La storia del Catanzaro è costellata di nomi e di eventi quasi leggendari, che negli anni sono stati
orgogliosamente tramandati quasi a volerli proteggere dal trascorrere impietoso del tempo. Su tutti
c’è però un nome che rievoca l’epopea del calcio a tinte giallorosse, quello di Massimo Palanca.

LA GAVETTA
Nato a Loreto il 21 Agosto del 1953, all’età di 17 anni si ritrova a calcare i campi della serie D con la
maglia del Camerino. Quell’anno era il 1971 e, quasi per un gioco del destino, il Catanzaro
conquistava la sua prima storica serie A. Nelle fila dei marchigiani vi rimarrà altri due anni mettendosi
in mostra come un attaccante dalle grandi possibilità seppure non dotato di particolari doti fisiche o
atletiche.
La svolta arriva nell’estate del 1973. Gabriele Guizzo, che lo aveva allenato qualche anno prima al
Camerino, gli procura un provino col Frosinone allenato da Umberto Mannocci. Il giovane
Palanca viene schierato con la squadra allenatrice nel ruolo a lui poco congeniale di mezz’ala. Per
tutti i novanta minuti si impegna cercando di destare una buona impressione ma appare evidente la
scarsa propensione a vestire i panni del centrocampista. La sua prestazione passa quasi inosservata
ed è solo grazie alla perseveranza di Guizzo, che in lui vede un attaccante di talento, che Mannocci
dà il placet al suo acquisto. Per poco più di otto milioni di Lire, Palanca passa dal Camerino al
Frosinone e di colpo dal campionato di Promozione si ritrova catapultato in serie C.
L’occasione di mettersi in mostra arriva subito, complice anche il destino che gli spalanca le porte
dell’undici titolare grazie al concomitante infortunio dell’attaccante Brunello. In poco meno di un
mese Palanca sfodera doti impensabili per un ragazzino dal fisico gracile come il suo. Scatto
eccezionale, buona elevazione, potenza e precisione nel tiro  lo segnalano come uno dei migliori
attaccanti del girone C. Alla fine di quella stagione si aggiudica il titolo di capocannoniere con 17 reti
in 38 gare.
MASSIMO
PALANCA

   

...e poi arrivò un tipo coi baffi e prese a far gol da calcio d' angolo...
ARRIVA IL CATANZARO
Il giovane ragazzo di provincia non è un più un oggetto
misterioso e molte squadre sono sulle sue tracce. Su
tutte la Reggina sembra in pole position per
accaparrarsi le sue prestazioni  sportive, ma la
mancata promozione in serie B degli amaranto frena il
trasferimento in riva allo Stretto, così nell’estate del
1974, il Catanzaro lo rileva dal Frosinone per 350
milioni di Lire. Il presidente Nicola Ceravolo per la
stagione 1974/75 affida la panchina a Gianni Di
Marzio. Il tecnico partenopeo compie una rivoluzione
nell’organico e della stagione precedente conferma solo
otto elementi : Pellizzaro, Gori, Silipo, Maldera, Banelli,
Spelta, Braca e Garito, ai quali si aggiungono Ranieri,
Vignando, Vichi, Arbitrio, Papa, Nemo, Piccinetti ed
appunto il neo bomber della serie C, Massimo Palanca.
Il Catanzaro, rinnovato per nove undicesimi, è
composto da calciatori sconosciuti a stampa e tifosi e
nelle prime uscite in Coppa Italia desta impressioni
negative con un bottino di due sconfitte e due pareggi.
E’ proprio durante una di queste gare, quella contro il
Napoli del 20 Agosto 1974 (1-1), che Palanca si
infortuna. Dopo una bella azione personale nella quale
aveva superato La Palma ed Orlandini, arriva lo
scontro con Burgnich. Un contrasto come se ne vedono
tanti sui campi di gioco ma il giovane attaccante rimane
a terra dolorante.
Dovranno portarlo fuori dal terreno di gioco. Per lui una forte distorsione alla caviglia e le prime due
giornate di campionato saltate. Il debutto in serie B arriva il 13 Ottobre del 1974 ed il Catanzaro
batte l’Arezzo per 1-0 grazie ad una rete di Spelta al 19’. Il primo gol di Palanca in campionato
arriva la settimana successiva ad Alessandria battendo l’estremo Pozzani al 31’.
Per vedere invece la prima rete tra le mura amiche del Militare si dovrà attendere la decima di
campionato. E' il 24 Novembre 1974 ed il gol di Palanca permette al Catanzaro di conquistare
l’intera posta in palio ai danni dell’Atalanta. Nonostante le buone prestazioni, la prima stagione in
giallorosso non sarà per Palanca di quelle esaltanti. Su 36 gare solo 4 le marcature. Non andrà
meglio al Catanzaro che nello spareggio promozione deve arrendersi al Verona di Garonzi sul
neutro di Terni.

L'ESORDIO IN SERIE A
Dopo la mancata promozione, la stagione successiva è quella del riscatto per Palanca e per il
Catanzaro. Il “folletto”, come qualcuno lo ribatezza per i 171 cm di statura ed il piede numero 37,
mette a segno 11 reti in 34 gare e trascinarono per la seconda volta il Catanzaro in massima serie
dopo 5 anni dalla storica promozione del 1971.
L’esordio di O’Rey in serie A è datato 3 Ottobre 1976 in un Catanzaro-Napoli 0-0. Il ritorno in
serie A però è dei più felici: al termine della stagione infatti i calabresi retrocederanno nuovamente
nella serie cadetta. Palanca collezionerà 18 gare mettendo a segno 5 reti, risultando addirittura il
miglior marcatore tra le fila dei giallorossi.
Il purgatorio della serie B dura però solo una stagione. Al
calcio mercato estivo, infatti, il presidente Ceravolo
compie un’autentica rivoluzione. Sette arrivi, nove
partenze ed undici conferme. Le aquile vogliono tornare
subito in paradiso e Massimo Palanca diventerà il
protagonista di quest’ennesima impresa. Alla fine
saranno 18 le reti messe a segno da O’Rey che si laurea
capocannoniere del campionato. Il nome di Palanca
ormai è legato a doppio filo a quello dei colori giallorossi
del Catanzaro. La sua professionalità fuori e dentro il
rettangolo di gioco lo hanno reso un autentico mito in
città, che lo ricambia trattandolo come un vero e proprio
Re, O’Rey, il Re di Catanzaro. Palanca disputa altre tre
stagioni di alto livello col Catanzaro in serie A.
Memorabili i suoi gol direttamente da calcio d’angolo che
lo portano alla ribalta dei rotocalchi nazionali.
Tra le sue realizzazioni rimane indelebile la tripletta
realizzata all’Olimpico contro la Roma. 4 Marzo del
1979, ventesima di campionato.  Il Catanzaro di
Carletto Mazzone arriva nella capitale forte dei 18
punti conquistati contro i 17 dei padroni di casa. Al 5’ il
Catanzaro è già in vantaggio. Palanca trafigge l’estremo
Paolo Conti direttamente da calcio d’angolo. Al 24’
arriva il pareggio di Di Bartolomei su calcio di rigore,
ma Palanca sembra davvero inarrestabile. Infatti sul
finire del primo tempo, al 43’, sfrutta una disattenzione difensiva dei padroni di casa. Spinosi
pressato disimpegna sul portiere, O’Rey arriva prima sul pallone anticipando Chinellato e Santarini
e mette dentro per il nuovo vantaggio delle aquile. Ma non è finita qui. Nella ripresa il Catanzaro
continua a pressare in maniera asfissiante sui portatori di palla. Al 68’ Zanini ruba palla a Rocca
sulla fascia sinistra, subito imbecca Palanca con un traversone ed il terzo gol è servito. L’immagine
di quella giornata è il tabellone dell’Olimpico che indica la storica tripletta di quel bomber di
provincia balzato d’improvviso all’onore delle cronache nazionali.
IL GIORNO DELL’ADDIO
Dopo sei intense stagioni le strade del
Catanzaro e di Massimo Palanca si
dividono. Tra le parti un addio dettato da quella
politica gestionale tanto cara al presidente
Ceravolo : acquistare, valorizzare e rivendere.
Nel 1981 all’età di 28 anni “piedino di fata”
viene ceduto al Napoli per un miliardo e 350
milioni di lire più la metà di Cascione. Con
quella cifra il Catanzaro acquisterà Bivi,
Celestini e Santarini e disputerà il miglior
campionato di serie A della sua storia,
raggiungendo un settimo posto finale. Per
Palanca invece le cose vanno diversamente.
Lontano dal calore della gente di Catanzaro
quel sinistro fatato numero 37 smette di fare
magie. Alle pendici del Vesuvio disputerà 23
partite segnando solo una volta. Nell’ottobre del
1982 viene ceduto in prestito al
Como in serie B. Tra le fila lariane prosegue il periodo nero con 20 partite e due sole reti. Nella
stagione 1983/84 il ritorno al Napoli coincide con un’ennesima debacle, 19 gare ed ancora una
sola rete. L’anno successivo la cessione in C2 al Foligno sembra porre l’accento definitivo sul
tramonto della sua carriera. Palanca però sembra vivere una seconda giovinezza. Gioca due
campionati realizzando complessivamente 18 reti in 47 partite.

1986: IL RITORNO IN GIALLOROSSO
E’ il 1986. Il Catanzaro del presidente Pino Albano è sprofondato in serie C e la squadra del
tecnico Tobia non riesce a decollare nel girone B. Nel mese di Ottobre inizia a spargersi in città la
voce del ritorno di Massimo Palanca, e tra l’incredulità e l’entusiasmo generale, O’Rey ritorna
davvero. Il debutto in campionato alla sesta di campionato e Palanca lascerà il suo personale sigillo
su questa nuova avventura siglando il primo dei due gol finali. Lo stadio torna a palpitare come una
volta ed a 33 anni O’Rey torna ad essere nuovamente l’imperatore della curva Ovest. L'annata
termina con la promozione in serie B e la conquista del titolo di capocannoniere con 17 reti all’attivo.
Lo spot più bello di quella stagione rimane l’1-3 nel derby contro il Cosenza. Davanti ad un “San
Vito” stracolmo per l’occasione, Palanca segna una doppietta che anni dopo definirà come “una
delle più grandi soddisfazioni della mia vita”.
L'ULTIMO ASSALTO ALLA SERIE A
L’anno successivo, stagione 87/88, il Catanzaro è di
nuovo competitivo. Il tecnico Guerini dispone di una
squadra ben assortita, particolarmente forte in difesa.
Nelle prime giornate la squadra si posiziona subito
nelle posizioni di vertice ma una lunga serie di pareggi
(alla fine saranno ben 14) che si concentra tra
Dicembre e Marzo, ne rallenta la corsa. Nonostante
tutto Palanca guida un attacco completato da Soda e
Chiarella, e con i suoi gol (in tutto 14) spinge i
giallorossi a lottare per la serie A. Ma per il Catanzaro
stavolta non ci sarà gloria e la quarta promozione in
massima serie verrà mancata per un solo punto. La
gara più emblematica rimane però Catanzaro-Triestina
del 14 Febbraio 1988. Al 90’ il match sembra avviarsi
verso uno scialbo 0-0 ma l’arbitro Bailo accorda un
calcio di rigore in favore dei giallorossi. Nell’occasione
viene espulso il portiere alabardato ed avendo esaurito
le sostituzioni a difendere la porta va il centrocampista
Costantini. Sul dischetto si presenta lui, O’Rey. Tutta
la Ovest è pronta ad esplodere di gioia ma il tiro si
stampa sul palo sinistro. Massimo Palanca vive un
dramma sportivo tutto personale. Dopo quel rigore
sbagliato scoppia in lacrime e viene accompagnato
negli spogliatoi mentre tutto lo stadio lo applaude.
IL RITIRO
Dopo la serie A mancata per un punto, Palanca giocherà ancora due stagioni in maglia giallorossa
collezionando 97 gare e 27 reti, prima di dare l’addio al calcio giocato. Nella stagione 88/89 si
disputa un campionato anonimo conclusosi con la matematica salvezza in serie B all’ultima giornata.
L’anno successivo, stagione 89/90, la squadra viene affidata a Fausto Silipo e nonostante le buone
prospettive iniziali retrocede mestamente in serie C classificandosi all’ultimo posto con 25 punti.
Il 3 Giugno 1990 O’Rey disputa la sua ultima gara da calciatore. Al 70’ di Catanzaro-Barletta
viene sostituito da Criniti. La cornice di pubblico, complice la retrocessione ormai acquisita, non è
certo degna di ciò che Palanca ha rappresentato per il Catanzaro, ma la standing ovation avviene
ugualmente e l’abbraccio dell’allenatore ed ex compagno di tante avventure Fausto Silipo al
momento dell’uscita dal terreno di gioco, è l’abbraccio ideale che l’intero pubblico giallorosso quel
giorno avrebbe voluto dare al suo idolo.

«Sono un povero diavolo, vivo alla giornata, in provincia, lontano mille chilometri dai
grandi centri. Ma la sera, quando me ne vado a casa, Catanzaro diventa Parigi, Roma,
New York. Sarò un po' matto ma è così».
Parole e musica di Massimo Palanca, in una intervista di tanti anni fa. Un campione un po’ naif però
mai banale, un uomo che non si è mai sopravvalutato e che forse anche per questo si è mantenuto
integro. E sembra ancora di sentire l'urlo dei tifosi del Catanzaro, lì nella Ovest: «Massimè Massimè,
pari 'na molla, pari 'na molla...»
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