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Giovanni Trapattoni scrisse un memorabile decennio nella lunga storia della Juventus. Una lunga catena di successi inziata, tra una grande diffidenza, nel 1976 e concluda nel 1986. Ecco ripercorsi tutti i trionfi del Trap
Dominatrice in Italia e in Europa a cavallo tra gli anni 70 e 80
La Juventus di Trapattoni
Dopo una soddisfacente carriera di giocatore nel ruolo di mediano ed una breve parentesi sulla panchina del Milan iniziò ad allenare la Juventus nell'anno 1976.
Fu quella una coraggiosa decisione dell'allora presidente bianconero Giampiero Boniperti che decise di affidare al giovane Trapattoni una delle panchine più prestigiose del massimo campionato.
Tale scelta si rivelò vincente visto che il Trap (com'è affettuosamente soprannominato da tutti gli appassionati di calcio), riuscì al primo colpo a conquistare il tricolore e a trionfare in Coppa UEFA battendo in finale gli spagnoli dell'Atletico Bilbao: i primi di una lunga serie di trionfi che in dieci anni che andranno a gonfiare la bacheca della Juventus.
Ecco ripercorso il decennio d'oro del tecnico di Cusano
Stagione 1976/77

ACQUISTI
Benetti (c) Milan, Boninsegna (a) Inter, Cabrini (d) Atalanta, Marchetti (c) Novara
CESSIONI
Anastasi (a) Inter, Capello (c) Milan, Damiani (a) Genoa, Savoldi II (c) Sampdoria, Verza (c) Vicenza

Se n'è appena andato Carlo Paro­la, timoniere dello scudetto 1974-75. Girano nomi importanti, per la sostituzione: quelli di Bersellini, Di Marzio, Angelillo. Invece, dal cilindro di Giampiero Boniperti spunta Giovanni Trapattoni, che ha appena chiuso col Milan e sem­brava a un passo dal ripartire dall'Atalanta, in Serie B.
Il Trap non fa rivoluzioni, a Boniperti chiede solo due guerrieri, Boninsegna e Benetti. Il presidente è perplesso, i tifosi sono amareggiati. Trapattoni viene accontentato e i risultati gli danno ragione: la Juventus parte a razzo, duella con il Torino di Ra­dice, campione uscente e grande favorito, fino all'ultima giornata. Finisce con i bianconeri a quota 51 e i granata un punto più giù, ri­sultato storico e irripetibile. Intan­to, a primavera è sbocciato un fio­re chiamato Antonio Cabrini, e an­che grazie al suo apporto la Ju­ventus si fa largo in Coppa Uefa.
Le mani sul trofeo, il primo rico­noscimento internazionale nella storia della società, l'armata del Trap le mette il 18 maggio 1977, allo stadio San Mames di Bilbao: nel ritorno della finale di Uefa, l'Atletico Bilbao vince 2-1, reti portoghesi di Irureta e Carlos, rete bianconera di Bettega. All'andata era finita 1-0 per la Juve, grazie a un gol di Tardelli. È il trionfo, e in quattro giorni la festa si completa: il 22 maggio, la Juve vince il di­ciassettesimo scudetto.

Stagione 1977/78

ACQUISTI
Fanna (a) Atalanta, Verza (e) Vicenza, Virdis (a) Cagliari

CESSIONI
Marchetti (c) Cagliari, Gori (a) Verona, Schincaglia (a) Juniorcasale


Cambia poco, la seconda Juve del­l'era Trapattoni. In pratica arriva solo Pietro Paolo Virdis, dal Ca­gliari, dopo un iniziale "no" al tra­sferimento che coglie di sorpresa Boniperti e lo induce a volare per­sonalmente in Sardegna per con­vincere il giocatore. Virdis arriva, ma non cambia faccia alla squa­dra, anche perché una lunga malat­tia lo tiene lontano dal campo per due terzi della stagione. Tocca a quelli che già ci sono, crescere e convincere. Gaetano Scirea, per esempio, senza clamore sta diven­tando il miglior libero d'Italia, e a prendere il posto di Facchetti in maglia azzurra.
Fatica maggior­mente il giovane Cabrini, chiuso da una difesa titolare rocciosa che Trapattoni non si sente, per il mo­mento, di rivoluzionare. Viaggia di conserva, la Juventus, e tanto basta a conquistare il secondo titolo con­secutivo dell'era-Trapattoni. L'u­nico avversario che prova a tenere il passo è il Vicenza-rivelazione di Paolo Rossi. Il sogno europeo si arresta alle semifinali della Coppa dei Campioni, con l'eliminazione subita ad opera del Bruges.

Stagione 1978/79

ACQUISTI
Brio (d) Pistoiese

CESSIONI
Spinosi (d) Roma


Forse la peggior stagione dell'era del Trap. I bianconeri che hanno partecipato al Mondiale d'Argen­tina tornano svuotati. Doveva arri­vare Paolo Rossi, cresciuto nel vi­vaio bianconero, ma Farina brucia Boniperti alle buste per una cifra stratosferica e il bomber resta a Vi­cenza.
In campionato s'involano Milan e Perugia, in Coppa Cam­pioni la Juve salta al primo turno, eliminata dai Rangers. Resta solo la Coppa Italia, e Trapattoni la vuole a tutti i costi: missione com­piuta a Napoli, contro il Palermo, ma solo ai tempi supplementari.

Stagione 1979/80

ACQUISTI
Bodini (p) Atalanta, Prandelli (c) Atalanta, Tavola (c) Atalanta, Marocchino (a) Atalanta

CESSIONI
Benetti (c) Roma, Alessandrelli (p) Atalanta, Boninsegna (a) Verona


Ripartire da quel terzo posto che, dopo due scudetti, sembra una mezza disfatta. Trapattoni si mette all'opera pescando nella rosa dell'Atalanta: da Bergamo arrivano Tavola, Prandelli, Marocchino e Bodini. Stavolta, però, la Juve par­te ancora peggio, e a metà campio­nato è quint'ultima, con 14 punti in 15 partite. Mentre l'Inter s'invo­la verso lo scudetto, i bianconeri si risvegliano e con un girone di ri­torno ad alto livello (24 punti) rag­giungono il secondo posto. In Coppa delle Coppe e in Coppa Ita­lia, la Juve si ferma alle semifina­li: la mettono fuori gioco, rispetti­vamente, l'Arsenal e il Torino.

Stagione 1980/81

ACQUISTI
Brady (c) Arsenal, Osti (d) Udinese
CESSIONI
Tavola (c) Cagliari, Virdis (a) Cagliari, Koetting (c) Udinese

Liam Brady, irlandese di 24 anni, è la stella dell'Arsenal. Il presidente Boniperti lo sceglie come primo straniero della Juventus dopo la riapertura delle frontiere. Brady ha fisico esile e piedi fatati, Trapatto­ni gli mette sulle spalle il numero 10 e lui prende per mano la squa­dra e la riporta in alto: parte piano, ma cammin facendo trova il ritmo e infila la strada giusta, quella che porta verso il diciannovesimo scu­detto. Brady è anche il primo marcatore di una sorta di "cooperativa del gol": segna otto reti, Cabrini e Tardelli ne fanno sette, Bettega, Fanna e Marocchino cinque, Scirea quattro. La Juve gira a quota 18, poi azzecca un girone di ritor­no esaltante, che vale 26 punti, ag­gancia Roma e Napoli e le supera. Trapattoni si esalta, parla di nuovo ciclo bianconero. In Europa va male, al secondo turno di Uefa la Juventus viene eliminata dal Widzew Lodz, guidato dal giovane ta­lento polacco Boniek.

Stagione 1981/82

ACQUISTI
Virdis (a) Cagliari, Bonini (e) Cesena, Rossi (a) Vicenza, Koetting (e) Udinese
CESSIONI
Causio (c) Udinese, Cuccureddu (d) Fiorentina, Verza (c) Cesena, Storgato (d) Cesena, Koetting (c) Spal, Pin (c) Sanremese

Lo scudetto numero venti, quello della seconda stella, arriva a un quarto d'ora dalla fine dell'ultima giornata di campionato, dopo un lungo testa a testa con la Fiorenti­na. A Catanzaro il tricolore è nelle mani di un campione che sa già che il suo destino sarà lontano da Torino. Brady ha appena saputo che gli stranieri della Juve, nella prossima stagione, saranno Platini e Boniek. Eppure, minuto settan­tacinque di Catanzaro-Juventus, batte con imperturbabile freddez­za il rigore decisivo che consegna all'armata del Trap vittoria e scu­detto. La sua corsa, la Juventus l'ha fatta senza Bettega, fuori dal­la settima giornata per un grave irrfortunio al legamento collaterale del ginocchio sinistro, rimediato in uno scontro con Munaron nel­l'andata degli ottavi di Coppa Campioni contro l'Anderlecht, sfida sfortunata anche perché i belgi buttano la Signora fuori dal­l'Europa. Paolo Rossi rientra, do­po due anni di inattività, solo nel­le ultime due partite. Sorprende e incanta il giovanissimo Giuseppe "Nanù" Galderisi, che segna sei gol, tutti decisivi.

Stagione 1982/83

ACQUISTI
Platini (c) Saint-Etienne, Boniek (a) Widzew Lodz, Storgato (d) Cesena, Koetting (c) Spal
CESSIONI
Fanna (a) Verona, Virdis (a) Udinese, Brady (c) Sampdoria, Tavola (c) Lazio

Parte con i riflettori puntati ad­dosso, la nuova Juve di Trapatto­ni, impreziosita dai gioielli Plati­ni e Boniek. Tutti la danno come favorita, un attacco con Rossi, Bettega, Platini e Boniek sulla carta è da urlo. Invece, come suc­cede spesso, i profeti hanno vita difficile. Proprio come la Signo­ra, che parte male e si ritrova a fare i conti con i problemi mu­scolari di Platini, che non ingra­na. È l'anno della Roma di Liedholm, di Falcao, e contro il destino non si può andare. L'idea è quella di prendersi una bella ri­vincita in Coppa dei Campioni. Il sogno infinito. Sembra fatta, quando la Juventus arriva alla fi­nalissima di Atene, il 25 maggio dell'83 contro l'Amburgo. Sugli spalti ci sono cinquantamila ita­liani, è come giocare in casa. In­vece, arriva il gol di Magath al nono minuto a raffreddare i cuo­ri. Una doccia ghiacciata, la Juve europea si spegne lì, a un passo dal grande traguardo. Trapattoni pensa seriamente ad andarsene, Boniperti lo trattiene. Lui resta, e reagisce. Porta il suo gruppo al successo in Coppa Italia e nel Mundialito per club. A fine sta­gione, Dino Zoff dice basta. È stato una bandiera della Juve e della Nazionale, ha vinto abba­stanza per chiudere, a quarant'anni, una carriera splendida.

Stagione 1983/84

ACQUISTI
Tacconi (p) Avellino, Penzo (a) Verona, Caricola (d) Bari, Vignola (c) Avellino
CESSIONI
Galderisi (a) Verona, Bettega (a) Toronto, Marocchino (a) Sampdoria, Storgato (d) Verona

Si accende il Re Michel Platini, finalmente libero dai problemi fi­sici, fa esplodere sul campionato italiano la sua classe infinita. Ri­sultato: tanto fosforo da illuminar­ci il gioco della squadra, con l'ag­giunta di un grappolo di gol im­portanti. Alla fine saranno venti, e porteranno Roi Michel dritto sulla vetta della classifica marcatori. In porta, il totem Zoff è sostituito de­gnamente dal giovane Stefano Tacconi. Insomma, la Juventus è pronta a ripartire di slancio. Arriva lo  scudetto numero ventuno, ma arriva anche la Coppa delle Cop­pe, che per la prima volta finisce nella bacheca di Galleria San Fe­derico. Il re delle notti d'Europa è Zibì Boniek, molto più indecifra­bile in campionato. Finale a Basi­lea, 16 maggio dell'84: Juventus-Porto 2-1, è proprio Zibì a mettere l'impronta sul trofeo internaziona­le più importante della storia bian­conera. Solo un inizio, per Trapat­toni. Lui preferisce parlare di trampolino di lancio verso la cop­pa che ancora manca, quella più sognata dal popolo juventino. Lui pensa alla Coppa dei Campioni, sente che il traguardo è vicino...

Stagione 1984/85

ACQUISTI
Favero (d) Avellino, Limido (c) Avellino, Briaschi (a) Genoa, Pioli (d) Parma
CESSIONI
Gentile (d) Fiorentina, Penzo (a) Napoli

Il campionato finisce presto, per chi è partito col dovere di difen­derlo. Troppi problemi, per Tra­pattoni. La stanchezza di Platini, spremuto dalle partite dell'Euro­peo vinto con la maglia della Na­zionale francese; gli infortuni di Brio; gli addii annunciati prema­turamente da Rossi, Boniek e Tardelli. È l'anno del Verona di Ba­gnoli e dell'ariete Elkjaer, viag­giano forte anche Inter, Torino e Sampdoria. Trapattoni intuisce che il campionato è perduto e si butta sull'Europa. Nel mirino c'è un obiettivo immenso, la Coppa dei Campioni. La Juve scalda i muscoli vincendo la Supercoppa europea, contro il Liverpool, 2-0 a Torino il 16 gennaio '85 con una doppietta di Boniek. E ritrova il Liverpool nella finale di Coppa Campioni, il 29 maggio allo sta­dio Heysel a Bruxelles. Dovrebbe essere la data di una serata di fe­sta, passerà alla storia del calcio come uno dei suoi giorni più tra­gici: sulle tribune del vecchio, ob­soleto Heysel, si scatena la follia degli hooligans inglesi. La gente fugge, tanti restano schiacciati contro le reti di recinzione. Scene apocalittiche, quando la polizia belga riesce a riportare la calma è troppo tardi, ed è una calma mor­tale: trentanove corpi restano a terra. In campo, dopo una sospen­sione, la partita riprende in un cli­ma surreale. Motivi di ordine pub­blico, si dirà poi. E la Juventus vince il trofeo a cui teneva di più nella notte insanguinata di Bruxelles, e non può far festa. Nessuno sorride, nessuno è felice. Il segno di quella notte dannata re­sterà nell'anima di tutti quelli che c'erano.

Stagione 1985/86

ACQUISTI
Manfredonia (c) Lazio, Mauro (a) Udinese, Serena (a) Torino, Laudrup (a) Lazio, I. Bonetti (c) Genoa, Pin (e) Parma, Pacione (a) Atalanta
CESSIONI
Prandelli (c) Atalanta, Tardelli (c) Inter, Rossi (a) Milan, Boniek (a) Roma, Vignola (c) Verona, Limido (c) Atalanta

Manca ancora un trofeo, nella ba­checa bianconera. Trapattoni si mette al lavoro per portare a Tori­no la Coppa Intercontinentale. La conquista l'8 dicembre 1985 a Tokyo. È una vera battaglia, contro l'Argentinos Juniors. Finisce 2-2 dopo i supplementari, 6-4 ai rigori. Quello decisivo, guarda un po', lo segna Michel Platini. In campiona­to la Juve parte fortissimo: otto vit­torie nelle prime otto partite, pri­mato che fino a questo momento apparteneva soltanto a un'altra Ju­ve, la prima del favoloso quin­quennio degli anni '30, quella del­la stagione 1930-31 per intenderci. A metà campionato i bianconeri hanno 26 punti, ed è sempre re­cord, ma quando sembra che il gio­co sia più facile del previsto arriva l'affanno. C'è il ritorno della Ro­ma, c'è la strenua resistenza dei ra­gazzi del Trap, cose che danno un gusto vivo al torneo. Concentrarsi sul campionato costa caro in Cop­pa Campioni, dove i bianconeri vengono eliminati dal Barcellona. Finisce in gloria, l'ultima stagione del Trap, con il ventiduesimo scu­detto e l'impronta bianconera sul mondo. Abbastanza per crogiolar­si nell'oro della gloria, se non ci si chiamasse Giovanni Trapattoni. Il condottiero ha già deciso, il suo ci­clo bianconero è terminato. Di lì a un anno, se ne andrà anche l'ulti­mo e il più grande dei suoi guer­rieri, quel Michel Platini che quan­do arrivò in Italia era un magnifico anarchico del pallone, e che sotto le cure del Trap è diventato cuore, cervello e motore della Juventus e della Francia. Il migliore, per farla corta.

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