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GUIDA alle SEZIONI
"Il calcio è straordinario proprio perché non è mai  fatto di sole pedate.
Chi ne delira va compreso..."
ROMA - Inizia il campionato 1976/77. Chiediamo a Gianni Brera chi vincerà Io scudetto.
-  Hai fatto le carte anche quest'anno?
«Tu ci scherzi ma non è che l'anno scorso le carte abbiano sbagliato».
— Avevano previsto un duello Napoli-Torino.
«Ebbene il Torino ha vinto lo scudetto e il Napoli ha vinto la Coppa Italia. Le carte hanno sbagliato solo lo spareggio che non c'è stato».
— Quest'anno cosa prevede la cartomanzia di Breragiovannifucarlo?
«Sarà bene precisare che le carte sono memorizzate, come si fa con il computer. I buchi nelle schede non sono fatti a capocchia. Scelgo le squadre nelle quali credo e lavoro su quelle».
— Prevedi un ciclo del Torino?
«Secondo me l'Inter ha più probabilità del Napoli e dello stesso Torino».
— L'Inter sinora ha ricevuto solo critiche.
«Ho criticato Fraizzoli anch'io, specie per gli acquisti di Merlo e di Anastasi».
— Sembravano acquisti indovinati.
«Si sapeva da anni che Merlo non è uno che tiene per tutto il campionato. E poi ha gli stinchi da arabo, il mio amico Ivanhoe ha sbagliato a dar retta a Chiappella».
— Tu chi avresti preso?
«Gola, ad esempio. Guarda io non avevo mai visto l'Ascoli e quindi non conoscevo Gola. L'ho scoperto adesso: e mi sono detto, possibile che quei pirla dì milanesi non si siano accorti che è bravo?».
— A volte...
«Lo so, ci sono atleti che restano tutta una carriera nelle squadre minori e si dice che non sono fortunati, ma, belin, si doveva pur intuire che all'Inter occorreva una mezzala come Gola».
— Perché?
«Perché una mezzala per prima cosa deve saper correre Gola corre e Merlo no».
— Per il movimento l'Inter ha Anastasi.
«E io ti dimostro che con Anastasi, Fraizzoli ha preso una fregatura maggiore ancora di quella di Merlo».
— Dici sul serio?
«Anastasi, amico mio, è finito e se non fosse stato finito la Juventus non l'avrebbe dato via, visto che era protetto pure dal clan dei siciliani».
— Su cosa si basa il tuo giudizio?
«Sul tenore di vita che Anastasi ha tenuto negli anni passati».
— Si è dato alla pazza gioia?
«Siccome è siciliano e ha sposato una lombarda era nelle condizioni per non essere accolto dai torinesi. Quindi non si è integrato socialmente».
— E con ciò?
«E' stato costretto a passare le serate chiuso in casa giocando a ramino con gli amici».
— Che c'è di male?
«Ai lati del tavolo di gioco c'era sempre il pacchetto di sigarette e la bottiglia di whisky a portata di mano».
— Fumando come un turco...
«Pietruzzu si è distrutto da solo. Ormai è finito, è inutile farsi illusioni».
— Ma se Anastasi è finito come fai a credere nell'Inter?
«Non è detto che per Chiappella la fine di Anastasi possa essere un male. Mette dentro Muraro ed è a posto. Muraro è uno che sa tirare certe legnate...».
— Eppoi in chi credi dell'Inter?
«Credo in Mazzola. Se don Lisander ha voglia di giocare, Chiappella è salvo».
— Dicevi che hai cieca fiducia anche nel Napoli perché?
«Tanto per cominciare, per le cifre».
— Come sarebbe a dire?
«Tra le grandi città, il Napoli è l'unica squadra che non ha ancora vinto lo scudetto. L'hanno vinto la Fiorentina, il Bologna e persino il Cagliari, una volta o l'altra dovrà pur vincerlo anche il Napoli».
— Sarà la volta buona?
«Io penso di sì perché sulla panchina adesso c'è Pesaola che è fortunato ed è argentino».
— Essendo nato a Buenos Aires...
«Il Petisso è molto più furbo degli italiani, che vogliono giocare bene anche se siamo deboli».
— E Pesaola?
«Pesaola è un pratico, se ne infischia dello spettacolo, pensa alla classifica più che alla platea. Ferlaino è stato astuto a scegliere un tecnico non italiano».
— Vinicio era nato in Brasile...
«Ma Vinicio, pur avendo tante qualità è un ingenuo e pensava di cambiare il football con il trucchetto del fuorigioco».
— Dai l'impressione di non, credere nei tecnici della nuova generazione.
«Non ho fiducia in chi sostiene cose assurde. Parlare di cambiare il modulo di gioco, è ridicolo».
— Perché?
«Perché questa gente sostiene: siccome giochiamo male, dobbiamo cominciare a giocar bene».
— Ebbene?
«Si dimenticano che giochiamo male perché siamo deboli. Ed essendo deboli dobbiamo continuare a difenderci. Con l'astuzia italica abbiamo vinto qualcosa, andando allo sbaraglio perderemo tutto».
— Sei sempre dell'avviso che siamo deboli per via della razza? Ci hai definiti un popolo di abatini.
«E in futuro sarà ancora peggio, perché il vivaio si è ormai depauperato. Ormai non giocano più al calcio né i borghesi né i piccoli borghesi. Giocano al calcio solo i contadini, abbiamo una serie di giocatori dismorfici, ossia gente che non rientra in nessun paradigma ormonico».
- Fai qualche esempio.
«O sembrano perfetti ma hanno la faccia del vigliacco come appunto Paolino Pulici...».
- Oppure...
«Oppure sono come il ciociaro Graziani, che non ha la faccia del vigliacco, ma non sa giocare».
- Visto che stai vivisezionando il Torino, credi che Pecci sia un fuoriclasse?
«Per carità, è un tracagnotto piccolo come Ciaikowski, ma non ha l'uranio del cecoslovacco. Pecci non è né virile né agile e ha i piedi da clown».
- Bearzot ha lanciato Patrizio Sala in Nazionale, tu che ne pensi?
«Patrizio Sala è bravo ma modestissimo. Non è certo un fenomeno, ha solo il nerbo del lombardo. Nel Torino in pratica fa l'ala destra e permette al suo omonimo di vagare. Dall'ala destra fa i cross che sono belli per lui ma non sono affatto belli per la difesa del Torino».
- E così...
«Si continua a dire che il Torino non ha lo spirito extra-moenia, mentre invece non sa difendersi. Il suo centro-campo si sacrifica solo per l'attacco».
- E per queste ragioni...
«Io non credo troppo nel Torino anche se logicamente sarà la squadra da battere per via dello scudetto».
- Si può fare un paragone con il Torino di Radice e quello di Mazzola?
«Il Torino di Mazzola era uscito da un inganno iniziale orchestrato da Pozzo e da Novo. Questo potrà aprire un ciclo solo se Pianelli comprerà qualche altro giocatore e qualche giovane migliorerà».
- Ma sarà possibile?
«Sicuramente era più facile ai tempi di Novo e di Pozzo, i quali approfittavano dell'ingenuità dei milanesi che, come tutti sanno, sono i più scemi d'Italia».
— Dici sul serio?
«Certo, ma dico pure che sono anche i più bravi. E se i più bravi sono anche i più scemi immagina che razza di paese è mai il nostro».
— Ma allora credi o non credi nell'Inter?
«Mi sforzo di credere nell'Inter anche per salvare il nostro mestiere».
— In che senso?
«Se continuiamo a scrivere che il football è una merda tu sei il sacerdote di quel tempio nel quale devi svolgere il tuo ufficio».
— Ma davvero sei così pessimista su Anastasi?
«Sì, perché ridotto come è adesso, appena gli sfiorano il fegato si corica in terra e piange, allora si scarica, ma non combina più niente».
— Hai spiegato la cessione di Anastasi con la furbizia di Boniperti, ma come spieghi quella di Capello?
«Amico mio, anche Capello è finito come Anastasi e l'ha ampiamente dimostrato. Intendiamoci Capello è già stato un fenomeno di furberia per arrivare dove è arrivato».
— E perché?
«Perché è un brevilineo di alta statura, che è la cosa più sgraziata di questo mondo. O si è il fenomeno John Charles o si è Piertirate-indrè».
— Capello...
«Ha sempre giocato una partita su quattro. E noi, per carità di patria, ci siamo sempre ricordati della partita fatta bene dimenticando le tre fatte male».
— La Juventus ha indovinato a dare via pure lui?
«Si, però devo dire che non ho nemmeno ben capito a quali criteri abbia ottemperato il mio amico Bonìperti nel fare la squadra».
— Ti lascia dubbioso anche l'allenatore?
«No, Trapattoni è un tecnico in gamba e non ha nemmeno bisogno di raccontar balle come deve fare a volte il mio amico Luisin Radice, e questo per Trapattoni è un segno di valore».
— Cosa rimproveri allora a Boniperti?
«Di non aver selezionato il centrocampo e per sua fortuna non è riuscito ad avere Antognoni».
— La Fiat era disposta a spendere due miliardi...
«Ma la gente non ha ancora capito che Antognoni non è un centrocampista».
— Cos'è per te il bell'Antonio della Fiorentina?
«E' un centravanti arretrato. Fa lo scatto e poi rincorre la palla. Il centrocampista, la palla la deve dar via subito. Antognoni invece scatta e poi quando arriva al tiro, è ormai stanco e il tiro risulta dunque debole oppure passa la palla al compagno quando questi ormai è marcato».
— E della Fiorentina cosa pensi?
«Che è l'eterna signorinetta, comunque ha fatto bene Mazzone a prendere un vecchio ruminatore come Gola soffiandolo alle milanesi che per il centrocampo continuano a ricorrere ai soliti fighetti».
— A proposito di Rivera, cosa pensi del Milan?
«Il Milan di Marchioro giocherà un calcio danzante andranno a bailar football ed è un football che può dare anche risultati, come ai tempi di Liedholm».
— Però il Milan perse lo scudetto?
«Perché l'impegno podistico non deve mai diventare eccessivo. Allora si disse che Altafini era tornato dal Brasile a raccogliere i frutti dei compagni mentre invece José era tornato per dividere i debiti».
— Se non fosse tornato...
«Viani se la sarebbe cavata magnificamente con Ferrano che in area di rigore era insidiosissimo, mentre questo Calloni di Marchioro non ha certo l'agilità del Ciapina».
— Secondo te, perché dopo anni di rifiuti e di polemiche con te Rivera ha accettato il numero 7?
«Perché tanto non farà l'ala pura. Controllato stretto da un terzino non beccherebbe palla».
— E così?
«Può anche trovar posto in squadra. Perché la sua bravura tecnica è superiore a quella degli altri e il suo dinamismo non è troppo inferiore visto che in questo Milan non corrono nemmeno i suoi compagni».
— Qualcuno ti accusa di aver cambiato bandiera, di essere diventato un riveriano, ti hanno pure immortalato a tavola con lui.
«Duina mi ha detto che Rivera è un idealista perché ha giocato tanti anni e non ha una lira. Duina non è né cretino né incolto, ma ha una cultura amministrativa, cioè bocconiana non umanistica. La verità è che Rivera non ha una lira non perché non ne ha guadagnate ma perché ne ha spese troppe».
— Investimenti sbagliati, amori costosi...
«All'epoca della sua guerra a Buticchi, aveva detto all'avvocato Ledda perché me lo riferisse, che avendo troppo investito nel calcio (17 anni) non poteva uscire in quella maniera, doveva monetizzare».
— E allora?
«Si mise a recitare la parte della primadonna offesa con l'impresario che la contesta e allora chiede all'amante di comprargli il teatro. Ma se la primadonna non ha più voce, nel teatro può andare solo a fare le pippe».
— La commedia Rivera...
«Purtroppo è un dramma ed è stato causato dalla sua mentalità che ricorda quella della contessa Castiglioni. Ma almeno lei, per non invecchiare, si chiuse in una stanza a leggere libri di preghiere o pornografici in. attesa della morte. Rivera invece ha voluto tornare in scena convinto di avere sempre l'affetto dei tifosi».
— Mentre invece...
«Dovrà convincersi a sue spese che i tifosi non lo amano più. Ossia non hanno più l'affetto per lui ma per il ricordo di lui, come avvenne a suo tempo per Meazza quando passò dall'Inter al Milan. E i tifosi intelligenti del Milan ne furono ben felici, visto che Meazza litigava sempre anche con Gioanin, Ferrari. Macché amici, non lo sono mai stati, si sono sempre odiati».
— Perdendo Rocco il calcio italiano cosa ha perso?
«Io ho perso un amico, anche se ormai non lo frequentavo più per non metterlo in difficoltà nei confronti di Rivera. Ma ormai Rocco era plagiato da Rivera. Non, era più lui, anzi pure a Firenze era andato con i ricordi riveriani e milanisti, doveva fallire, per forza».
— Che ne pensi delle squadre romane?
«Non ne penso niente le ignoro semplicemente».
— E delle genovesi?
«Io amo il Genoa, lo sanno tutti».
— Qual è il tuo giudizio su Lolli Ghetti?
«Non Io capisco, però come tifoso del Genoa non posso avere in simpatia la Sampdoria».
— E il Bologna?
«Ho fiducia nel Bologna, anche perché ho fiducia in Giagnoni. E' un uomo intelligente non gli ho mai sentito dire stronzate. I bolognesi poi sono intenditori di calcio, Giagnoni trova un loggione preparato che può aiutarlo a far bene. La platea è importante anche nel calcio e gli emiliani come razza sono tra i migliori degli italiani».
— Pensi che durante il campionato si tornerà a discutere di modulo?
«Per fortuna sono stupidaggini che si sentono solo d'estate. Sia chiaro che a me non sta bene nemmeno il modulo dell'Olanda e sono stato l'unico a prevedere che avrebbero perso i mondiali di Monaco. Perché quello è il modulo della cicala».
—Eppoi...
«Quando al posto di Neeskens sì ha Benetti, sarebbe assurdo imitare la squadra di Cruijff».
— Quindi noi italiani...
«Checché ne pensi Bearzot siamo destinati a giocare sempre all'italiana».
GIANNI BRERA   ottobre 1976
spassosissimo esame del campionato '76/77 che inizia da parte del mitico Gianni Brera...
Ormai è diventata una tradizione: ad ogni inizio di campionato il popolare «Gibigianna» fa le carte alle squadre-protagoniste. Così quest'anno: buone chances per il Bologna di Gustavo Giagnoni; difficile il replay del Torino di «Luisin» Radice; la Juventus senza centrocampo è un rebus e il Milan di Rivera (col sette sulla schiena) è troppo ballerino per essere sincero. Come dire...
Brera '76: Inter e Napoli,
due per un primato
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«...Si dimentica che giochiamo male perché siamo deboli. Ed essendo deboli dobbiamo continuare a difenderci. Con l'astuzia italica abbiamo vinto qualcosa, andando allo sbaraglio perderemo tutto...»
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