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ENZO BEARZOT settembre 1984
Un Bearzot a dir poco profetico fa il punto sulla Nazionale a due anni dall'avventura messicana, sui nuovi stranieri e sul suo futuro...
MILANO. Quante cose in poche ore, povero C.T. Bearzot: una Nazionale da rifar decollare, una Svezia da affrontare, un nipotino maschio da accogliere, un compleanno (il cinquantasettesimo) da dribblare. Un vero e proprio settembre azzurro-shocking per nonno Enzo. Azzurro come la divisa, azzurro come il fiocco che sua figlia Cinzia gli ha confezionato. Parlare, ragionare di calcio lo angoscia e lo distrae: ma, in fondo, gli fa bene ritrovarsi nella «matrioska» delle sue due grandi famiglie (quella acquisita, più grande ed ingombrante, e quella «naturale» più piccola ed intima). Può darsi che gli sia persino utile affrontare gioie e preoccupazioni tutte in una volta: anche perché — a pensarci bene — non ha mai fatto troppe distinzioni fra le une e le altre (se è vero — come ha sempre detto — che il momento di maggior inquietudine che ha mai vissuto è stato proprio quello immediatamente successivo alla conquista del titolo mondiale). «Adesso cominciano i guai», ebbe a predire con la coppa ancora in mano: e anche quella volta, Bearzot, dimostrò di avere ragione.
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Enzo Bearzot
"Vado in Messico e poi lascio"

STIMOLI. Si ricomincia dunque a San Siro, in un «teatro» classico e per giunta ampiamente restaurato dalle rinnovate ambizioni dei suoi inquilini tradizionali.
«È una cornice — assicura il C.T. — che nobiliterebbe qualsiasi amichevole. E noi, come si sa, siamo alla ricerca di tutte le "motivazioni" utili che possano favorire il nostro impegno e la nostra voglia di far bene. Mancando i due punti in palio, sarà la competenza di una grande platea ad aiutarci a costruire i nostri obbiettivi».
— Perché la Svezia?
«Perché è una nazionale collocata su una fascia di valore abbastanza interessante. Una nazionale che si sta ricostruendo in silenzio e che, dopo anni molto bui, sta toccando con mano risultati concreti. In Spagna non c'era ma già agli "Europei" ha sfiorato la qualificazione.
Una volta la nazionale svedese era primaria fornitrice di molti campionati altrui ed ora mi sembra che il vivaio si sia ripopolato e stia tornando ad offrire talenti a destra e a manca, irrobustendo moltissimi club europei. Sarà dunque un avversario di rango che, unitamente agli stimoli che verranno dal "loggione", dovrebbe consentirci di superare i nostri eventuali problemi fisici (dettati dall'acerbità della stagione) e psicologici (dettati dalle due partite di campionato che "circondano" così da vicino l'incontro azzurro)».
— Che anno sarà, questo 85 che — calcisticamente — sta ormai per cominciare? Un anno di assestamento oppure ancora uno di navigazione in mare aperto?
«Sarà — risponde Bearzot — l'ultimo anno utile per tentare qualche timido esperimento: dopodiché — come si dice — "chi è fuori è fuori e chi è dentro è dentro". Chi sta per "esplodere" si decida a farlo, chi sa di avere del talento lo tiri fuori perché dal prossimo giugno sarebbe ormai troppo tardi.
La stagione azzurra che inizia è, in qualche modo, simile al mio '77: per certi versi di ricostruzione, ma — per altri — solo di rifinitura. Il "gruppo" si sta chiudendo e io vorrei tanto che non mi venissero a mancare, proprio ora, quei veterani sui quali faccio affidamento per costruire "l'ambiente", per dare una continuità fra una generazione e l'altra, fra un mondiale e l'altro. In questo caso, purtroppo, dipende soprattutto dalla loro condizione fisica: dovranno stringere i denti ancora per un po', in modo da portare per mano i più giovani verso i Mondiali dell'86 e per mettere questi in condizione di diventare la nuova base. I Mondiali del Messico, per noi, saranno doppiamente impegnativi: perché saranno tappa e traguardo assieme. Traguardo di un titolo da difendere e tappa verso un mondiale "in casa" che saremo tenuti ad onorare».
CHIUSURA. Bearzot, a questo punto del suo «discorso di apertura dell'anno scolastico», ci fa una confidenza quasi esplosiva: sicuramente inedita. «Se devo dire la verità, io considero l'86 come un possibile momento "di chiusura", sicuramente come un punto d'arrivo. Non mi sono mai posto il problema di guidare o meno la squadra anche nel '90: faccio molta fatica a vedere oltre il Messico. Se proprio dovessi esprimere un desiderio personale, quasi egoistico, vorrei invece poter arrivare piuttosto alle Olimpiadi di Seul. Quella di Los Angeles, seppur... senile, è stata per me un'esperienza indimenticabile, alla quale ho il rammarico di non aver potuto aggiungere anche qualcosa di più concreto sul piano della soddisfazione sportiva. Che cosa mi ha lasciato?
Moltissimo, ripeto,per completare il bagaglio delle mie conoscenze umane e anche qualcosa di utile per quanto riguarda il ciclo azzurro. Perché, in questo mondo, tutto è utile: sia il buono che il cattivo».
TALENTI. Ma le Olimpiadi (per fortuna, viene da dire, visto quello che è successo) appartengono ormai al recente passato. Il presente propone invece il famosissimo «campionato più bello del mondo». Che cosa chiede Enzo Bearzot, allenatore della Nazionale (e, dunque, dal suo punto di vista), a questa stagione che è appena iniziata? Che cosa gli può far paura? Che cosa può dargli una mano?
«Dicono tutti che le mie squadre rendono di più quanto più io... sono arrabbiato. Ebbene direi che, in questo senso, abbiamo cominciato benissimo. Il campionato è appena partito che già mi hanno attribuito pensieri quasi dissacranti, facendomi passare come un provocatore o un agitatore.
In Italia si può parlare male di tutti... Ma non degli stranieri. E, a me, per la verità, sembra di aver espresso solo concetti sani e semplici, dettati dal buon senso, dell'esperienza e... dalla storia del nostro calcio. Devo ripetermi per l'ennesima volta? Ebbene io spero solo che questa stagione in cui le attenzioni attorno a certi grandi campioni si sono fatte ancor più oppressive e morbose non crei danni ai giovani che stanno per sbocciare. Il rischio vero, signori, è uno solo: che un certo tipo di interesse unidirezionale finisca per spersonalizzare i nostri ragazzi di maggior talento e di maggior ambizione. Tutto qua. E un concetto sbagliato? È un concetto offensivo per qualcuno?
Io spero solo che i potenziali azzurri reagiscono nella maniera più giusta e che trovino caso mai, "anche" grazie a questa situazione, la possibilità di emergere e di arrivarmi pronti per l'uso fra le braccia. L'ho detto: dal Messico in poi i "giovani" verranno subito promossi "anziani".
Per questo mi servirà gente pronta ad assumersi ogni tipo di responsabilità: così come hanno fatto i loro magnifici predecessori».
LOTTA. Quello dell'86 sarà il quinto mondiale al quale Bearzot partecipa e il terzo in cui avrà la responsabilità della squadra. Anche per questo, forse, è andato proprio in Messico per trascorrere le sue vacanze portandosi appresso non solo la moglie e ma anche il fido Guido Vantaggiato. Ormai è quasi scontato che sarà Puebla la sede delle partite degli azzurri e le prove generali, diciamo le prove «in costume», verranno sostenute come si sa proprio alla fine del campionato che è appena iniziato con un tournée che servirà alla sgrossata e alla setacciata definitiva.
— Ti sei mai sorpreso — abbiamo chiesto al ct. — a domandarti se non avresti fatto meglio a comportarti come Hidalgo? Se, cioè, non avresti dovuto farti da parte dopo il Mondiale vinto in Spagna?
«Sì, ci ho pensato tante, tantissime volte, ma alla fine mi sono convinto di una cosa: che sarebbe stato più facile lasciare che continuare. E a me, lo sapete, piace vivere lottando, vivere pericolosamente».
VALORI. Buon viaggio, dunque, nonno Enzo. Ma un nonno, un commissario tecnico, ha ancora voglia di fare pronostici per il campionato?
«Perché no? I valori in campo li conosciamo tutti : io spero che sia un campionato equilibrato, in grado di fornirmi gente motivata e continuamente stimolata a far meglio, per vincere concorrenze esterne e interne. Chi lo vincerà? Non lo so: so solo che il mio desiderio di novità mi spingerebbe quasi quasi a indicare l'Inter. Il capocannoniere? Blocco straniero (Rummenigge, Platini, Maradona ed Elkjaer) contro blocco italiano (Altobelli, Rossi, Giordano): e in questo caso, mi consentirete di tifare "azzurro"».
