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IL 1979 della Nazionale è praticamente chiuso. Udine l'ha spedito in archivio a suon di fischi e non ha tutti i torti Enzo Bearzot quando li definisce ingenerosi: in fondo, alle amichevoli non ci ha creduto mai nessuno, e tantomeno le prendono in considerazione i calciatori chiamati a vestire l'azzurro, salvo non abbiano motivi personali per farlo; ad esempio, la conquista di un posto al sole.
E proprio questo è uno dei motivi che ha spinto il «Guerino» a suggerire al tecnico la creazione di una Nazionale «ombra»: per dare stimoli ai «panchinari» e sollecitare l'amor proprio dei titolari. Bearzot contesta ogni altra forma di critica al suo «clan» e al lavoro che sta svolgendo, ma certamente non si farà cogliere impreparato quando, in occasione degli «Europei», dovrà varare la Nazionale migliore possibile.
Come «scoprì» Rossi e Cabrini a Buenos Aires, così riuscirà — se ne avrà bisogno — a tirar fuori dalla manica gli assi vincenti per affrontare la competizione europea.
ENZO BEARZOT novembre 1979
Il buon Enzo prepara la stagione dell'europeo 1980, ignaro dello scandalo scommesse che si profilava all'orizzonte...
A Roma Ottanta - va precisato - non potremo accontentarci di ripetere la dignitosa figura di Baires '78: siamo i favoriti e dobbiamo onorare il pronostico. In questa intervista, Bearzot traccia le linee della sua politica futura piuttosto che fare il bilancio dell'attività passata. Si rende senza dubbio conto che l'esperienza accumulata in questi anni di gestione della Nazionale, se da una parte ha consolidato la sua posizione in seno al «Club Italia», dall'altra lo espone ad una nuova pressante richiesta: quella di una vittoria «storica». Gli applausi argentini fanno già parte del passato, come quelli che salutarono al Messico il nostro secondo posto. Di Valcareggi resta un Campionato d'Europa vinto a Roma '68. A Bearzot chiediamo il bis.
ENZO BEARZOT ci confida le sue pene, ancora avvolto da quella profonda tristezza che da sempre accompagna la sua «gestione» azzurra. Da uomo pieno di sincero entusiasmo, il nostro CT non ha mai digerito un certo atteggiamento provocatorio da parte della stampa e, soprattutto, ha patito in modo violento certe polemiche create soprattutto per scandalizzare. Bearzot, probabilmente, pensava di aver raggiunto una certa serenità con il quarto posto conquistato al «Mundial 78»: invece, con un incalzare sempre più violento, è stato sottoposto al tiro incrociato di una critica sempre insoddisfatta e pronta più a condannare che ad assolvere, con un atteggiamento «aprioristico» che il nostro CT definisce, giustamente, «ingiustificato sotto il profilo umano».
Il 1979 della Nazionale è stato atipico, nel senso che non ci sono stati momenti decisamente positivi o negativi. Piuttosto, è stato un anno di transizione (è questa la «formula» adottata anche da Bearzot per definire la stagione agonistica che si sta concludendo), che ha avuto, comunque, il merito di chiarire quale sarà l'atteggiamento tecnico ed estetico del CT in vista degli europei del 1980: quello, cioè, di ribadire la propria fiducia all'intelaiatura di base «nata» in Argentina.
L'accusa di immobilismo è la più frequente nei confronti di Bearzot, ma a ben vedere è almeno in parte priva di fondamento: dal «Mundial» ad oggi (e non sono passati degli anni!) Bearzot ha operato due fondamentali cambiamenti nella squadra del quarto posto mondiale: Collovati stopper al posto di Bellugi (che. comunque, continua a far parte della «rosa» dei titolari) ed Oriali al posto di Benetti. Senza dimenticare che i «doppioni» hanno avuto modo, e in più di una occasione, di mettersi in evidenza. Partendo dal presupposto di aver creato «una grande famiglia», Bearzot si oppone ferocemente alle proposte di cambiamento, dettate, molte volte, dall'exploit momentaneo di un singolo giocatore. Per esemplificare questo discorso, è utile ricordare lo scalpore che suscitarono i nomi di Bigon (uno degli artefici del bel campionato del Milan dello scorso anno, ma giocatore ormai alla fine della propria, positiva carriera) e di Damiani (proposto in «azzurro»... per i gol realizzati in Coppa Italia).
L'INTERVISTA. A questo punto, per meglio approfondire questi discorsi, lasciamo la parola ad Enzo Bearzot, il quale meglio di ogni altro può fare il punto sulla Nazionale che, tra nemmeno un anno, difenderà tra le mura amiche quel prestigio conquistato al «Mundial» dopo l'amarezza profonda di Monaco '74.
— Come è stato questo anno «azzurro», che si è virtualmente concluso con l'incontro Italia-Svizzera di Udine?
«A mio avviso è stato un anno importante. La squadra, in ogni occasione, ha dimostrato di mantenere lo stile di gioco e l'aggressività dimostrati in Argentina. Pur avendo cambiato un paio di uomini in ruoli determinanti, la squadra non è venuta a meno sul piano della continuità e dell'atteggiamento tecnico-tattico».
— Quali sono stati i momenti felici di questo 1979?
«Soprattutto in due partite l'Italia ha confermato, in pieno, tutto il proprio valore. Parlo, ovviamente, dell'incontro di Roma con l'Argentina, terminato 2-2 e che, con un po' di fortuna, poteva tranquillamente finire a nostro favore. Eppoi, come dimenticare la vittoria sull'Olanda per 3-0?».
— Fra tante gioie, qualche dolore...
«Vuoi dire la Jugoslavia... quando perdi stai sempre male... Purtroppo abbiamo affrontato l'incontro con gli slavi al termine della stagione agonistica, quando molta gente era ormai psicologicamente scaricata».
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Bearzot l'EUROPEO


- Parliamo di Bettega. Un tempo, si diceva, esistevano i padrini «fuori campo», quelli cioè (leggi Mazzola e Rivera) che «facevano» la Nazionale. Ora, si dice, esiste un altro tipo di padrino, quello «in campo». cioè il giocatore che tecnicamente è essenziale alla squadra. Senza Bettega, la Nazionale ha avuto degli scompensi contro la Svizzera. E anche Rossi ha ammesso che con Bettega si trova bene...
«Non facciamo questi discorsi! Nella squadra azzurra ci sono parecchi uomini determinanti: quando uno di questi viene a mancare si verificano degli inevitabili scompensi. Bettega fa parte dei giocatori di questa categoria, ma non è l'unico. Dispongo di giocatori in grado di parlare un interessante linguaggio collettivo: se uno di questi non gioca o gioca male viene a mancare qualcosa sul piano della manovra. Ma, nello stesso tempo, il giocatore determinante può avere un sostituto all'altezza.
Dimmi: Graziani ha forse mal sostituito Bettega? Il gioco di squadra è legato al gioco degli uomini che compongono la compagine-base, ma in questo contesto si possono inserire anche le alternative senza il pericolo di un rigetto. Bettega in campo ha una grossa personalità, è un giocatore importante, ma detesto chi vuole creare l'immagine di un Bettega che incide sulla Nazionale "esternamente".
Nella mia squadra non esiste il mito dell'uomo ccccc

potente, che governa tutte le cose, che arriva anche ad assumere un certo potere decisionale. La mia Nazionale è semplicemente una grande famiglia, dove non esistono e non esisteranno mai i padrini».
- Cabrini e Rossi, entrati in squadra nella prima partita del «Mundial», quella contro la Francia, hanno quasi definitivamente tolto dal «giro» Cuccureddu e Graziani, che erano i titolari fissi prima della partenza per Baires...
«Questo è un discorso delicato, che intendo analizzare seriamente. Innanzitutto il terzino sinistro titolare era Rocca, un difensore con particolari caratteristiche tecniche. Succede che Rocca si fa male, e in modo grave. Devo, quindi, cercare un sostituto in grado di garantirmi il suo gioco, la sua spinta lungo la fascia sinistra. Scelgo, quindi, Cabrini come terzino d'ala, riserva della Juventus ma titolare fisso dell'Under 21. La mia è stata una scelta dettata dalla logica e il "Mundial" mi ha dato pienamente ragione, visto che Cabrini è stato uno dei migliori in assoluto, non solo della mia squadra ma di tutta la manifestazione. A questo punto viene fuori il grottesco. Cosa fa certa stampa, visto il grande successo di Cabrini? Scrive che mi ha "obbligato" a schierare lo juventino! Io smentisco categoricamente certa gente. Pensa: se Cabrini avesse fallito la prova, certa stampa mi avrebbe messo alla gogna...
Odio profondamente questa forma di disonestà: nella vita bisogna essere onesti e intelligenti.
Capitolo Rossi. Ho inserito il centravanti nel momento giusto, senza "violentare" l'ambiente. Ho parlato con Graziani e lui, da ragazzo dotato di buon senso, ha capito la mia scelta. E, sottolineo, ho inserito Paolino senza subire pressioni da nessuno. Eppoi le "perle" di certa critica non si limitano a Cabrini e Rossi. Ricordi quando mi dicevano di togliere dalla squadra, prima del "Mundial", Causio, Scirea e Tardelli? Scrivevano che in Argentina un tipo come Causio si sarebbe trovato male, dato che c'era da combattere... Sono disposto a tirare fuori i giornali... Durante il "Mundial" tutti a dirmi bravo, finito il "Mundial" il merito è stato di altri: così va il mondo».
- La squadra si è rinnovata per due-undicesimi, sono cioè entrati come titolari fissi Collovati e Oriali...
«Eppoi dicono che sono un conservatore! Collovati e Oriali sono i titolari, ma fanno ancora parte della "rosa" elementi esperti come Bellugi e Benetti. Io ho un'idea base di una squadra: c'è un gruppo, formato da undici giocatori, che gioca e un altro gruppo, quello diciamo così delle riserve, che aiuta a creare l'ambiente della "grande famiglia". La serenità del secondo gruppo è fondamentale per la serenità del primo».
- In vista degli "Europei" hai intenzione di inserire dei volti nuovi?
«Certo, nel gruppo dei "veterani" troveranno spazio tre, quattro giovani. I "debuttanti", anche se non giocheranno, vivranno in prima persona un certo clima di tensione, che li renderà pronti - il giorno in cui saranno chiamati a sostituire i titolari - ad affrontare qualsiasi partita o manifestazione.
Chi sono quei tre, quattro giovani? Io sorveglio tutti quelli dell'Under 21. Per quanto riguarda i nomi è ancora presto...».