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BRASILE-ITALIA 0-0; 3-2 d.c.r.
 
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il FOOTBALL come lo abbiamo SOGNATO e AMATO
Ha vinto il Brasile. Ha vinto ai rigori. Grazie lo stesso. L'Italia perde con dignità una finale brutta e noiosa
Sconfitti,
a testa alta
Ha vinto il Brasile. Ha vinto ai rigori. Grazie lo stesso. L'Italia perde con dignità una finale brutta e noiosa,
condizionata dalla voglia di non prendere gol (subito d' accordo anche il grande Brasile, sia chiaro) e da un
caldo spaventoso. Mi piacerebbe invitare i signori del calcio a ragionare sul bene che può fare al calcio una
finale così, ma è inutile: ragionano col conto in banca, non con la testa. E così la partita del secolo si
riduce a una serie di vorrei ma non posso, di slanci frenati, di errori dovuti all' annebbiamento da fatica.

Era l'Italia dei miracolati, subito in campo Baresi a ventiquattro giorni dall' intervento al menisco, subito
in campo Roberto Baggio, all'inizio dei supplementari si è aggiunto anche Evani. Così era chiaro a tutti che
Sacchi, già giocatosi un cambio nel primo tempo per uno stiramento a Mussi (bravo Apolloni) rinunciava a
forze fresche in attacco (Signori, Zola o Casiraghi) per puntellare la baracca a centrocampo, dove c'era più
bisogno. Il miracolo non è riuscito fino in fondo perché gli azzurri hanno fallito tre rigori.
Brucia perdere così, ma il Brasile nell'arco del Mondiale ha sicuramente giocato e divertito più dell' Italia.
Ieri ha fatto qualcosa in più, non molto, ma è stato più pericoloso sotto porta.

Giusto così, tutto sommato. Sacchi non si porterà addosso l'etichetta di fortunello (vincendo ai rigori,
non gliela toglieva nessuno) e la soddisfazione di avere comunque mostrato una squadra vera ce l'ha. Non
era la squadra che ci aspettavamo, né quella che si aspettava lui: di grandissimo gioco, solo
mezz'ora con la Bulgaria (tritata poi dalla Svezia). Non era la squadra che domina, che impone il suo gioco, ma
sa adattarsi, sa lottare, sa sgobbare con una umiltà e una intensità (uso due sostantivi cari a Sacchi) che
raramente hanno diritto di cittadinanza nelle grandi squadre. Grazie lo stesso, e poi non è un male che
abbia vinto il Brasile, paralizzato a lungo dalla paura di vincere, dopo ventiquattro anni di digiuno.

E adesso chi darà più dell' asino al povero Parreira? I cori dei tifosi, mentre scrivo, sono tutti per Senna,
come se nel momento più alto l'affetto traboccasse da un altra parte, verso una ferita, un ricordo, un uomo
che aveva regalato tanti sorrisi. Uno così poco brasiliano, come questo Brasile. Meno luccicante dei precedenti,
meno bello, molto europeo nel tatticismo, nell'attenzione a non scoprirsi, contro un'Italia a disagio ma
mai morta. Fa un certo effetto vedere Carlos Dunga, pettinato da marine, alzare la quarta Coppa del Mondo
per il Brasile, Dunga ritenuto inutile dal Pescara, Dunga che passa la coppa ad altri scartati dal nostro
campionato, come Branco e Mazinho, forse anche Aldair e Taffarel. Tutta gente che nell'82 non sarebbe
stata nemmeno convocata, nell'82, quando Baresi e Massaro non fecero che panchina.

E' un Mondiale senza nuovi grandi personaggi, senza goleador irresistibili, senza registi di talento
continui, senza portieri che fanno miracoli. Bisogna dirlo. Bisogna aggiungere che è stato un Mondiale con
tanto pubblico e nessuna violenza, piuttosto corretto anche sul campo, correttissima nella sua
bruttezza tesa questa finale. Sacchi ha mandato in squadra una squadra-ospedale, con Roberto Baggio a
stringere i denti nel ruolo di spaventa-brasiliani, e Massato cavallone senza fissa dimora. Non avevamo
attacco. A centrocampo solo Donadoni s'è battuto dall' inizio alla fine. Albertini, Berti e il Baggio lungo
hanno giurato, a turno o tutti insieme, a vuoto. Non avevamo centrocampo. Avevamo un'ottima difesa,
questo sì, ed è bastato a imbrigliare Romario e Bebeto.

Se una partita così difensiva l'avesse giocata Trapattoni, sarebbe stato rincorso da Pasadena a Brooklyn a
piedi. Lo dico per sdrammatizzare. C'erano molte attenuanti e si sapeva. La precarietà delle condizioni
fisiche di molti giocatori è venuta puntualmente fuori sul campo. Non è vero che i rigori sono una
lotteria, richiedono anche abilità e lucidità. I nostri rigoristi erano più cotti dei brasiliani, tutto qui. Appena ho
visto Baresi avviarsi a calciare il primo rigore, ho detto a Bocca "tira alto", ma subito Pagliuca ha rimesso le
cose a posto. Qui hanno sbagliato Massaro e Baggio, quattro anni fa con l'Argentina Donadoni e Serena.
Il Brasile era l'unica americana contro sette europee e ha ribadito che da questa parte del mare le europee non
vincono mai. L' Italia esce l'ultimo giorno come il primo, sconfitta. Con l'Eire a testa bassa, stavolta a testa alta.
La differenza è questa, e non è poi da buttar via. In mezzo c'è tanta fatica, tanta sofferenza, tante contrarietà e
l'ostinazione di prolungare un sogno il più a lungo possibile, è arrivato fino a undici metri dalla felicità.
Grazie lo stesso.

Gianni Mura
La Repubblica del 18/07/1994
PAGLIUCA 5
Ha sognato la finale, ma sa che l'incubo può essere vicino. Già al 12' Romario è solo davanti a lui,
ma il colpo di testa è un buffetto. Nella ripresa lo salva il palo dopo presa difettosa. Con il Brasile
c'è da scottarsi. Para un rigore, non basta.
MUSSI 6
Sintetizza il cammino di un anno di dolori e infortuni, facendosi male al 35' e costringendo Sacchi
a rivoluzionare la difesa.
APOLLONI 7
Doveva giocare al posto di Baresi, trova un posto lo stesso entrando per Mussi: finale premio di
un'esperienza che mai potrà dimenticare. Passa centrale, facendo scalare Benarrivo a destra e
Maldini a sinistra.
MALDINI 8
Può fare il Costacurta, cioè non preoccuparsi di dover chiamare la tattica del fuorigioco. Al suo
fianco c' è il totem Baresi e questo lo tranquillizza finchè non deve riprendere il ruolo di esterno,
inseguendo la sua grande crescita atletica.
BARESI 8
Il miracolo è vederlo in campo, dopo l'infortunio contro la Norvegia e l'operazione lampo al
menisco, il 24 giugno. Non gioca da quasi un mese, ma sembra non si sia fermato mai. Oltre a
organizzare la difesa, fa anche il regista quando l'azione riparte. Poi piange quando sbaglia dal
dischetto e il mondo gli crolla addosso.
BENARRIVO 6
Il Brasile non è la squadra ideale per avventurarsi in discese rischiose, ma Antoninho questo sa
fare e la faccia tosta di non badare troppo a Bebeto non gli manca. Corre ovunque, a sinistra e
destra, con effetti alterni.
ALBERTINI 5
E' il più teso, corda di violino nel quartetto di centrocampo. Palmarè s e presenze hanno forse
fatto dimenticare che la carta d' identità dice solo ventitrè anni. Così l'inizio è un Calvario, con il
regalo di una palla a Bebeto che innesca un contropiede pericolosissimo.
D. BAGGIO 5
La solita solidità in mezzo, per l'uomo che più di tutti ha sudato dentro la maglia azzurra. La
partita è molto tattica, ma anche nell'acquario della tensione, Dino prova sempre a lasciare il suo
segno.
BERTI 5,5
All'inizio a sinistra, anzichè come sempre a destra, per mettere la sua forza fisica contro le
discese di Jorginho. Contro la Bulgaria ha finito in crescendo e cerca di ripartire proprio da quel
finale incoraggiante.
DONADONI 7
Uomo tattico per eccellenza, acceleratore e freno della squadra con i suoi lanci o le ripartenze in
dribbling, quando la squadra deve ancora schierarsi. Il suo Mondiale sembrava finito dopo la
sconfitta contro l'Irlanda ma lui, scavando nel suo carattere introverso, se n' è tirato fuori.
R. BAGGIO 6
Il giorno più lungo finisce in campo, tra mille timori. Cammina circospetto, sa che ogni scatto
potrebbe essere l'ultimo. Tre conclusioni, mai da k.o. Tocca a lui sbagliare l'ultimo rigore ma il
risultato era comunque già compromesso.
MASSARO 5
E' sua, al 18' , la grande occasione per l'Italia. Azione Baresi e lui si infila, fino a farsi stoppare da
Taffarel. Poteva essere l'inizio della discesa, resta invece un tappone dolomitico tutto da scoprire.
E teso quando tira il rigore e lo fallisce malamente.
EVANI s.v.
Il Tabellino
17-7-1994, Los Angeles (MO)
Brasile-Italia 0-0; 3-2 d.c.r.
Sequenza dei rigori: F. Baresi (f), Marcio Santos (p), Albertini (t), Romario (t), Evani (t), Branco (t),
Massaro (p), Dunga (r), R. Baggio (f)
Brasile: Taffarel, Jorginho (20’ Cafu), Branco, Mauro Silva, Aldair, Marcio Santos, Mazinho, Dunga,
Romario, Zinho (106’ Viola), Bebeto. Ct: C.A. Parreira.
Italia: Pagliuca, Mussi (34’ Apolloni), Benarrivo, Albertini, P. Maldini, F. Baresi, Donadoni, D. Baggio
(95’ Evani), Massaro, R. Baggio, Berti. Ct: A. Sacchi.
Arbitro: Puhl (Ungheria).
Le Pagelle
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Italia_Brasile_Aldair_Massaro Italia_Brasile_Albertini_Romario Italia_Brasile_Albertini_Viola
Italia_Brasile_Baggio_Dunga Italia_Brasile_Baggio_MauroSilva_Dunga Italia_Brasile_Baggio_rigore
baggio e taffarel Italia_Brasile_Baresi_Baggio Italia_Brasile_Baresi_disperazione
Italia_Brasile_Baresi_Romario Italia_Brasile_baresi_taffarel Italia_Brasile_Bebeto_Maldini
Italia_Brasile_Berti_Jorginho Italia_Brasile_brasile Italia_Brasile_Brasile_festeggia
Italia_Brasile_Cafu_Baggio Italia_Brasile_DinoBaggio_Dunga Italia_Brasile_Donadoni_Branco
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