Il 22 ottobre 1969 il Milan esce dal sottopassaggio per entrare sul campo della Bombonera di
Buenos Aires per affrontare l'Estudiantes di La Plata nella partita di ritorno della Coppa
Intercontinentale. Gli ultimi metri non sono protetti e appena i primi giocatori sbucano fuori, su di loro
viene rovesciato del caffè bollente.
Comincia così una delle più violente partite della storia del calcio, una selvaggia caccia all'uomo che si
concluse addirittura con l'arresto di Combin.

L'intimidazione ambientale, l'acquiescenza arbitrale, la mancanza di ogni sicurezza furono tali che la
Coppa di fatto morì lì, negli anni seguenti le squadre europee rifiutarono di giocare in quel clima,
favorito anche dal fatto che questo titolo non era riconosciuto ufficialmente dalla Fifa.
E per il Milan fu la prima vittoria, avrebbe spettato vent'anni per il secondo successo, in quella che
ormai era la Coppa Toyota.
L'andata si era giocata a San Siro l'8 ottobre. Il dominio rossonero era stato totale, 3-0 con doppietta
di Sormani e in mezzo una rete di Combin.
«Ma il problema fu proprio Combin» racconta Giovanni Lodetti, che vanta di avere giocato tutte e
cinque le finali, le tre contro il Santos di Pelè e Pepe nel '63 e le due contro gli argentini.
«Parlammo con alcuni giornalisti e giocatori. Ci dissero che lo consideravano un disertore».
Combin era argentino di nascita ma naturalizzato francese, per di più aveva osato anche segnare. Al
ritorno gliel'avrebbero fatta pagare.
La rimonta per gli argentini è difficile.
Il regolamento variava, all'inizio della Coppa si arrivava alla bella in caso di una vittoria a testa, ma
poi era stato introdotta la differenza reti. Nel '63 il Milan aveva vinto 4-2 in casa, poi perso 4-2 a Rio
de Janiero, la bella fu nella stessa Rio (prima stranezza) con lo stesso arbitro (seconda stranezza). Fu
1-0 per i brasiliani, con un'espulsione inventata di Maldini e un rigore inventato. Un precedente
significativo. L'Estudiantes non ha voluto giocare nel grande e dispersivo stadio Monumental del
River Plate ma nella Bombonera del Boca Juniors.
Bagnati di caffè i milanisti sono al centro del campo schierati per la foto.
E mentre i mettono uno accanto all'altro, chi in piedi e chi in ginocchio, ecco che entrano quelli
dell'Estudiantes. Hanno un pallone a testa e inventano una strana maniera per il riscaldamento:
prendono a pallate i milanisti impettiti.

L'Estudiantes è un fenomeno di quegli anni, la squadra di una piccola città che arriva a dominare il
calcio sudamericano, è come un Chievo che arrivi in finale di Champions League. Ci sono buoni
giocatori, tra i quali Carlos Bilardo, futuro ct dell' Argentina mondiale, e Juan Ramon Veron, il padre
di Sebastian. Ma gli altri sono dei picchiatori.
Ricorda Lodetti. «La partita è stata tutta così, quando avevi il pallone arrivava qualcuno e ti
spaccava. L'arbitro, un cileno, se ne fregava bellamente. Ci fu un terzino che falciò Prati, poi
arrivò il portiere Poletti e gli mollò un calcio nella schiena. Prati dovette uscire dal campo».
Il Milan ha già segnato con Rivera in un'azione di contropiede, una fuga saltando il difensore e poi
anche scartando il portiere, che era più forte come picchiatore che come portiere.
L'Estudiantes ribalta subito il punteggio con Conigliaro e Suarez, ma il Milan è comunque
abbastanza tranquillo dato il punteggio dell'andata. C'è solo da salvare la pelle.
Nella ripresa, se non è possibile vincere la Coppa, è possibile punire il disertore Combin.

Il giustiziere è ancora Poletti, che sferra un cazzotto devastante al francese, che esce dal campo con la
faccia sanguinante, spaccati il naso e lo zigomo.
Ma non se la cava con così poco. A fine partita arrivano quattro poliziotti con una macchina e se lo
portano via. Arrestato.
«Forse fu una leggerezza portarlo anche al ritorno. Avevamo un tale vantaggio dopo la partita
d'andata...» dice Lodetti.
Lo scandalo comunque fu tale che in seguito Poletti fu radiato dalla sua Federazione.
Lodetti fu uno di quelli che scampò al massacro. «Mi presi solo un cazzotto alla schiena a fine
partita, non so neanche da chi, quando mi abbracciai a Fogli, felici. Eravamo i due centrali di
centrocampo, ci eravamo fatti un mazzo così...».
Il Milan si prende la Coppa e va all' aeroporto. Sono passate un paio d' ore e di Combin nessuna
traccia. A quel punto la squadra, Rocco in testa, è compatta: senza di lui non si parte. Si mette in
moto la diplomazia, ci sono contatti tra le due ambasciate, gli argentini vogliono trattenere Combin
per mandarlo a fare il militare.
Finalmente la situazione si sblocca, il centravanti appare all'imbarco, l'aereo può decollare.
«E tutti insieme, appena in volo, facemmo il gesto dell'ombrello verso l'Argentina».
La Coppa Intercontinentale finisce così, ormai è diventata una guerra tra due paesi.
«Certo il fascino delle due gare era superiore...» dice Lodetti. Nel '75 e '78 neanche ci fu, nessuno
volle giocarla. La salvarono dall'80 i giapponesi.
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Finale di Andata Coppa Intercontinentale - Milano, Stadio San Siro, 8 ottobre 1969
MILAN - ESTUDIANTES 3-0
Reti: Sormani 8', Combin 45', Sormani 71'
Milan: Cudicini, Malatrasi, Anquiletti, Rosato, Schnellinger, Lodetti, Rivera, Fogli, Sormani, Néstor
Combin (Rognoni), Prati.
Estudiantes: Poletti, Aguirre Suárez, Medina, Madero, Malbernat, Bilardo, Togneri, Echecopar
(Ribaudo), Flores, Conigliaro, Verón.
Arbitro: Machin

Finale di Ritorno Coppa Intercontinentale - Buenos Aires, La Bombonera, 22 ottobre 1969
ESTUDIANTES - MILAN 2-1
Reti: Rivera 30', Conigliaro 43', Aguirre Suarez 47'
Estudiantes: Poletti, Manera, Aguirre Suárez, Madero, Malbernat, Bilardo (Echecopar), Romero,
Togneri, Conigliaro, Taverna, Verón.
Milan: Cudicini, Malatrasi (Maldera), Anquiletti, Fogli, Rosato, Schnellinger, Lodetti, Rivera, Sormani,
Néstor Combin, Prati (Rognoni)
Arbitro: Massaro
Una delle più violente
partite della storia del
calcio, una selvaggia
caccia all'uomo che si
concluse addirittura con
l'arresto di Combin.
L'intimidazione
ambientale,
l'acquiescenza arbitrale,
la mancanza di ogni
sicurezza furono tali che
la Coppa di fatto morì lì.