per commenti, suggerimenti e contributi scrivi a:
info@storiedicalcio.it
GUIDA alle SEZIONI
Storie di Calcio • email info@storiedicalcio.it
Quando l'aveva incontrata alla Famiglia Meneghina, il luogo della milanesità borghese, e le si era presentato: "Permette, Ivanoe Fraizzoli", lei era scoppiata a ridere per quel nome alla Walter Scott. Lui raccontava che aveva spento quella risata inebriandola con un valzer perchè "de bala' seri propri bravo".
Anche Moratti era "bravo" a ballare, da ragazzo era soprannominato "il samba".
E Moratti, che aveva un sesto senso per entrare e uscire dalle "cose" al momento giusto, gli cedette l'Inter nel maggio '68. I tempi, che preannunciavano tempeste sociali, e l'eredita' morattiana, così carica di trionfi e carismatica anche nel mattatorismo di Herrera "taca la bala", sembravano destinare quel signore alla graticola del tifo da una parte e dell' esposizione sociale dall' altra.
L'ULTIMO AMBROSIANO
Ebbe il coraggio di succedere a Moratti. Presidente dal maggio '68 ricostruì la squadra che aveva vinto in Europa e nel mondo.
Da presidente ha vinto due scudetti ('71 e '80), due Coppe Italia ('78 e '82), un Mundialito ('81). Nel '72, l'Inter arrivò alla finale di Coppa dei campioni.
Fraizzoli e Milano, un ambrosiano doc col cuore nerazzurro. Fisicamente, nei toni della voce, nel faccione, nella bonomia, e' stato l'ultimo presidente dell'Inter davvero ambrosiano: piu' tipicamente milanese di Angelo Moratti e dello stesso Claudio Rinaldo Masseroni, massiccio e sempre armato di sigaro, il presidente di Skoglund, di Nyers e di Wilkes. Non aveva quarti di nobilta' industriale, nè l'aureola del self - made man che dal nulla crea un straripante portafoglio, che dalla valigetta di rappresentante, come Moratti, arriva a un impero del petrolio. Anche in questo, assomigliava allo sterminato popolo della fabbrichetta, della bottega che è la ricchezza della città . Faceva e vendeva giacche e livree per i camerieri delle grandi famiglie.
N
iente che, prima dell'Inter, avrebbe potuto accendere i riflettori su lui e sulla moglie Renata. Milanesissimamente, la chiamava "Nana" e diceva "la Nana valeva dieci volte la mia situaziun", dove "situaziun" stava per beni al sole.

famiglia e al lavoro, si trattò anche di un atto d'amore verso la squadra per la quale aveva sempre tifato.
Ivanoe amava esibire un tesserino comprovante la sua passata militanza nel settore giovanile nerazzurro:
"... dopo qualche partita mi dissero di cambiare mestiere" confessò una volta, forse per nascondere la sua giustificata soddisfazione.
Come detto, non era di poco conto la responsabilità che Fraizzoli si era preso: già l'anno prima la squadra, giudicata ormai sazia di vittorie, era stata rivoluzionata ma senza risultati apprezzabili. Ora si trattava di ricostruire l'ambiente e di ricominciare a vincere.
Herrera fu rimpiazzato con Foni, Allodi con Manni e, nel giro di due anni, arrivarono Bertini, Giubertoni, Lido Vieri, Frustalupi, Boninsegna, Jair (che era stato un anno alla Roma), Pellizzaro; il vivaio fornì Bellugi, Oriali e Bordon, in panchina Heriberto Herrera subentrò a Foni e venne a sua volta sostituito da Invernizzi: Fraizzoli vinse così lo scudetto 1971, uno dei più entusiasmanti nella storia dell'Inter (leggi qui per approfondire), anche perchè ottenuto (come già nel 1964/65) con un inebriante sorpasso sul Milan.
C
i voleva un grande coraggio per subentrare, e a Ivanoe Fraizzoli questo coraggio non mancò.
Per un uomo come lui, devotamente attaccato alla
UNA LUNGA STORIA D'AMORE
Fraizzoli e Lady Renata, sono loro i protagonisti dell'Inter anni '70
Q
uell'Inter era una signora squadra, che l'anno seguente arrivò alla finale di Coppa dei Campioni. Si giocò a Rotterdam contro l'Ajax, e l'Inter dovette
inchinarsi a due prodezze di Cruijff, marcato da un giovanissimo Oriali, dopo che sullo 0-0 Boninsegna colpì un palo con un violento tiro da lontano.
Una squadra che avrebbe anche potuto riaprire un ciclo, ma gli anni seguenti furono solo di lungo e costante declino, che videro prima il provvisorio ritorno di Helenio Herrera, poi un anno con Suarez e due con Chiappella, con risultati non andavano al di là del piazzamento Uefa.
Fraizzoli cominciò allora un'intelligente e mirata opera di rifondazione, affidandosi al duo Mazzola (ritiratosi al termine della stagione 1976/77) - Beltrami (giovanissimo manager proveniente dal Como) e programmando in tre anni uno scudetto che puntualmente arrivò nel '79-'80: era l'Inter di Beccalossi e di Altobelli, nella quale Marini, Bordon e Oriali erano ormai dei veterani.
Tutti comandati dal sergente di ferro Eugenio Bersellini in panchina.
Dopo il Mondiale di Spagna, Fraizzoli si trovò a fare i conti con le nuove leggi sul trasferimento dei giocatori, perse due giocatori importanti (Oriali e Bordon)e ne fu molto amareggiato: forse in quel momento cominciò a pensare di lasciare la presidenza ma, come era nel suo carattere, volle preparare con cura la successione

LE DUE PERLE DI FRAIZZOLI
Sotto la sua presidenza, l'Inter vinse lo scudetto nel 1970/71 battendo in volata il Milan, e nel 1979/80 con al timone Bersellini
di staccare il cordone ombelicale e come ricorda lo stesso Ivanoe, tutto cominciò con l' insonnia: "Continuavo a rigirarmi nel letto, la Renata una notte mi disse: Ivan, basta, vendi l'Inter, così torneremo a vivere".
Era l'autunno '83: Ivanoe Vittorio Fraizzoli, ex pugile (peso medio, si allenava alla palestra "Bosisio") e ciclista mancato, diede ragione a sua moglie, tifosa dell'Inter come e più di lui, e decise che era venuto davvero il tempo dell'addio.
Chiamò Ernesto Pellegrini, allora vice - presidente, che per lettera gli aveva manifestato la propria disponibilità a succedergli e l'operazione venne chiusa.
A tempo di record e in gran segreto.
Finchè il 15 gennaio '84, la domenica di Sampdoria Inter 0-2, nello spogliatoio deserto di "Marassi", chiamò Mazzola e Beltrami, consigliere delegato e d.s. nerazzurri e confessò : "Ragazzi, ho venduto l'Inter".
VECCHIO E NUOVO: Fraizzoli volle in Consiglio Pellegrini per preparare con cura la successione
spinto a lasciare, l'ultimo questa estate, quando Bordon e Oriali, due figli per me, se ne sono andati alla Samp e alla Fiorentina. Io mi sento un De Amicis, ma i De Amicis che vogliono scrivere il libro "Cuore" con le squadre di calcio sono fuori moda".
Scoppiò in lacrime e lasciò.
A suggerire l'uscita non era la preoccupazione di dover moltiplicare il proprio impegno economico (Fraizzoli non aveva mai avuto di questi problemi), ma la certezza che il calcio dei suoi sogni, quello che lo aveva spinto a prendere la tessera dell'Ambrosiana l'1 agosto 1931 e a voler bene soltanto all'Inter, stava diventando un pericoloso gioco di miliardi.
er iniziare chiamò nel Consiglio Ernesto Pellegrini e lo fece vicepresidente. Era un periodo molto combattuto, si trattava di decidere una volta per tutte
P
L
a notizia uscì tre giorni dopo e, il 19 gennaio, Fraizzoli spiegò il suo addio: "Con il cuore non si possono più dirigere le società; questo calcio non lo riconosco più. Io sono un uomo d'altri tempi. Il mio calcio era quello di via Goldoni, una serie di traumi mi hanno
quella domenica 2 maggio 1971, il giorno del suo cinquantacinquesimo compleanno, quando l'Inter si assicurò l'undicesimo scudetto (poi bissato nell'80), ma quella era un'emozione da vivere con il giusto distacco.
Il bilancio in ordine era il suo chiodo fisso, perchè "non so nemmeno che cosa sia una cambiale e i debiti non si fanno neppure nel calcio".
Per rispetto del bilancio, non aveva esitato a rinunciare ad alcuni giocatori importanti, magari già presi: Anastasi, Tardelli, Ancelotti, Paolo Rossi, Diaz erano tutti scappati via, per un dettaglio, per un impegno non mantenuto (dagli altri), per una sfumatura.
Diversa era stata la storia con Platini, preso da Mazzola e Beltrami nel '78 (leggi qui per approfondire), dopochè Franchi aveva assicurato che le frontiere sarebbero state riaperte immediatamente e poi finito alla Juve quattro anni dopo, per una serie di incomprensioni.
L
ui invece considerava il folber una passione fortissima, ma pur sempre un passatempo. All'inglese. Era stato l'uomo più felice del mondo,
Malandato com'era, non voleva rinunciare alla sua Inter. Un presidente all' antica, un gentiluomo corretto e leale, un amico, un imprenditore che si era messo al servizio del suo ideale sportivo; sinceramente nerazzurro fin da bambino, era diventato socio dell'Inter il 10 ottobre 1948 insieme a sua moglie Renata.
D
iventato presidente onorario, Ivan seguì l'Inter con lo stesso affetto, a volte anche in trasferta; comunque a S. Siro non mancava mai: in tribuna d' onore i coniugi Fraizzoli erano una istituzione. Negli ultimi tempi Ivan si faceva sorreggere fino al suo posto.