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Juventini e torinisti hanno fatto grandi le sue Nazionali
"Il Mondiale d'Argentina, sotto il profilo dell'unire i due gruppi di giocatori, è stato la cosa più bella che io abbia potuto fare"
Torino e Juventus: nella vita di Bearzot, uomo calciatore e commissario tecnico, sono i poli di una  passione mai sopita. Ha vissuto tanti derby da giocatore, in maglia granata, poi ha "amministrato" il derby all'interno del club Italia nella sua lunga carriera di ct.
"L'esperienza più bella, più importante, sotto questo profilo della gestione di uomini e di umori ricorda il Vecio è stato il '78, l'anno del mondiale argentino. Nove bianconeri e sei granata nel clan... ".
Però toccava alla Juventus andare in campo.
Enzo Bearzot non si ribella, e spiega.
 
"Il cuore e la ragione debbono convivere, e convivono benissimo quando si è onesti.
I giocatori che venivano dal club bianconero, ricordano ancora le mie battute da tifoso granata quando una  convocazione arrivava in imminenza di un derby.
Sapevano però che dietro le schermaglie, quando si doveva fare la squadra, i colori delle maglie non contavano più. In azzurro valevano il rendimento le qualità, la forma.
Anche l'affiatamento cementato giocando nel club. Sarebbe stato sciocco sprecarlo in Nazionale. Ma anche i granata hanno trovato posto, Graziani su tutti. Ed altri arrivavano da altri club, il Mondiale '82 l'abbiamo vinto con Oriali e Altobelli, Collovati e Bruno Conti, e Antognoni".

Sono stati gli Anni 70, quelli caratterizzati dal derby torinese giocato in azzurro. Il punto di maggior frizione, agli occhi di noi giornalisti presenti, pronti ad "annusare" gli umori dell'Hindu Club di Buenos Aires scelto come sede di ritiro per la nostra Nazionale.
La notte di tensione, a nostro parere di osservatori esterni (pure noi divisi in clan... ) fu quella di vigilia di Argentina-Italia. Far riposare il gruppo che era partito bene, e trapiantare in azzurro il blocco granata? Si disse che mandare in campo quelli che per gli osservatori di tutto il mondo erano "le riserve", sarebbe parso un cedimento davanti ai padroni di casa.
I quali, vincendo, non avrebbero lasciato la capitale. Quello che desideravano. Per questo per non sembrare arrendevoli e non far perdere il ritmo alla formazione tipo (e, diciamolo pure, per un garbato irrigidimento da parte del gruppo bianconero), giocò la squadra base.
Che, vincendo con un gol di Bettega, spedì l'Argentina in provincia. Fu quello il momento storico del derby Juventus-Torino in azzurro.
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Bearzot e Juve & Toro:
Quando il derby si giocava in azzurro
Bearzot lo ricorda con piacere.
"Erano gli anni in cui le due squadre dominavano il campionato. Scudetto granata nel '76, scudetto e Coppa Uefa bianconere l'anno dopo, quando la Juventus vinse a 51 punti contro i 50 del Torino.
Il Mondiale d'Argentina, sotto il profilo dell'unire i due gruppi di giocatori, è stato la cosa più bella che io abbia potuto fare. Garantisco che dietro i logici blocchi fra amici e compagni di squadra, il gruppo funzionava e non c'erano divisioni nette
".

Chi erano i più aperti al dialogo fra le parti?
"Parlare di parti non mi piace, ma è ovvio che c'erano i più estroversi. Faccio tre
nomi, Tardelli, Graziani e Pecci. Marco era un tornado, non per nulla è quello che ancora adesso mi telefona più sovente.
Pronto alla battuta, quanto teso all'avvicinarsi della gara. Ciccio Graziani, che ragazzo. Pronto sempre a tutto, fra campo e panchina, apertissimo nei discorsi, allegro, altruista. Eraldo il piedone, certamente, era il massimo sul piano dialettico. Pungente senza offendere, capace anche dell'autoironia
Ma non crediate che i silenziosi, da Zoff a Scirea, a Claudio Sala fossero dei musoni. Tutt'altro, forse apparivano chiusi nei rapporti esterni
".

Si raccontava all'Hindu Club che alla vigilia della partita con l'Argentina, saputo che Bearzot avrebbe ripresentato la squadra impostata sul blocco Juventus, Pecci chiamò gli altri granata: "Ragazzi, andiamo a farci una spaghettata, tanto non serviamo". E a Zaccarelli: "Tu no, sei già passato dall'altra parte".
Il Renato aveva sostituito Antognoni nell'intervallo della prima partita del Mondiale giocata a Mar del Plata 2 giugno '78, contro la Francia di un certo Platini. Gli azzurri erano sul pareggio (reti di Lacombe a Rossi) e Zac realizzò il gol della vittoria.
Una vittoria importantissima come rampa di lancio.
Ricorda Bearzot: "Zaccarelli ha dato in quel Mondiale un eccezionale contributo, sino al sacrificio con l'Olanda. Haan lo massacrò, lo spaccò in quattro con un intervento durissimo. Renato ha finito per pagare a lungo quella partita".

Vecio, restiamo al derby azzurro: la statistica ricorda che, prima come allenatore con Bernardini dg, quindi come ct, fece giocare 14 bianconeri e 11 granata.
Ci saranno state, inevitabilmente, frizioni fra i due gruppi e il suo carisma ha smussato ogni spigolo. Ma gli spigoli più acuti non sono stati quelli della rivalità fra Causio e Claudio Sala, con una sola maglia da difendere o da cercare di conquistare?
"Ammetto, è stata la situazione senz'altro più delicata. Molti giornalisti la paragonarono a quella, precedente, di Mazzola Rivera. Ma era ancora diversa, il bianconero e il granata avevano solo un ruolo da dividersi. Franco era del blocco, ma anche Claudio ha avuto i suoi spazi".
Lei, Bearzot, fu a Torino nella sede de La Stampa con i due giocatori. Ricorda?
"Certo che ricordo, eravamo tutti attorno a un tavolo, in un salone al piano terreno. C'era anche Giovanni Arpino che nostalgia della sua amicizia. Un momento importante. Non c'era guerra fra i due, ma fra i clan tifosi. Le parole serene di Causio e Claudio Sala svelenirono l'ambiente. Da quel momento non accadde più niente. C'era solo un fatto tecnico da discutere, e null'altro".
Bruno Perucca
La Stampa — 10 aprile 1993
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