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La nascita di uno dei Derby più sentiti: quello tra Lazio Roma. Il primo match risale al 1929 con il duce Mussolini protagonista di un clamoroso voltafaccia... Ecco ricostruito il sapore di quelle prime sfide.
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Quando il duce passò dalla Lazio alla Roma
L'otto dicembre del 1929 allo stadio della Rondinella, Lazio e Roma si fronteggiarono per la prima volta.
Iniziò così la storia del derby, una piccola storia che via via s'è guadagnata un posto nella grande storia di questo nostro football.
Piccola storia calcistica d'una Roma romanesca, rugantina, strafottente, fumantina, sotto sotto caciona e mammarola, la storia d'una Roma, insomma, scomparsa e d'un derby scomparso.
Per quel primo derby convennero alla Rondinella quindicimila spettatori, la piu' parte tifosi della Roma che erano i piu' caciaroni e, dalla caciara che montarono, sembrarono ancora piu' numerosi. Era la Roma della vecchia aristocrazia e della plebe nei cui cromosomi circolava il giallo ed il rosso dei colori di Roma.
I tifosi di parte laziale provenivano invece dalla medio piccola borghesia bottegara e impiegatizia: Policarpo dè Tappetti ufficiale di scrittura, il personaggio che Gandolin mise al mondo negli anni che venne fondata anche la Società Podistica Lazio, poteva essere il loro prototipo.

Per ragioni di vicinanza con lo stadio della Rondinella stavano schierati con la Lazio anche i Parioli della nuova aristocrazia dei ministeri e degli affari. E gli inurbati, un costume che s'è conservato nel tempo: chissà perchè il forestiero che sceglie di vivere a Roma decide infallibilmente di fare il tifo per la Lazio.
Quel primo derby fu vinto per 1-0 dalla Roma, e così il secondo, 3-1, il primo gol segnato da Fulvio Bernardini che, quattordicenne appena, aveva giocato nella Lazio di dieci anni prima, come portiere,quando la Roma ancora non esisteva. Al derby della stagione '30-31, il terzo, 1-1 al campo Testaccio, presenziò il duce che, prima della marcia su Roma, s'era fatto socio della Lazio ma, una volta impadronitosi di Roma, aveva fatto scomparire la tessera.
Il duce non presenziò alla partita di ritorno, nemmeno presentisse cosa sarebbe accaduto...
Piccola storia dei primordi del derby romano
Lazio Roma 2-2, stagione 30/31
Dopo il 2-2 conclusivo, De Micheli er Fasciolaro, De Micheli "il terzino che scrocchia ch'è un piacere" secondo la canzone sociale, se la prese col generale Vaccaro super gerarca e super tifoso della Lazio, e ne nacque una gran rissa generale che soltanto i reali carabinieri a cavallo riuscirono a sedare.
E l'altro derby turbinoso fu quello del 21 febbraio del '37, con botte in campo ed in tribuna dopo la vittoria per 1-0 della Roma.
Due fattacci nei primi settantasei derby; una statistica da bravi ragazzi, insomma. Almeno fino a tutti gli anni '50 il derby romanesco rimase il derby festevole delle battute sgherre, delle scommesse innocenti e un pò sciocche, dei banchetti a carico della parte sconfitta, delle
passatelle che a volte prendevano d'aceto, provocando tutt'al piu' una scazzottata dalla quale si usciva piu' amici, e piu' calcisticamente nemici, di prima.
Fino al campionato '39-40 la Roma vinse undici volte, ottenendo addirittura un 5-0 nel '33, e la Lazio tre, la prima volta il 23 ottobre del '32 allo stadio del Pnf (Partito nazionale fascista), la seconda il 15 gennaio del '39 quando espugnò campo Testaccio.
Volk (foto a sinistra) soprannominato vuoi Sigghefrido vuoi Sciabbolone, e Bernardini Core de Mamma e, via via nel tempo, Garibbardi, Fuffo Nostro, il Dottore: i primi soprannomi nella letteratura del derby, un'investitura, una gratificazione che, per una loro distinzione forse calcistica, forse caratteriale, o diciamo culturale decorò: er Sorcetto, er Fasciolaro, er Carota, Bibbitone, l'Avvocato, Provolone, Pennellone, Conijetto, Filò, Gatto Nero, Corsaro Nero, er Zanzara, Geronimo, Pagaja, Flacco, Cecio, Picchio, Arcangelone, Mucci Mucci, Bomba, Raggio di Luna, er Reuccio de Bbari, er Fornaretto de Frascati, Enrico Toti, Testina d'Oro, Còre de Roma, il Principe, il Divino.
Soltanto il grande Silvio Piola non venne mai insignito d'un soprannome, forse perchè, da lomellino vercellese riservato qual'era, non s'era mai veramente integrato in quella Roma chiassona, che pure l'aveva eletto a mito.
Figure e figurine della galleria del derby romanesco. Sclavi altrettanto bravo nelle arti belle del portiere e del pittore; e Attilio Ferraris (foto a fianco) che spendeva la vita con la stessa generosità con cui, "Chi dalla lotta desiste fa una fine molto triste chi desiste dalla lotta è un gran fijo de 'na mignotta", infiammava per giuramento i suoi alla pugna; e Masetti scomparso nella mischia del derby 21 febbraio del '37 e ritrovato a terra esanime in fondo al mucchio, ma col pallone serrato al petto; e Di Benedetti il trovatello uscito dall'ospizio di Albano Laziale per segnare il primo gol della Roma nel 3-1 del '36; e Amadei il fornaretto di Frascati che segnò per la Roma il gol del pareggio del '40; e Flamini che eroicamente scese in campo per il derby del '39, "Ho l'alito cattivo, ma giocherò lo stesso", e segnò per la Lazio il gol della vittoria; e Da Costa che tra il '56 e il '59 rifilò nove gol a Lovati portiere della Lazio; e, negli anni '70 i gol, un pò pè bravura e un pò pè ttigna, di Chinaglia e Giordano centravanti della Lazio e laziali di fede; e Losi per quindici anni filati "còre de Roma".

Fino ad arrivare al 28 ottobre del '79 allo stadio Olimpico un razzo, partito dalla curva opposta, uccise un giovane tifoso della Lazio, Vincenzo Paparelli.
Il Derby non sarà più la stessa cosa...
Adattamento testo di Sergio Valentini
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