GENESI DI UN MITO
Johan Cruijff (non ‘Cruiyff’ come riportato nel titolo ufficiale del film) nasce ad Amsterdam il 25 Aprile
1947, figlio di un fruttivendolo e di una casalinga. I primi calci al pallone non li tira sui campi di gioco,
ma per le strade della capitale olandese, imparando lì i primi dribbling, i primi stop, segnando i suoi
primi gol. A 10 anni entra a far parte delle giovanili dell’Ajax, dove segna caterve di gol mostrando
un talento fuori dal comune. Sette anni più tardi, nel 1964, è pronto per debuttare da professionista in
prima squadra, realizzando il suo primo gol all’esordio in campionato. Quando il buon giorno si vede
dal mattino…
L’anno ‘zero’ del mito di Johan Cruijff è il 1965: l’Ajax si trova in una preoccupante situazione di
classifica e l’allora allenatore dei lanceri, l’inglese Vic Buckingham, viene esonerato. L’incarico è
affidato a Rinus Michels, trentottenne ex centravanti dell’Ajax e della Nazionale olandese, futuro
padre di quel ‘calcio totale’ che oltre a portare l’Ajax alla ribalta internazionale, consentirà a Cruijff di
esprimere tutte quelle straordinarie qualità che lo consegneranno alla leggenda della storia del calcio.

Al suo arrivo Michels rivoluziona la squadra, proponendo un modo totalmente nuovo di interpretare
il calcio e introducendo i metodi di lavoro necessari a prepararvi atleticamente i calciatori. La
tradizionale "divisione del lavoro" e dei compiti tattici tra difensori, centrocampisti ed attaccanti viene
superata in una concezione in cui tutti giocatori partecipano (ognuno con il suo compito e le sue zone
di competenza) sia alla parte offensiva che a quella difensiva del gioco, scambiandosi spesso di
posizione e alternando  un elegante e organizzato possesso di palla ora a rapide verticalizzazioni
quasi sempre finalizzate in gol.
Il periodo raccontato da Ciotti è il
biennio  1972-74, momento di
massimo splendore del mito di
Cruijff, che lo porterà ad aggiudicarsi
due dei tre Palloni d’oro vinti in
carriera (1971, 1973, 1975). L’Ajax è
allenata dal rumeno Stefan Kovacs e i
lanceri, conquistata ogni tipo di
competizione nazionale, si affacciano
alla ribalta delle platee internazionali:
per questo, un breve accenno…  
all’antefatto della storia.
Quando Ciotti
raccontava il
Profeta
Un metodo di gioco che presuppone elevatissime doti, sia tecniche che atletiche dei calciatori: per
questo Michels dirige allenamenti durissimi sia nella parte tattica che in quella fisica. Per poter
coprire il campo nel modo richiesto dal ‘sergente di ferro’ olandese sono necessari gambe, polmoni
e testa sempre lucida: per ottenerli ci si allena duramente tutti i giorni. Non c’è più una separazione
tra difesa, centrocampo ed attacco: la linea difensiva è tenuta sempre molto alta, così da mantenere
la squadra compatta e consentire ai giocatori di trovarsi spesso in superiorità numerica rispetto agli
avversari, avendo così sempre in mano la conduzione del gioco. Lo sviluppo delle situazioni difensive
è altrettanto corale: tutti i dieci giocatori di movimento sono coinvolti nell’azione di difesa o marcando
un uomo direttamente, o esercitando un forsennato pressing sui portatori di palla, o comunque
modificando la propria posizione così da mantenere la disposizione della squadra sempre uniforme.
La squadra si muove come un blocco unico. La vittoria non viene più ricercata tramite isolati
virtuosismi dei seppur straordinari solisti a disposizione di Michels, ma tramite un costante dominio
tattico ed atletico dell’avversario, in ogni momento della partita, in ogni angolo del campo da gioco.

Nasce così quell’Ajax che in otto anni sarà capace di vincere sei scudetti, quattro coppe d’Olanda, tre
Coppe dei Campioni (disputando quattro finali) e una Coppa Intercontinentale, ma che soprattutto 
diffonderà il verbo di una nuova interpretazione del gioco del calcio: l’Ajax del calcio totale di
Michels, dei terzini Krol e Suurbier, di Neskeens, delle velocissime e tecniche ali Rep e Keizer, ma
soprattutto l’Ajax di Johann Cruijff, che di quel ‘calcio totale’ è passato alla storia come ‘il profeta’.

Se Michels, prima alla guida dell’Ajax e poi della nazionale olandese, è stato il teorico, il filosofo del
calcio totale, Johan Cruijff ne è stato indubbiamente l’interprete perfetto. Una delle principali
caratteristiche del calcio totale era infatti proprio questa: richiedere ai suoi interpreti una totale
dedizione tattica e atletica, riuscendo però a non soffocarne le doti individuali, ma al contrario
esaltandole. Non a caso molti dei più grandi calciatori della storia del calcio olandese nacquero da
quell’Ajax: da Krol a Neskeens, da Haan a Keizer fino alla vetta più alta, al mito di Johan Cruijff.
A differenza di molti campioni della storia del calcio, Cruijff non presentava le doti tipiche di un
attaccante, o quelle di un centrocampista o di un difensore. Il suo stile era per così dire composto
dall’unione di tutte e tre: avendo interpretato nella prima metà della carriera il ruolo del cosiddetto
‘centravanti di manovra’, Cruijff era dotato di uno scatto fulminante, di un’abilità nel dribbling fuori
dal comune, di un tiro tanto potente quanto preciso. Allo stesso tempo però la sua visione di gioco
era quella dei grandi registi (ruolo che ricoprì nella seconda parte di carriera), accompagnata da una
straordinaria capacità di, quel gioco, leggerlo in anticipo, così da poter svolgere in maniera eccellente
anche i compiti difensivi e di impostazione.

Il tutto era reso unico dall’unione di un’eleganza fuori dal comune, di capacità atletiche eccezionali
(nonostante quei piedi ‘piatti’ che gli valsero il soprannome di “Papero d’oro”) e di una ‘razionalità’
che gli consentiva di risolvere le diverse situazioni di gioco trovando sempre soluzioni imprevedibili.
Un giocatore davvero ‘totale’, capace di trovarsi al centro di ogni manovra e al tempo stesso di
segnare 204 gol in 276 partite con la maglia dell’Ajax e 33 gol in 48 presenze con quella arancione
della nazionale olandese, Cruijff, eguagliato nella storia del calcio solo da Michel Platini e Marco
Van Basten, in carriera si aggiudicò ben 3 Palloni d’oro (1971,1973,1975), vincendo con le maglie
dell’Ajax e del Barcellona 10 scudetti (9 in Olanda, 1 in Spagna), 3 Coppe dei Campioni e una Coppa
Intercontinentale.
IL FILM
L’elemento forte del film non è di certo la parte storico-biografica: apparte alcune sequenza iniziali in
cui la voce di Ciotti ricostruisce rapidamente l’infanzia del “piccolo Giovannino” (Ciotti dixit), Il profeta
del gol non vuole essere né una ricostruzione biografica, né un resoconto storico o tantomeno
statistico. Quello di Ciotti è piuttosto un racconto, nello stile di quelli con cui un padre descrive al
figlio i suoi ‘campioni di gioventù’. Un racconto appassionato, fatto dell’amore si per il calcio, ma
soprattutto per quella magia e quel fascino che le sue storie e i suoi personaggi portano con sè e che
Sandro Ciotti ha sempre saputo raccontare con tanta intelligenza ed ironia.
Si raccontano alcune partite chiave della carriera di Cruijff (la finale di Coppa dei Campioni del 1971
contro l’Inter di Herrera, Facchetti e Mazzola; le sfide tra l’Olanda e la nostra Nazionale; la finale
della Coppa del Mondo 1974 tra i tulipani e la Germania Ovest di Breitner e Muller) utilizzando
bellissime riprese sia delle azioni gioco che del tifo sugli spalti, tante interviste ai più illustri
rappresentanti del nostro calcio di fine anni 70 (da Rivera a Mazzola, da Valcareggi a Bulgarelli,
Chinaglia, De Sisti, Ciccio Cordova, e altri).
Ma il racconto è quasi destoricizzato. Ogni partita è raccontata nella sua unicità, nel suo essere un
momento irripetibile e pieno di attimi da raccontare: e nell’elemento del racconto, nello stile, nel
gusto con cui questi momenti vengono raccontati sta la bellezza del film di Ciotti. Le immagini delle
azioni di Cruijff analizzate spesso con moviole e fermo immagine, sono accompagnate dalle musiche
originali di ispirazione jazzistica del grande Bruno Martino: imperdibili le sequenze in cui proprio
una colonna sonora stile “Motown” ed un montaggio ritmato, originale ed ironico trasforma le
riprese del “cigno” e compagni all’arrivo al campo di allenamento, in una sigla simile a quelle dei
telefilm polizieschi anni 70 in stile Stursky & Hutch.

Il racconto della figura di Cruijff consegnatoci da Ciotti è a tratti, come detto, destoricizzato,
deconte- stualizzato, ma al contempo condotto con la grande ironia ed emotività con cui Ciotti
contraddistingueva ogni suo articolo, ogni suo servizio. Alla sua voce roca e al suo linguaggio
sempre a metà tra cronaca e poesia (padrino di Ciotti fu nientemeno che il grande poeta romano
Trilussa, grande amico di Gino Ciotti, padre di Sandro e giornalista de Il Settebello) si alterna il
racconto in prima persona dello stesso Cruijff, davvero a suo agio davanti alla macchina da presa e
aiutato dal suggestivo doppiaggio del mitico Ferruccio Amendola.

Ciotti lo filma, oltre che nelle tante e bellissime riprese delle sequenze di gioco, durante gli
intensissimi allenamenti nel Vondelpark di Amsterdam, in un tenero e pittoresco quadretto familiare
con prole e consorte, nel salotto della casa di Barcellona (dove si trasferirà a giocare nel ’73). In
questo modo il ritratto di Cruijff si costruisce gradualmente, in modo equilibrato, riuscendo così,
altrettanto gradualmente, a raggiungere una credibilità ed un'autenticità che risultano essere
l'elemento chiave del film.
Di certo, in questo il “personaggio” Cruijff aiuta moltissimo: campione straordinario in campo,
ragazzo equilibrato e semplice nel privato, contraddice il classico binomio “genio e sregolatezza”,
sembrando riuscire perfettamente a scindere il primo dalla seconda.
Tutte di Ciotti invece sono la sensibilità e l’intelligenza nel trovare la chiave giusta per raccontarlo,
riuscendo tanto a descriverne il funambolico gesto tecnico con belle, acute e minuziose analisi alla
moviola, quanto a raccontarne la quotidianità con le testimonianze dei suoi avversari (Oriali, diretto e
malcapitato marcatore di Cruijff nella Finale di Coppa Campioni del 1971, Mazzola, Rivera e Pierino
Prati) o semplicemente di suoi celebri colleghi-ammiratori (da Valcareggi a Chinaglia, da Bulgarelli a
Picchio De Sisti).

Il profeta del gol, anticipando tra l’altro la formula narrativa di Sfide (il programma tv in onda sulla
Rai dal 1999), è un ritratto bello, coinvolgente, efficace nel disegnare la figura di Cruijff, riuscendo ad
accostare quellautenticità e quella credibilità di cui abbiamo parlato, ad elementi più specificatamente
narrativi tanto "semplici" quanto raffinati ed efficaci - dalleloquio fluido e straordinariamente
comunicativo di Ciotti (che sa  tanto di domeniche pomeriggio passate con la radiolina all’orecchio, di
quegli “scusa Ameri, scusa Ameri” e di Tutto il calcio minuto per minuto!), alle belle composizioni
originali di Bruno Martino, che a cavallo tra il jazz e la grande tradizione dei compositori italiani ‘di
cinema’ alla Trovajoli e alla Piccioni, ne costruiscono la colonna sonora.

Testo di Luca Santarelli
Titolo Il Profeta del Gol
Regia Sandro Ciotti
Durata 110'
Paese Italia
Anno 1976
Musiche Bruno Martino
Montaggio Giorgio Pelliccia
Cast Johan Cruijff, Giacinto Facchetti, Sandro Mazzola, Gianni Rivera, Francesco Rocca, Franco Cordova, Antonio Juliano
La Scheda del Film
Storie di Calcio  • email info@storiedicalcio.it
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