per commenti, suggerimenti e  contributi scrivi a:
info@storiedicalcio.it
GUIDA alle SEZIONI
Lorenzi è nato a Borgo a Buggiano in quel di Pistoia il 20 dicembre 1925. Esordisce nell'Inter - è un campionato a ventuno squadre - il 28 settembre 1947 con un rotondo 6-0 all'Alessandria. Quattro gol di Quaresima e due gol di Zapirain, è l'Inter di Masseroni presidente e Mauro vice presidente che l'anno prima aveva acquistato cinque bidoni: Bovio, Cerioni, Pedemonte, Volpi e Zapirain.

QUEI CINQUE «BIDONI»
Masseroni tenne un banchetto quando arrivarono; Bovio aveva un gran paio di baffi neri arcuati e non si separava nemmeno in campo dal basco; Cenoni si metteva a correre e non pigliava mai la palla; Pedemonte si distingueva per i pochi denti in bocca, ma non glieli avevano fatti saltare giocando come a Jordan (non aveva mai giocato) e Volpi aveva i fondamentali ma pesava quaranta chili.
Giocò un maiuscolo primo tempo a Modena, il 19 gennaio 1947 ma, rientrato negli spogliatoi, si infilò sotto la stufa e rifiutò di riaffrontare il freddo, in pratica, Cerioni giocò sedici partite, Volpi e Pedemonte quattro.
Il più redditizio risultò proprio Zapirain, che troviamo nell'Inter dove nasce Lorenzi centravanti, quel 28 settembre: Franzosi, Marchi, Passalacqua, Fattori, Arezzi, Campatelli, Quaresima, Achilli, Lorenzi, Fiorini, Zapirain. Egregi compagni, nulla da dire: un portiere come Nani Franzosi esemplare tra ì pali; due terzini gagliardi come Marchi e Passalacqua; un mediano dal lancio arabico in Fattori; poi quel Campatelli fine e costruttivo, quell'Achilli più fine ancora quasi un fil di fumo ma dalla gran «cabeza» nel fabbricare la manovra e poi Quaresima col fiuto del gol e lui, Lorenzi, con tutto ciò che può avere un toscanaccio, un ragazzo con una passione furiosa per il pallone rotondo, non iradiddio, quattro ossa di trottola semovente che sfidano tutti i centromediani e fanno sberleffi dopo aver fatto gol, ai centromediani ed ai portieri.
Ogni volta che vado a parlare con Boniperti — quando il presidente unico e raro della Juve, si decide a parlare del suo passato di calciatore — rispunta, gratificante, il nome di Lorenzi, Lorenzi era bravo, era soprattutto svelto, dice Boni.
E Carlo Parola il continentale, col suo naso ingobbito nelle ambasce della vita, questo naso da museo di Parola, mi ha raccontato il famoso episodio tra Rava e Lorenzi. «Rava è stato in tutto e per tutto un campione. Ricordo una partita del '47 o '48 (esattamente del '47, il 12 ottobre, arbitro Dattilo) a Milano con l'Inter dove ha esordito questo mattocchìo di Lorenzi. Fischio e via, Lorenzi mi fa due gol. Rava non ci vedeva più, quello dopo ogni gol ci prendeva in giro, io dicevo a Pietro stai tranquillo, ma d'improvviso diventò rosso come un peperone, (quando arrossiva come un peperone guai a chi gli capitava sotto) mollò un cazzottone a Lorenzi che s'abbassò e beccò in pieno Quaresima, che rimase steso più di cinque minuti. Che c'è, le bombe? disse quando si riprese», il ricordo è gustoso, l'Inter vinse quella partita 4-2, due gol di Lorenzi, uno di Zapirain, uno di Campatelli e per la Juve segnarono Jincses e Cengoli, Formazione dell'Inter: Franzosi; Marchi, Pian; Fattori, Arezzi, Campatelli; Fiumi, Lorenzi, Quaresima, Achilli, Zapirain.


MEMORABILE LEZIONE
A suon di gol è di vittorie, dunque, l'esordio di Lorenzi nell'Inter e le sinfonie di Rossini possono simboleggiare il modus di Lorenzi di andare all'attacco. L'Inter 1946-47 non era granché, si piazzò a mezza classifica, nell'anonimato, 37 punti 67 gol fatti 60 subiti. Era l'epoca del «Grande Torino».
Il Torino era grande, aveva gli uomini della riscossa, l'Italia nello sport era Coppi e Bartali, era Consolini e Tosi, era il Torino che a Torino il 7 dicembre aveva piegato quell'Inter, con Lorenzi centravanti, per 5-0 (arbitro Galeati, gol di Menti, Loik, Mazzola, Fabian e Gabetto) e l'avrebbe piegata anche a Milano (arbitro Bonivento, il 6 maggio 1948), quel Torino cui tuttavia l'Inghilterra maestra avrebbe dato a distanza di pochi giorni una memorabile lezione di gioco (appunto il 16 maggio). Pozzo sbagliò formazione? Sbagliò a non includere Lorenzi? Può darsi. Siamo nel terreno dei senno di poi.
Pozzo invecchiava coi suoi ideali, l'Italia sua, degli alpini e della maglia azzurra consegnata con fierezza, non esisteva più. Si andava verso un' Italia a frontiere aperte e di più spaccate, ma come poter paragonare il Torino nostro, (uscito dalla guerra nostra, con le scarpe di cartone e le tessere annonarie, col pane di fango) con quell'Inghilterra ariosa, gigantesca, adusa ai ghiacci e alle tempeste, di capitan Swift, il portiere più gigantesco mai visto tra i pali, di Scott e Howe, di Wright, Franklin e Cockburn, di Matthews l'immortale, di Mortensen, di Lawton, di Mannion e Finney, ai Bacigalupo, Ballarin, Eliani, Annovazzi, Parola, Grezar, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola e Carapellese? I nostri ce la misero tutta, il «Grande Torino», corretto e di più depauperato di quegli innesti, ce la mise tutta, Swift parò tutto con parti minime del suo corpaccione, gli rimbalzarono addosso tiri da un metro di Carapellese e Gabetto, sventuratissimi quel giorno. Fu una sconfitta ma di più una disfatta. Anche nel calcio l'Italia non poteva che perdere, ieri assai più di oggi, dall'Inghilterra!
POI L'INTER CAMPIONE...
Quindi, non rimpiangiamo Lorenzi, con le serpentine, con gli scatti ruotanti del suo repertorio, non sarebbe servito nemmeno lui davanti a quei mostri. Il Torino bruciò a Superga, la Juve ne raccolse il testimone, ma l'Inter di Lorenzi era cresciuta; Soldan, Giacomazzi, Migliali, Fattori, Basso, Achilli, Armano, Wilkes, Amadei, Lorenzi, Nyers.
Li avevano accoppiati. Veleno e Amadei per avere più gol e più spettacolo ma eran Skoglund e Nyers gli uomini dello spettacolo. «Naka» tutto biondo e spiritato legatissimo al whisky. Una volta chiamarono il padre perché ammonisse il figliolo a bere meno ma a tarda notte un dirigente dell'Inter pescò in un bar ubriachi di whisky padre e figlio.
Storie di Calcio  • email info@storiedicalcio.it
Lorenzi e Nyers
Lorenzi con Nyers
Vladimiro Caminiti alla ricerca del vero Benito Lorenzi, soprannominato Veleno, estroso centravanti dell'Inter del
secondo dopoguerra


Benito Lorenzi
COSA SIA STATA l'Inter per i ragazzi usciti dalla guerra io può spiegare meglio di tutti Benito Lorenzi: chi più di lui s'è portata l'Inter nel cuore, l'ha rivitalizzata coi suoi furibondi scatti, l'ha arricchita di cuore, di rabbia, in modo particolarissimo di estro? Perché bisogna intendersi o tutto diventa relativo.
Non si nasce sempre geni, non si nasce nel calcio sempre Di Stefano o Puskas o Pelè.

Si può nascere Benito Lorenzi. Cioè, voglio dire, una peculiarità di certi italiani del popolo di non avere peso specifico, di non avere presenza, di essere bruttignaccoli (non che Benito lo fosse) oppure di avere tante altre cose che un gigante non ha, tanto entusiasmo e tanto scatto, inventando in un attimo grattacieli di gol.
E Lorenzi fu appunto tutto ciò ed in famiglia lo chiamavano «Veleno» perché era peggio di «Pel di carota». La Milano di quando vi arriva Lorenzi ha perso tutto ma si vuole fare di tutto con gli interessi. Ci sono mucchi di macerie agli angoli delle strade, la guerra ha buttato giù monumenti e cimeli del passato.
Il «Piccolo Re» se n'è scappato in Egitto, dal 2 giugno 1946 l'Italia è diventata Repubblica, Umberto di Savoia è in esilio.
Ma che giocatore Lennart Skoglund, il dribbling sul fondo prima del cross carezzevole.
E che legnata quel Nyers che potente goleador quell'apolide! L'Inter '49-50 risultò terza dietro la Juve vincitrice dei Martino, John Hansen, Praest, Parola, Boniperti, eccetera, e il Milano del « Gre-No-Li». Giorni duri per il paese, di ricostruzione e di confusione. Cominciavano le speculazioni edilizie, cominciavano finalmente a Milano i lavori della metropolitana ed allenava l'Inter un dottore dai gesti austeri, Alfredo Foni ex terzino juventino e azzurro.
Ed ecco l'Inter Campione d'Italia, con Ghezzi, Padulazzi, Giacomazzi, Neri, Giovannini, Fattori, Armano, Mazza, Brighenti, Skoglund, Nyers.
Punti 47, gol fatti 46 subiti 24, una squadra fabbricata sul modulo che Brera Gianni fu Carlo definirà all'italiana: ovvero, in porta e nei sedici metri il volante dei portieri, Ghezzi (e quelli come lui si son portati via anche il ruolo lasciandolo ai marcantoni dai robusti lombi), due terzini marcatori e spazzatori, un centromediano fortissimo nel breve ed in sostanza primo libero della storie (ancor più di Parola, cioè Giovannino, un mediano di lancio (Fattori) ed una ala di ampi raccordi, di ampia fatica, l'Armano. Raccolta nella propria trequarti, l'Inter smaniava con Lorenzi in contropiede folgoranti.
E sui suoi passaggi all'indietro irrompeva per il suo shot vittorioso, Stefano (Nyers) il «terribile».

1952-53, NYERS 15 GOL, LORENZI 12.
1953-54: Armano 13 gol, Lorenzi 12, Skoglund 10: i giorni più belli per Lorenzi interista. Ora può pavoneggiarsi, E' spesso fotografato accanto a Meazza, che dice di Benito bellissime cose.
E veramente Benito, che ha accolto come figli suoi Sandro e Ferruccio Mazzola, è un uomo amabile quel che ha sul labbro ha nel cuore, è una faccia la sua che agli italiani racconta il calcio della domenica, cioè anche la generosità,  la guasconeria dei campioni del calcio, Questi milionari che i ragazzi usciti dalla guerra si figurano come invincibili: guerrieri in scarpe bullonate e di più ancora uomini baciati in fronte dalla più dolce fortuna.
Era vero? forse sì a parlare con il Lorenzi di oggi, nemmeno troppo dissimile da quello. E
terno ragazzo, barzellettiero, vulcanico, asserisce di continuare a fumare e far piroette, dì vivere come un eterno ventenne. E ti guarda coi suoi occhi brucianti, una carriera vissuta come un sogno inseguito da nembi di avversari e sempre vittorioso (stupendi i suoi gol a Sentimenti IV che io pativa moltissimo!)
Non giocava soltanto coi piedi, testa e frattaglie sparse, anche con la bocca giocava (e che bocca!), era un fascio di nervi che scatenava nella lotta, era il guizzo del centravanti di una volta uscito dalla guerra, quindi contorto, torturato e più aguzzo.  Benito -Veleno- Lorenzi: due volte campione d'Italia, 242 gol in serie A, in 304 partite, 14 volte nazionale con 4 reti.


Vladimiro Caminiti
SEZIONE monografie
Benito Lorenzi
Dati biografici
Nome Benito Lorenzi
Nato 20 dicembre 1925
Borgo a Buggiano (PT)
Paese bandiera Italia
Morto 3 marzo 2007
Milano
Dati agonistici
Disciplina Calcio
Ruolo Attaccante
Carriera
Giovanili
1946  Borgo a Buggiano
Squadre di club*  
1946/1947  Empoli 40 (15) B
1947/1958  Inter 305(138) A
1958/1959  Alessandria 25 (4) A
1959/1960  Brescia 14 (4) B
Tot. Serie A 23° class. marcatori 330 (142)
Nazionale 
1949/1954 Bandiera dell'Italia Italia 14 (4)
SEZIONE monografie
Google