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ENZO BEARZOT, L'EREDE DEL GRANDE VITTORIO POZZO
LA SCHEDA IN BREVE
Enzo Bearzot (Aiello del Friuli, 26 settembre 1927)
Dopo aver iniziato a giocare come mediano-difensore nella squadra del paese natale, nel 1946 si trasferì alla Pro Gorizia, in serie B, per poi passare in serie A nell'Inter, nel Catania e nel Torino ; il massimo risultato della sua carriera da calciatore fu una convocazione in Nazionale. In totale ha disputato 251 partite nella massima serie.
Al termine della sua carriera, nel 1964, iniziò l'apprendistato tecnico sulla panchina del Torino come assistente del grande Nereo Rocco, poi di Fabbri e, successivamente, su quella del Prato (in serie C).
Entrò ben presto nei quadri federali, inizialmente come allenatore delle giovanili (under 23 all'epoca) ma ben presto venne promosso ad assistente di Valcareggi nella Nazionale maggiore e quindi a vice del suo successore, Fulvio Bernardini. Nel 1975, dopo i mondiali di Germania del 1974, fu nominato commissario tecnico assieme a Bernardini (col quale condivise la panchina fino al 1977), fallendo le qualificazioni all'Europeo del 1976.
I primi e importanti frutti del suo lavoro iniziarono a vedersi ai mondiali del 1978, terminati al quarto posto esprimendo il miglior gioco della manifestazione (alcuni la definirono una bella incompiuta), e nell'Europeo casalingo del 1980, nel quale raggiunse la medesima posizione.
Ma il miracolo avvenne in Spagna nel 1982: nonostante una critica feroce da parte dei giornalisti (che lo portò a introdurre la novità del silenzio stampa), causata anche dai modesti risultati nella prima fase e da alcune scelte controverse, riuscì a portare la Nazionale sul tetto del mondo, grazie anche a una preparazione morale, basata sulla forza del gruppo, oltre che tecnica.
Dopo il Mondiale vinto, non riuscì a qualificarsi all'Europeo del 1984, dimettendosi infine dopo il deludente Mondiale del 1986: il Vecjo, soprannome con il quale era ormai famoso, non si riconosceva più in quel calcio in cui il denaro stava diventando l'elemento più importante.
Detiene il record di panchine azzurre: 105, davanti alle 95 di Vittorio Pozzo.
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«Il calcio pare esser diventato una scienza, anche se non sempre esatta. Tuttavia, per me, si tratta prima di tutto e soprattutto di un gioco.»