, Dino è l'unico a opporre
potenza agli avversari.
EVANI 5.5
Evidenzia solo a tratti i motivi per cui ha conquistato il posto: occupazione degli spazi, rispetto dei
tempi di inserimento e ripiegamento. Sulla sua fascia, Irwin è meno positivo dell'opposto Phelan,
ma Evani non ne approfitta.
SIGNORI 6
Conferma la buona forma, muovendosi molto, ma non la benedizione del gol che l'aveva
accompagnato per tre gare. Senza aiuti, vive sui chiodi dell'incompletezza. Quando entra Massaro,
si sposta a sinistra, tra i centrocampisti ma acquista lo stesso pericolosità. Bonner trema solo su
un suo tiro, al 19' s.t.
R. BAGGIO 6.5
Gioca con intensità, fino a che il dolore al tendine d'Achille sinistro è sopportabile. Cerca la palla,
l'avversario e fette di campo da dove partire: spesso le trova, ma quasi mai i compagni. Gli si puo'
rimproverare poco.
MASSARO 6
Il suo ingresso cambia l'inerzia della partita. Cerca l'uno due con Roberto Baggio, avvia l'azione che
prevede gli inserimenti da dietro (specie di Dino). Difficile non pensare a lui come a un titolare
fisso.
BERTI s.v.
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